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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STOlllCO-EGCLESlASTICA

DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORKI

SPECIAL lAI ENTE INTORNO

AI PBINCIPALI SANTI, BEATI, MABTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI

E più" celebri scrittori ecclesiastici, ai varii gradi della gerarchla

DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC,

COMPILAZIONE

DEL CAV.VLIERE G.lETxVNO MORONI ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VOL. LXM. IN VENEZIA

DALLA r l P O O R A F I A EMILIANA MDCCCLI V.

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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

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OIDONE, SI DONI A 0 SAIDE. Sede vescovile della Fenicia maiillima nel pa- triarcato irAiiliocliia in Sirin, Ira Tiro e Berito, cillìi anlichissima e celebre, sog- getta alla Turchia e suo pascialatico col nome di Saide o Seide, che occupa il silo della vetusta Sidonia, in una pianura di ciica una lega d'eslensione.ed oltre la qua- le s'iiinal7ano montagne scoscese e incolte; Rssisa sul fianco settentrionale d'uo'emi- nenza , stendesi lungo il Mediterraneo. Buona vi è l'aria, ed i giardini ed i ver- rieri che la circondano, le danno da lun- gi grwdevole aspttlo. Dalla parte di terra ha mi alto muro; la difende a mezzodì e la domina un'alta torre incapace di re- sistenza, la cui co«ti ii7Ìoi)e si :ittril)uisce a s. Luit^i I.\. L'nnlico e ma^nilko porto formato da grandi inoli è inleramonledi strutto, nttribuendosi a Fakhreddin emir de'drusi la delìnitiva sua rovina, per im- pedire III gransignore di mandai vi forze marittime destinate a soggiogarlo; il por- lo attuale è piccolo e quasi colmo ili are- na. Il rovinoso castello circondato d'ac qua, che comunica colla ciltii per stret-

tissimo ponte, si vuole eretto da tale emi- ro. Quantunque Saide sia decaduta, pre- sentemente fa ancora un commercio as- sai importante, essendo considerata come il porto di Damasco. La maggior partedel- lecase hanno giardini, e ne'contorni prin- cipalmente coltivasi il gelso. La città va soggetta a frequenti terremoti orribili, ed a pesti spaveutose,e quella del i "20 la co- municò un bastimento a Marsiglia che ne restò desolata : il terremoto che pali nei I "85 fece perire molla gente e fu segui- lo da peste che quasi rese deserta la cit- tà. Sidone die i natali al famoso Zeno- ne, filosofo epicureo. Fu Sidone per lun- go tempo la metropoli della Fenicia, lin- cile venne n disputarle tal ilignilà Tiro fatta più potente. Mosi' allerina cliefn fib- bricala ila Sidun figlia mag^iore di Ca- naan padre e capo di tulli i fenicit e noto da Noè: afferma (»ioselfo nelle Antichità gin(l4ìichc, cht: Sidone fu la 1 .' Città ('''.) costriittn nel mondo. Il 'ferzi nella Si- ria sncra,c\ìe ciò 1 iporta, riferisce di più, che il suo nome Eustatio lo fa detivare da Sida figliuola di Belo che regnò in Ba-

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bilonin ; olti'i nttribuiscono il suo fiome all'abhoiuliinza de'pesci de'suoi li(li,in lin- gua fenicia tltlli Sidon. Dice Giosuè clic la cillìi di Sidone era già ricca e posscule allorché cnlraroiio nel paese di Canaan gì' isiaelili j e la Scrittura le sovente il nome di grande: osserva s. Girelauio clie toccò in parte alla tribù d'Aser, e la chiama termine aquilonare de' cananei. ]\elioi5 avanti l'eia nostra di[)endeva già da Tiro, poiché Salomone pregò Iram re di Tiro d'ordinare a'sidonii di tagliar sul Monte Libano le legna di cui abbiso- gnava pel tempio di Gerusalemme che vo- leva edificare. Scossero i sidouii il giogo di Tiro 7?.o anni prima di detta era, e si dierono a Salmanazar,allorchèquel prin- cipe entrò in Fenicia. Lo stesso GioseKo narra, che circa i Scanni dopo entrato A- prie re d'Egitto in Fenicia con potente e- sercito prese Sidone per forza, il che fece alvinciloreassoggettarelultele altre città fenicie. Ciro pure la conquistò, però i si- donii ottennero dai persiani il permesso d' aver il loro re particolare^ ed ebbero parte a tutte le spedizioni de'loro nuovi padroni, al dire d'Erodoto. Nelle guerre di Serse contro i greci, secondo Diodoro Siculo, il re diSidone comandava una flot- ta di 80 vele, e molto contribuì alla vit- toria sui lacedemoni. La città fu rovinata 35 I anni a vanti l'era nostra, sotto il regno di Dario Ooo re di Persia. Partiti i per- siani, ritornarono i sidouii assenti e sfug- giti alla strage, e la riedificarono. Ales- sandro il Grrt^r/eseneimpossessòquando occupò la Fenicia dopo la battaglia d'Is- so, e 333 anni avanti detta era: il suo fa- vorito Efeslioue le die per re Ballonimo agricoltore, a premura del parente suo o- spite che avea ricusato la dignità. Dopo la sua morte Sidone passò prima a're d'E- gitto, poi a que'di Siria, finche cadde in potere de'romani. Augusto per le sue se- dizioni la privò della libertà; questa ri- cuperala, Sidone nelle medaglie s'intito- lava divina, sagra, asilo, autonoma e na- vnithide. Sidone dopo aver con Tiro fai-

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to il più importante commercio dell'an- tico mondo, nel medio evo i crociali la fecero in certo modo uscire dalle sue rovi- ne,sottoBaldovino I,che se ne impadronì nel 1 1 I I ; ed avendola concessa in feudo ai fiammingo conte Eustachio Gremer, que- sti grandemente la fortificò nelle sue sode e spaziose mura, ed i suoi due castelli fu- rono affidati alla difesa de'cavalieri teu- tonici e templari. Ma i soidani d'Egitto e di Damasco la rovinarono verso la me- tà del secoIoXIlI,es. Luigi IXrediFran- cia la ristabilì: però dopo la ritirala dei francesi la sua decadenza fu progressiva. 11 Terzi, che produsse altre notizie su Si- done, rileva che vi si adorava Baarim e Astharol, per cui Dio rimproverò agli e- brei il sacrilegio d'aver ammessa in con- federazione questa gente idolatra. Il fa- moso Iram colle forme più esalte e pre- gievoli dell'architellura vi rinnovò i tem- pli d'Ercole e d'Astarte, al quale offrì in- censo Salomone affascinalo dalle lusinghe di sue concubine. Vanta la città la Sibil- la Sidonia, che promulgava precetti che si avvicinavano alla morale Mosaica; fece stordire Eraclito e il popolo di Delfo, ed immaginossiche fosse venula da Elicona, e fosse stala educata dalle INIuse figlie di Giove. Gesù Cristo santificò colla sua pre- senzaSidone,quando da Tiro passò inGa- lilea;poscia vi sparse i primi semi del van- gelo s. Paolo apostolo nel recarsi a lloma, e vi ordinò ili. "vescovo.

La sede vescovile fu eretta nel i ."secolo, ma i vescovi non si conoscono sino al IV secolo, e nel XII divenne arcivescovile o- noraria, sotto la metropoli diTiro.Nel 5i i o nel 5i 2 vi fu tenuto un conciliabolo di 80 vescovi eutichiani, d'ordine dell'impe- ratore Anastasio I e contro il concilio di Calcedonia, che voleva obbligare a sotto- scrivere VEnotìco (F.) del suo predeces- sore Zenone, ma senza riuscita. Dappoi- ché vi si opposero costantemente s. Fla- viano patriarca d'Antiochia, e Giovanni vescovo di Paltò, perciò dall'eretico im- pcmlore confinali nel castello diPetra nel-

SID l'Arabia, ove ili.°.«piiò santamente, e il a, "ottenne la libciià dal succe>soie (iiu- slino I. In Sitlone vi furono vari vescovi greci, maroniti, latini e melcliiti. S'ignora coine«li>si il I ."vescovo ordinato da s. l'ao- lo, e tra'suoi successoli si conoscono: Zc* oobiu che Terzi dice prete e niarliri/zato nella persecuzione di Diocleziano e Mas- simiano; Teodoro fu al concilio Niceno, e pare Amfionepure cliein esso prese par- te ili favore d'Ario ; Paolo si lro»ò al i ° concilio generale di Costantinopoli; Da- miano sottoscrisse i canoni del concilio di Calcedonia nel ^'"ìi; Mega firmò la cele- bre epistola sinodica della sua ()ro»incia ecclesiastica all'imperatore Leone I, re- lativa all'assassinio di s. Pioterò il'Ales- saiulria; Andrea sottoscrisse la lettera di Epifane di Tiro, contro Severo d'Antio- chia; Paolo Anthaki fu autore d' opere in favore della religione cristiana; Gere- mia sottoscrisse nel 1673 le risposte che il patriarca Neofilo die sopra molle que- stioni riguardanti gli errori de'calvinisti; Etitimio occupava la sede prima del i '/^o. Forse al presente vi risiederà un vescovo greco scismatico, avendone avuti in pas- salo. Hi." vescovo maronita di Sidone fu GiuseppeAlipiodel i62G,divenne patriar- ca nel !G44iC mori nel 1647 -Giovanni sot- toscrisse nel iGtG la professione di fede che Stefano patriarca de'maronili fece in senso cattolico contro gli errori de'calvi- nisti; Giosclfo Benedetti viveva neliG95i, e Gabriele prima del i 740. Attualmente è vescovo cattolico òa' Maronili [F.) mg."" Ahilalla IJostani. 111. "vescovo de'laliui è l>t-riiai(l(),che as^istè al concilio d'Antio- chia nel I I 3G, e mori verso il i 1 54 ; gli successe Amalric-onbbatc premostratense consagralo nel I l 'H 7 e morto nel 1 1 7 G, in- di Odone in «letto anno, ec. Orient dir. t. ■?., p. 8 I I , t. 3, p. H7 e i3oo. Final- mente i iMclclnli{^y.) pure avemlo avuto in Sidone i loro vescovicallolici,dal 1 835 lo è mg.' Teodosio Konjiingi ilcll'ordine di s. Ij.isilio e dilla congregazione tlel s^. Salvatore ucl Munte Libano (^ ■)• Inul

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tre Sidopr», Sidonit'H , divenne un titolo vescovile in parlibus sotto l'arci vesc(jvo di Tiro, ed Urbano \ 111 nel iGjo lo con- ferì al celebre mg.r Gio. Battista Scana- rolo di Modena, autore della famigera- ta o[tera sulla VisìLì de cai cerali, e ili cui neli8 J2 ne pubblicò l'Jì/ogioWwv. Raggi. Per morte di mg.r Giacomo Frati- cone che ne avea portato il titolo, nel 1 84^ 0*27 gennaio Gregorio XVI fece vescovo di Sidone e sulfraganco di Sabina mg.' Nicola Abiale di Sommariva del Bosco nel Piemonte, e poi fu amministratore a- postolico ilella città e diocesi di Terni nel I '^.'{f^: nel 1. 1 G, p. 2G ileir.^///H«i di B.o- ma se ne legge la Necrologia. Il regnan- te Pio IX nel concistoro di Gaeta de'?,o aprile iSf\x) vi preconizzò mg.r Camillu Monteforte di Napoli vicario generale di fpiel cardinale arcivescovo, dichiarando- lo suo ausiliare, e lo è ancora. Sida ap- partiene al vicariato apostolico A\llcj)j)0

0 Bcrieaù\ rito Ialino, i cattolici del (|uale sono in piccolo numero. Vi sono i cap- puccini e le sorelle della carità.

SIDONE. Sede vescovile di Tessaglia solto la metropoli di Larissa, nel patriar- cato di Costantinopoli, istituita con rito latino in tempo delle crociale nel decli- naredel secolo XII. N.neoccn[Kiva la sede nel pontificato d'Innocenzolll;PaoloGau- fredi francescano nel 1 44^^ '*J nominò Eu- genio IV; Giovanni morì neli44'^>*^ ?'• successe Luigi ; iodi Alessandro .Ange- lo trasferito a Terracina nel i 53 J. , ma l'Lghelli lo chiama Cipriano de Caris; GiovanniBracciano francescano eletto nel

1 53 "). Oriens cìuist. t. 3, [ì. i)83.

SlDONIOAPOLLINAUKC.uoSoLuo (s.), vescovo di Clermont in AIvergna.^ac■ ijiie a Lione circa il 4 3 i ,da una delle più illustri finìiglie delle Gallie , e i »li lui padre ed avo liirono prefetti del pretorio. Studiò belle lettere sotto esperlissimi pro- fessori, e divenne uno de'piìi celebri jmhjIì ed oi.itori del suo tempo. Comandò per (pi. delie tempo nelle annate dell'imperi», e sposò Papiamlla, iig'ia di Avituchcfu

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poscia imperatore, e dalla quale ebbe tre ligli, uno mascbio e due femmine. Dopo la morte di Avito, Sidonio Apollinare fu perseguitato dal successore Maiorano, che però conosciute le sue belle prerogative, gli restituì i beni, e gU diede il titolo di conte. In seguito si ritirò in Alvergna,ove divideva il suo tempo tra lo studio e gli esercizi della religione; ma allorché An- temio venneinnalzaloall'impero nel 4^7» lo chiamò a Uoma, e creò principe del se- Dato, patrizio e prefetto della città. Sido- nio Apollinare sempre umile, pio e cari* tatevole, non fece u.so della sua autorità che per procurare la gloria di Dio e il mag- gior bene de'popoli. Restato vacante nel 471 il vescovato di Alvergna, ora Cler- mont, fu eletto ad occupar quella sede, mentre era laico, e viveva ancora sua mo- glie, per cui procurò di esentarsene; ma poi per timore di resistere ai divini voleri ac- cettò,edi reciproco consenso si divisedalla moglie, la quale morì due o tre anni do- po. Abbandonata la poesia, che fino allo- la avea formato le sue delizie, si applicò agli sludi convenienti al novellosuostato, e fu in breve capace di sciogliere le dif- ficoltà che dagli altri vescovi gli veniva- no proposte. La sua mensa era sempre fru- gale ; digiunava assai spesso, e praticava molle austerità. Fu profuso co'poveri, e durante una carestia provvide coli' aiuto di suo cognato Edicio alla sussistenza di piìi di 4000 borgognoni, e d'un gran nu- mero di altri stranieri, a cui la miseria ave- va fatto abbandonare la loro patria. Fa- ceva sovente la visita della sua diocesi, e adempiva con eguale 7elo e prudenza tut- te le funzioni del pastorale ministero. Nel ^^5 la città di Clermonl fu assediala da Alarico rede'visigoti,ed essendoslata pre- sa dopo una forte resistenza, il santo ve- scovo osò chiedere a quel principe ariano parecchiegrazie pei cattolici; ma nulla ot- tenne, anzi fu rinchiuso qual prigioniero nel castello di Liviana presso Carcassona. Non mollo dopoAlarico lo rimise su Ila sua sede; ma due preti faziosi -e corrotti per-

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vennero a far ch'egli ne fosse cacciato. Tornato però presto alla sua chiesa, morì in mezzo alla sua greggia a'2 i agosto 482. Il di lui corpo, seppellito dapprima nel- l'antica chiesa di s. Saturnino, fu poi por- tato in quella di s. Genesio. La sua me- moria è in grande venerazione aClermont, dove se ne celebra la festa con molta so- lennità a'23 di agosto. Abbiamo di s. Si- donio Apollinare 9 libri dileltere,ed una raccolta di poemi sopra diversi soggetti : i principali di questi poemi sono i pane- girici degl'imperatori Avito, Maiorano e Antemio. 11 dullo Savaron fece stam- pare le opere di lui con buone note a Pa- rigi;ma l'edizione de! p.Sirmond nel 1 632 è assai più perfetta.

SIDONIO(s.)abbate,dettoanchei$'/7e/2^. Irlandese di nascita, si recò in Francia coi religiosi che s. Filiberto abbate di Jumiè- ges aveva mandati in Irlanda per riscat- tare gli schiavi, ed entrato in questo mo- nastero vi prese l'abito. Quivi portò al più alto "rado del fervore l'umiltà e la mor- tificazione che vi si praticava, e divenne il modellode'fralelli. La sua famalo fececo- noscerea s.AudoenoarcivescovodiRouen, non che alla corte del re Teodorico III. Il pielato colle liberalità di (juesto prin- cipe fondò un nuovo monastero nel paese di Caux verso il 674, e volle che Sidonio ne fosse il 1.° abbate. Egli aveva una te- nera amicizia per lui, e lo consultava ne- gli alTari più dillicili: lo pregò puie di te- nergli compagnia in un viaggio che per divozione feceaUoma, IMorìs. Sidonio cir» ca il 689, e la sua memoria è onorata ai i4 di novembre.

SIDROIVIO (s.), martire. Altro noa si sa di questo santo, se non che versò il suo sangue per la fede a Roma, durante la persecuzione diAureliano, cioè dal 270 al 270. La sua festa principale è segnala agli I I di luglio. Verso la fine del secolo Xl,Adela mogliedi Baldovino IV di Lilla portò in patria le reliquie di s. Sidronio, delle quali arricchì il monastero delle reli- giose benedettine da leifondatoa Meesse-

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Dtt, lungi due leghe da lpii,ìn cui fini i suoi giorni.

SIEDRA. Sede vescovile della Cilicia Trachea, osecoudoaltri della diocesi d'A- sia,sotto la metropoli di .Sida, eretta nel VI secolo, mentre vi fu pure chi l'attribuì alla Licaonia. Ne furono vescovi: Nestore che fu al concilio di Nicea; Seleuco ni- pote di Traianogeiierale dell'imperatore Valenle;Caio sottoscrisse il concilio diCal- cedonia; Stratonico fu al 2.°di Costanti- nopoli SulloMeniia nel 536;Giorgio firmò i canoni in Trullo. Orieiis clinsL l.i, p. joo8.

SIENA [Sentn). Città con residenza arcivescovile del granducato di Toscana, antichissima e celebre, già romana colo- nia,più tardi residenza di iluegastaldi eco- nomico e [)olitico, immediatamente sog- getta a're Longobardi (/'.); divenuta in seguito sotto il governo de'Carolingi sede d'un vasto territorio, (|uindi capitale di repubblica nobile e potente del medioevo nella stessa l'osca Maglina lenente riunita al dettogranducalo fu fatta capoluogodello Stato Nuovo ^ residenza costante d'un me- tropolitano, di un'università, e d'un go- vernatore civile, con tribunali di [.^istan- za, uno de' 5 dipartimenti doganali e delle /il camere di soprintendenza comunitativa del granduca to.Siena,iScr/i^e,e aulica men- te Sena e Saena , è vagamente situata sulla cresta elevata di duesproni di poijgi, unode'(|uali diramasi dai monti della Ca- stellina del [)ietroso Chianti, dirigendosi per Vagliagli, sulla strada postale sino a l'^on teliecci, dove acco()piasi all'altro spro- ne che slaccasi dal Monte Maggio. 1 due sproni I iuniti dal Fonte Becci si avanzano verso Siena sino verso le sue porte meri- dionali. A metà circa della città si toc- cavano i teriiiini de'3 Terzi di Siena, cioè pi)Co lungi ti. dia Croce al Travaglio presso alla gran piazza ilei Campo, celebre [>er la svelta altissima torre delta del Man- gia, pel palazzo pubblico, e pel giuoco il più popolare e piìi allegro di ipianti con- tar ne può tutta Italia, come aticrmu il

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Repelli nell'utilissimo Dizionario della Toscanaj è costà dove i due poggi riu- niti tornano a bifurcare i due rami, uno dc'fjunli dirigesi verso la porta Romana, mentre l'altro verso libeccio sale al fa- moso duomo,edilàsinoaIla porta s. Mar- co, donde esce la strada regia Grossetana. Trovasi Siena distante 40 miglia da Fi- renze, 3c) da Arezzo e da Massa-Marit- tima, ecirca 4^ da Grosseto. Questa bella città è fabbricata a forma d'una stella a G punte, in mezzo a colline di aspetto pit- toresco, e sembra che sia tutta nel cratere d'un estinto vuli^ano, avendo palilo più volte terribili scusse di terremoto. Quanto al clima, diceva il p. della Valle: Se toc- casse a me scegliere nella Toscana dove meglio vivere, darei la preferenza nell'in- verno a Pisa, e nell'estate a Siena. Per verità il clima di questa città nella calda stagione è delizioso, mentre nell'inverno vi dominano frerjuenleinente i venti, spe- cialmente quelli di grecale. Le sue mura urbane girano poco più di 4 miglia to- scane, e contengono più di 22,000 abi- tanti: ne' tempi andati Siena avea una popolazione di sopra a 100,000 individui. E contornata da due sole comunità, cioè da rpiella delle Masse del Terzo di Città, e dall'altra parte pure delle Masse del Tei*zo di s. Martino. La I. 'si accosta alle n)ura urbane di Siena, che dalla parte di settentrione girano per ponente fino a o- stro; dalla porta di Camullia sotto la for- tezza, e di per la porta di Fonte Bran- da, porta Lalerina, porta s. Marco e por- ta Tufi, fino alla porta Romana; mentre costà, proseguendo a scirocco verso levan- te e greco, sollentra il territorio della co- munità del Terzo di s. .Martino, il quale passa rasente alle mura di Siena per por- ta Pispini e porta Ovile, sino a (|uella di Camullia. Quattro strade regie fanno ca- po a Siena, oltre la subiiibaoa ili Pescaia; e due sono puntali, una che »i enlra per porta Gimullia venendo da Firenze, l'aU tr.« che esce da porta Romana per Ilu- diculàni e Roma. Chi cunsidcravd la pò*

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sizionedi Siena come quella d'una città centrale della Toscana meridionaledisse hene,comebendisseilVillanidicliiarando la vicifia teri'a cospicua di Poggibonsi e 16 miglia lungi, situata nel bilico della Toscana. La posizione della città la pri- va non solo di corsi d'acqua che l'attra- versinOjma ancora di buoni pozzi e di fonti copiose d'acqua potabile. Per riparare a tanta necessità, gli antichi sanesi procu- raronsi varie fonti pubbliche, ricercando acque sotterranee da lungi, mediante std- licidii più o meno profondi, e l'antichità di questi acquedotti sotterranei probabil- mente risale all'epoca della colonia mi- litare di Siena, siccome lo fa credere la magnificenza e spesa grande di que'lavo- ri, che aliuìenta non meno di 9 fontane pubbliche, senza comprendervi la Fonte Hecci eretta nel 1 2 1 8 tlue miglia dalla por- ta Camullia. Tutte le fonti cedono in fama alle due maggiori, Fonte Branda e Emonie Gaia. La ripartizione di Siena in Terz/ os- sia rioni, rimonta ad epoca molto remo- ta, chiamandosi uno di essi Terzo di Cit- ici^ il i^Terzo di s. Martino, il 3. "Terzo di Camullia. Ne'tempi della .'.uà repub- l)lica i Terzi di Siena si estendevano an- che a'suburbii, co' vocaboli di Masse del Terzo di Cilici, di s. fllardno e di Ca- mtdlia. In seguito le /l/fif^ifi costituirono 3 comunità suburbane dipendenti nel ci- vile e nel politico dai magistrati residenti in Siena. Attualmente le porte aperte del- la città residuano a y , oltre la Lalerina che apresi momentaneamente la notte : fra le esistenti meritano ricordo la porta Camullia delta anche Fiorentina e rifatta più grandiosa nel i6o4,con l'epigrafeiCor niagis libi Sena pandit. Infatti comtuie è la lode che si rende da'forestieri all'o- spitalità e grazia de'sanesi, alla venustà e ilarità delle donne, talché lo Schroder te- desco nel suo libro, Rlonumenlornm I- taliae, definì le femmine sanesi, delizie i- taliane. La Porla Camullia o Cauiollia offre il più splendido ingresso alla città, sia per gli ornamenti [littorici che accrc-

SIE scono il l)ello di sua architettura, sia per l'amenità del passeggio, da verdi alberi con simmetria spalleggiato. Da un latodi essa sorge nell'interno della città la vec- chia fortezza, colla cui spianata si è for- mato il pubblico giardino denominato la Lizza, che le statue, i sedili,! viali e la ver- dura coucorrono a rendere giocondo, in- vitando a piacevole trattenimento; men- tre dagli adattali bastioni a terrazzo si go- de la vista del sottoposto giuoco del pallo- ne, ed in un angolospazia la comoda scuo- la destinata alla cavallerizza. LaPorta Ro- mana,già Porta Nuova, ha il maestoso an- tiporto a guisa di torrione, disegnato dai fratelli scultori e architetti Agostino e A- gnolo di Siena neli32o,eheli44o fu in- cominciata a dipingere la paiteesterna del torrione, colla 1». Vergine incoronata di Ansana di Pietro. Porla s. Marco, che e- sistendo nel 1299 ebbe un antiporto gran- dioso del celebre Baldassare Peruzzi,eda ultimo fu costruito l'esterno ampio piaz- zale [)el pubblico passeggio, oltre la va- sta strada per a Grosseto. Porta Pispini o di s. Vieni è famosa, sia perchè delle più antiche, sia perchè uscì da essa l'oste sa- nese per scendere ne'campi di Montapei lo nel giorno della gran battaglia, sia per- chè di qua parte un 4-" strada per Arezzo, oltre la Lauretana. Neli32G fu innalzato il torrione, dove più tardi il Sodoma di- pinse il bel Presepio col meraviglioso An- gelo; il baluardo a sinistra è del Peruz- zi.La Porta Lalerina fu compita nel 1 528, l'idlima del cerchio attuale ad aprirsi e la I .■'a chiudersi a'viventi, poiché nel 1 784 la suburbaoa clausura de'canialdulesi di Galignano fu ridotta a Camposanto pei defunti cattolici sanesi, al solo trasporto de'(piali è limitata la notturna apertura dellaporta.il tabbiicalodiSiena iionman- ca di grandiosi edifizi, di vaghi palazzi , fra'fjuali quelli de'Tolomei, Chigi, Picco- loinini, Diancine altri, e di belle ca.se fatte con pulitezza e buon gusto artistico. La piaz/.a del Campo, d'ampia area, è la più leggiadra e più grande piazza diSicua,siu -

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colare per la forma di mezza conchiglia incavala, per raicliitetluia degli e«li(izi che la contornano, e piìi che alt«o per le gioconde e magnifiche feste e giuochi dei fantini delle contrade, che massimamente si faimo a'2 luglio e a' 16 agosto, ed as- siste alla sorpiendeiile coisa una lòlla di po|)olazione talvolta superiore a quella della città, nelle quali corse entusiastiche fanno comparsa i i 7 rappresentanti delle contrade di Siena colie [)roprie insegne, sotto le (piali il popolo accorreva armato al suono della campana pubblica della tor- re de IRIangia. In (piest'ira ponente e gran- de recinto sboccano i i strade. Una delle suef.ibbriche più grandiose che decorano la piazza del Campo è (piella del pal;i7.zo pubblico, già detto della Signoria, come sede de'rappiesentanti sovrani della re- pubblica sanese, il quale fu costruito nel 1184 dai Signori iSove, in seguilo com- pito e abbellito con una raccolta di squi- site pitture di celebri autori d'ogni ge- nere, in particolare della scuola sanese, a cui si attribuisce sopra tutte le altre to- scane il primato; non che nobilitato di altri monumenti artistici, riuscendo d'or- namento alla città. Della gran sala delle assemblee si è formato il vasto ed elegante teatro che disegnò il Bibiena. Un tempo \i fu in esso 1' oliìcina della zecca, sulla quale neh 844 ^^ pubblicala la [jregiata storia col modesto titolo di Crani sulla zecca sanese. Annessa al palazzo neh 32 5 i delti fratelli Agostino e Agnolo incomin- ciarono la ricordata torre Mangia, alta più di I 7 1 braccia, dalla cui sommità si gode tutta l'adiacente campagui sino a Radi- cofani; a pie della medesima nel 1 35?. fu costruita la cappella detta ili Piazza, poi de- corata con liegio e bassorilievi allegorici. Verso il I 3 K) si principiò il propinquo pa- lazzo tielle carceri, giacché innanzi ipiel tempo i delinquenti si nnchiuilevano nelle torri dc'privati. La l'onte (iaia, maestosa e ricca di pregievoli sculture eseguile nel l4i<) <li' <»iacoMio dell.i (^ucmci.i, che gli (iieriluruuu poi rappcllaiionc di Giacomo

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della Fontn, ed il bel colonnatodi recente cnslruito con marciapiede, compiono le decorazioni della superba piazza. Dirim- petto al palazzo pubblico sopra la Fonte Gaia esisteva laCuria de'iNlercanti, ridotta più tardi ad uso di casino de'nobili, ac- canto al grandioso pahizzo dei marchesi Chigi, slato innalzalo al pari del casino con disegnoassai diverso da quellodei pa- lazzi de'secoli X\\ e XV, che rendono alla gran piazza e ingenerale a tutta la cillà un'impronla singolare. La chiesa me- tropolitana o celebre duomo di Siena è lai." sua chiesa, la più bella, più ricca e più ornata anche del suo stalo, fdbbri- cala secondo la liturgia antica colla fac- ciata rivolta a ponente. Si vuole che l'an- tico duomo di Siena esistesse nel Castel- vecchio, che la tradizione appella Sena /^e/».«, enei cui recinto credesi che fosse la residenza de'governatori,de'gastaldi o go- vernatori de're longobardi, e de'conti de- gl'imperatori Carolingi, ed anco degli an- tichi vescovi sanesì. Nel 1012 già esisteva l'odierno duomo, successivamente dal se- colo XI 11 in poi riedificalo, ingrandito e sontuosamenle decoralo, e lino dalla più remola eia trovasi dedicato alla B. Ver- gine Assunta, poiché tanla fu sempre la pietà e divozione de'sanesi verso la Ma- dre di Dio, che la città venne per eccel- lenza denominata: Senai'ctitsciiiliTi f ir' ginis j Città dtlla /ergine avvocata di Siena. Da alcuni è creduto il tempio più ornato ch'esista dopo il duomo di.Milano, e chiamato galleria delle belle arti, per quelle che vi li-iplendniio ilall'epoca del loro rinascimento, lino a quellodei loro perfezionamento. L'Addisson, nel l. 4*^^' siìo\ / iaggi, confessò che dopo la sontuo- sissima basilica Vaticana, può vedersi con piacere il vasto, ricco ed elegante iluomo di Siena. La peste del 1 3 jiS fece sospen- dere l'ulteriore suo ìiigiaiiilimento, poi- ché dovea essere più ampio. La lunghezza totale di (pieslo iirnati'>siiiui tempio è di ItiMccia iiuienliiK' I i)3, la larghezza della cruciata iSq, e delle nuvule 4 *• ^^^ *'•*

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angolo, die in questa maestosa chiesa sia rimiistonuclo,a(3rincipiaredal pavimento istorialodelBeccafumiedialtri in musaico e in parte intagliato, finoal suofastigio, e dalla ricchissima facciata finodietro ai suo coiOjOitre l'acquasantiera di lavoro gl'eco, e precipuamente il pulpito insigne di mar- mo africano, delicatamente scolpito nei Lassi rilievi daiVicolò e dal figlio suo Gio- vanni Pisano; talché non è possibile rin- chiudere in breve descrizione la nota so- lamente delle tante sue singolari bellezze artistiche, che meritarono giustamente d'essere illustrate anche nella classica e nobilissima opera dedicata a Leone XII: Chiese principali d'Europa. Solo aggi un gerò, che la maestosa architettura è di perfetto gusto de' goti; tanto l'esteriore sua parte quanto l'interna sono rivestile di marmi bianchi e neri; la facciata ri- donda di statue e nobili ornali, con due bellissime colonne di porfido ; la volta dell'interno in azzurro con stelle d' oro Talea rompere una tal quale monotonia che risulta dalle strisele marmoree bian- che e nere, ed a rallegrare la vista. I mu- saici del sorprendente pavimento sono ben conservati; gareggiano in sublimità i lavori di scalpello de'primi maestri col- le stupende pitture che vi abbondano , ammirandosi fra quelli due statue del Bernini, ed in queste due quadri del Ma- ratta; un capolavoro poi essendo la ma- gnifica cappella Chigi, di cui parlerò di- cendo di Alessandro Vii che l'eresse, ove lussureggiano i alarmi e le pietre dure colle più ammirevoli disposizioni. Tra tanto complesso di meraviglie ricorderò pure i monumenti de'sanesi Papi Ales- sandro ili. Pio li. Pio Ili e Alessandro Yil, rappresentati in istatue col manto pontificale e triregno, in alto di benedi- re; rimarcherò tra quelli sepolcrali dei sanesi, quello del cardinal l'etroni vera- mente splenilido. Nella navata di mezzo t)eli4oo vi fu collocata la collezione dei ritratti de'Papi in busti di creta (secon- do Novaes, di rilievo di marmo sono le

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teste al dire di Fanucci), ma con tale in- esatta cronologia che rimarcai nel voi. XXX, p. 277, laondeildotto Novaes ca- nonico della medesima non ebbe corag- gio di continuare le osservazioni che a- vea cominciato per sua istruzione. E' as- sai nota la così delta libreria del duomo diSiena,ch'è un vero tesoro, dove il Pia» turicchio a fresco rn 10 grandi spartiti dipinse le gesta principali di Pio II, per ordine del nipote Pio III, con disegni di RalTaele, e perciò detta la stanza di Raf- faele. Nel centro di questa gran sala am- mirasi un antico gruppo di m wvao bianco di greco lavoro, rappresentante le 3 Gra- zie, ed alle pareti il cenotafio del beneme- rito governatore Giulio Bianchi, scultura del comm.rPietro Tenerani, situato pres- so l'altro cenotafio di Paolo Mascagni co- me principe degli anatomici del suo tem- po, scolpito da Stefano Ricci. Sono altresì pregievoli i grandi libri corali ivi esisten- ti, specialmente per le belle miniature in essi eseguite dal religioso fr. Benedetto daMatera. Oltre il gruppo, altri monu- menti antichi sono il candelabro esisten- te nel duomo, e l'arcadi marmo scolpi- ta ad alto rilievo con figure mitologiche, lavoro del tempo degli Antonini, scava- la vicino air Opera del duomo, nel cui vestibolo a guisa d'architrave fu murata. In im angolo esterno del duomo si vedono

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le pareli marmoree condotte secondo ili disegno del tempio ch'era assai più sin- golare e vasto, ma interrolto falal mente rimase per le calamità onde fu Siena al- la metà del secolo XiV afflitta. L'illu- stre capitolo della metropolitana innan- zi il I 000 contava 5 dignità, e dal i-'ecci, Stona del vescovado, a^^v^wào ch'era- vi il prepostOjl'arcidiacono, il priore del- la scuola, il primicerio, \\ vicedomino, e come nelle chiese più ragguardevoli d'I- talia, prima e dopo il i 000 i canonici si intitolarono cardinali preti e diaconi;che il vescovo Leone del 1 029 fabbricò loro la canonica e il clauslro: forse vi avran- no menata vita comune, secondo la di-

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5c'n)lina d' allora. Nel i 2 i 5 fa scrilto II fiituario pe'meclesiuii canonici per ofll- ciaie la chiesa saiiese, ed è inleressaiile per lesile eiudizioni ecclesiastiche, li car- dinal Cbaldini stabilì alcune ordinazio- ni concernenti un più perfetto regola- mento del capitolo, d'ordine d'Alessan- dro IV nel i 2 jy, che lapprovò col breve Qitae de mandato. Il vescovo INlormile nel I 395 riformò e ampliò le costituzio- ni de' canonici, e furono confermate da Pio II nel 1460 colla bolla Pridcrn ad ecclcsiam Senensem. Di altre disposizio- ni e leggi de'vescovi ne parlerò poi nel ri[)orlarue la serie. Pio VII col breve In suniino apostolalits,de22 gennaio i 802, Bidl. Roni. coni, t.i i, p. 28 i, ad istanza dell'arcivescovo Anton Felice Zondadari concesse alle 6 dignità e a' 1 8 canonici della cattedrale l'uso della mitra bianca di tela, da assumersi co'paiainenti sagri nelle solenni funzioni, sia nella metropo- litana che nella diocesi, presente o assen- te l'arcivescovo e in perpetuo. Col breve Qnanlum dignUalis, dello stesso giorno, loc. cit. p. 282, Pio ^ li per le premine del nominato carduiale in per[)etuo ac- cordò pure l'uso della mitra di tela bian- ca al preposto della collegiata della Vi- sitazione della C Vergine <li Provenza- no, I. 'delle 4 dignità della niedesim.i(ora il capitolo sembra composto del prepo- sto e di canonici), che hanno l'uso della cappa magna come i canonici della n)e- lropolitana,da assumersi tanto nella col- legiata che nella diocesi, presente o as- sente l'arcivescovo, nelle solenni funzio- ni co'paramenti sagri (riferisce Pecci che nel I 748 il capitolo di Provenzano com- ponevusi delle dignità del preposto, ar- ciprete e primicerio, di i 1 canonici, 20 ca[)pellani e di chierici). Di piìi il l\ipa permise che la figura (.Iella mitra si [)u- tesse usare nelle insegne gentilizie di det- te dignità e canonici della cattedrale e del prepoNlodella collegiata. Lo stessoPio VII col breve lioniannntnt Ponti fìciti», de' 1 2 giugno 1818, litdt. cit. 1. 1 ì, p. 5 2,

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ad istanza del medesimo cardinal Zou- dadari, in perpetuo concesse alle dignità e canonici della metropolitana l'uso del collare, fascia e calze di seta paonazza, e fiocco pure di seta paonazza al cappel- lo, tanto nella metropolitana che utipii icbtaue locorurn, ed eziandio l'uso della bugia o palmatoria nelle messe private celebrate in Siena e sua diocesi. Il capi- tolo adunque della metropolitana ricevè da Pio VII tali privilegi, anche in con- siderazione della divozione dimostrala al predecessore Pio VI nel soggiorno che fece inSiena, e tuttora si compone di G di- gnità, le prime delle quali sono l'arcidia- cono e il primicerio, di 1 8 canonici com- prese le prebende del teologo e del peni- tenziere, di mansionari, di cappellani, di chierici. Quanto all'episcopio è prima- mente a sapersi che Siena dopo avere ri- cevuta la colonia romana, fu per lungo tempod'angusta estensione, perchè il cir- cuito di sue mura poco spazio abbrac- ciando non veniva a comprendere quella parte che a distinzione degli altri 2 Terzi o rioni in progresso di tempo aggiunti formarono la presente città. Risiedeva- no i vescovi nel luogo principale, più an- tico e più elevato, chiamato Castel vec- chio, nella cui superstite torre nomina- ta di s. Ansano è tradizione che fosse pri- gione quel promulgatole del vangelo nel- le contrade sanesi, per cui ivi a suo ono- re fu edificata una chiesa, che rovinala verso r88i, nello stesso luogo, per con- servarne la memoria, altra ne fu labbri- cala nel 1437. In appresso i vescovi la- sciarono la dimora diCastelvecchioelras- ferirono la loro sede in luogo più nobile presso il duomo, somministrato da 4 del- le principali fìimiglie, cioè de'casali For- liguerii, Anlolini, lìostoli e Ponzi, per cui quando il nuovo vescovo faceva il suo ingresso i capi di tali famiglie ne adde- stravano il cavallo, l'introducevano nel iliioino e nel palazzo vescovile di loro pa- ilronnto, ricevendo in dono il cavallo, e venendo ammessi in (jucl giorno dal ve-

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scovo a mensa per averlo messo nel pos- sesso del vescovato. Minacciando il pa- lazzo rovina e conoscendosi che colla sua demolizione s' ingrandiva la piazza del duomo, e questo si sarebbe maggiormen- te isolato, con autorizzazione d'Alessan- dro VII nel i658 si atterrò insieme al- l'oratorio di s. Biagio ch'era la cappella arcivescovile, onde il Papa fece incrosta- re di marmi quella parte esteriore del duomo che prima veniva coperta dal pa- lazzo. Restato l'arcivescovo senza la pro- pria residenza, la pia Opera del duomo, a seconda dell'assunto obbligo, adattò per tal uso alcune sue case situate avanti J'ospeilale di s. Maria della Scala e con- giunte alla canonica. Fero riuscita l'abi- tazione alquanto angusta, l'arcivescovo AscanioPiccolomiiiiandòastare nel pro- prio palazzo, il successore cardinal Celio Piccolomiui dimorò nel palazzo Pape- schi,poi luogo del collegio Tolomei, e ora resilienza del regio governo, indi volle a- Litarlo mg."^ Marsilj, ma il successore A- lessandroZondadari indusse l'Opera del duomo a tenergli a pigione la casa diGiu- lio Cesare Piccolomini nella piazza Po- stierla, finché fosse reso più cocuodo il pa- lazzo destinato per episcopio, il quale fì- naltnenteieso conveniente, l'arcivescovo andò a dimorarvi, ed in parte l'ornò a proprie spese, e così fu formato l'episco- pio alluale.La pieve di s. Giovanni o Bat- tistero è un tempio antico costrutto sot- to l'altare maggiore della cattedrale, che lia separato ingresso nella parte bassa del- la collina, e ridonda di pitture nella vol- ta e di bassiri lievi in bronzo nella fonte battesimale. Dice Pecci che al suo tem- po eran vi dentro la città 4pai"''0cchie,ma solo (|uella di s. Giovanni aveva il fonte batlesimale.e molte più ve n'erano quan- do Siena contava più numerosa popola- zione. Le altre chiese principali di Sie- na sono : s. Domenico incominciata nel 1221, che possiede la celebre tavola del i.°pillore toscano Guido da Siena, per- chè dipinta ucl 1220, nel cui couveulo

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abitarono i ss. Tommaso d'Aquino e An- tonino, ed il b. Ambrogio Sansedoni: fu occupato da'domenicani sino al i 784,10 che lo doverono cedere colla chiesa a'be- nedettini venuti dal monastero suburba- no di s. Eugenio. La chiesa di s. Fran- cesco è vasta ed elevata come la prece- dente, la cui origine risale al 1826, ma ridotta nello stato chesi vededopo la me- tà del secolo XV, ed il convento de'fran- cescani fu abitato da Pio II nell'estate 1460. Vi restarono i minori conventuali sino 311782, quando colla chiesa fu da- to a'domenicani gavotti, poi tornati in s. Spirito. La confraternita di s. Bernardi- no contigua ali.°de' 3 clauslri del con- vento, è ricca di pitture a fresco di ec- cellenti artisti sanesi, come il Sodoma, il Beccafumijil Vanni e il Pacchiarotto. La chiesa de' religiosi servi di Maria fu ri- fabbricata del tutto da Peruzzi nel 1 528, mettendo in opera le belle colonne di ci- pollino per sorreggere la navata di mez- zo. La bella chiesa di s. Agostino, già de- gli agostiniani, ha una magnifica clau- sura o convento, convertito nel 18 18 per abitazione del collecfio Tolomei, e rico- nosce il suo principio nel i258, indi ri- dotta col claustio nello stato grandioso posteriore in due epoche, la i .' nel 1 4^^> la 2.* nel 1 773 con disegno di Vanvilelli. Nell'antico convento furono accolti ad o- spizio Gregorio XII e Eugenio IV, nel nuovo vi dimorò Pio VI nel 1799- L^i chiesa di s. Spirito fu eretta nel i345, poi abitata da'silvestrini, indi da'domenica- ni gavotti, che nel 1 468 poterono rifare le mura, ed il magnifico Pandolfo Petruc- ci nel i5o4 vi fece innalzare a proprie spesela cupola. Nel i 782, quando i frati gavotti furono traslati in s. Francesco, la chiesa e convento di s. Spirito fu ceduta all'accademia ecclesiastica, poi al parro- co delia chiesa soppressa di s. Maurizio, finché nel 1843 da s. Francesco vi ritor- narono i domenicani gavotti. Nel chiostro vi è il pregiatissimo alfresco esprimente il Calvario, opera difr. Bartolomeo del-

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1.1 f'ortfi. La chiesa di s. Martino è una delle [)iii aiiliclie di Siena dopo la calle- dndc,e die il non»c ad uno de'Terzi del- la città e delle IMasse, e piiniadel secolo XII era decoiala del titolo e f|ualità di chiesa canlinale, ossia cuia pariocchiale con ballislerio, e nel i i(j8 fu concessa ai canonici di s. Frediano di Lucca, da'qua- li neli43c) per hreve d'iìuf^enio IV l'el)- hero i (Vali Lcccetani di s. Salvatore, poi s«[)pressi nel ("(SS. La fjiii ricordata in- signe collet;iala di s. INLiria di l'rovenza- nu, la cui iuituagine è in t^ran venera- zione, fu eretta nel i 594 in forraa di ero- cegreca,con capitolo e suo preposto. Tra le c<iiilral(riiile, rpiella di s. Caterina da Siena ha l'oratorio pregievole per le nie- nioiìe della »anta, e per la co[>ia e bel- lezza delle pitture che l'adornano: fu fab- bricala dal comune nel i 4^' 4> dov'era la Jioltega di tintoria del padre di s. Cate- rina e la casa in cui ella iiac(|ue; il picco- lo clauslro credesi del l'eruzzi.

Se la Toscana richiama a se l'atten- 7Ìone degli stranieri per le numerose isli- lii/.ioni d o[)ere di bt.nelìceiiya che la ren- dono superiore a molle altre parti del- I l'^iiro[ia civilizzata Siena ne conta tiiule da meritare d'esserequeste più conosciu- te, perchè danno saggio dello spirito re- ligioso e ci viltà de'suoi abitatoli Lna del- le istiluzioni di carità per le «piali i sane- si lurono sein[>re larghi, sia per anziani- tà, sia per lustro, contasi rpiella del ce- lebre ospedale di s. l\Luia della Scelti, !\\ (piale articolo pai lai di sua congregazio- ne, a cui si aliii;liaiuii() molli altri spedali diTuscanaedi iillii stali liinitrofì, eo'ie- ligiosi spedalieri, l'uriginc de'(|uali è con- trastata, alcuni allribuendola al b. No- vello e altri piìi comunemente al b. So- loie, ma \i iipii^;na il lìrpcHi, che iile- risce la più aulici iiMiiinria i iiiiruitareal Jo88, «piando l'ospedale di s. Maria ora padronato del capitolo ilella caltediale, che in Uligine cicd'esscre stalo un ospi- zio di pellegrini, esteso piii laidialla cura iU'j^riuli'inn, a ricevere ^li e>p<jsli, a di-

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slribiiirc le elemosine a'poveri, n fare al- tre opere di carila cristiana. Nel i4b6 l'oratorio fuampliato in chiesa, nel i 779 vi furono riuniti vari spedaletti sparsi per la città : la fabbrica è veramente gran- diosa,con fioiile«[)izio iiic:ro>lalo ih mar- mi bianchi e neri, e comodissimi sono gl'in- terni locali; l'annua sua rendila auiinun- ta a lire 1 88,206. L'ospedale di s. Nicolò degli alienali è un'istituzione moderna, cretto dall'antica Conlialei iiita de'disci- plinanti, il cui locale già di monache nel I 8 I 8 ftt ridotto a custodia tle'|)<tzzi : e>so è capace per circa 60 dementi, Diaiite- nuti mediante reti ibuzione mensile del- le comuni cui appartengono. Ouasi con- temporaneo suise lo stabilimento di men- ilieità, quando cioè i sancsi mossi dalla situazione lagrimevole della plebe, affa- mata e oppressa dalla carestia e dal tifo, SI tassarono volontariamente per aprire un asilo alla mendicità, ove ricevervi e nutrirvi i questuanti della città, e acco- gliervi per pochi giorni i convalescenti che usci vano dall'ospedaledella Scala. La icchisione de'poveri si limita al gioì no, tornando al tramontar del sole alle loro case. La suddetta compagnia de'tliscipli- nanti o della Madonna sotto le Nolte del- lo spedale già esisteva nel 1 5r)5, ed il suo scopo fu sempre r|uello di rendere utili a'suoi cittadini i soccorsi, de'cpiali è de- positaria per pie disposizioni de benelat- tori che cumularono in essa un ricco pa- trimonio: conferisce annualmente un uu- nierodidiiti,sommiiiislia alle partorien- ti un sussidio pel villo ne' pi imi giorni liei puerperio, e distribuisce liuiusiue a domicilio n molte persone vergognose ; ma assai uiìi rilevanti sono i sussiihì che la beneinerila compagnia concede a quel- li che SI dedicano a' buoni sludi Siena tuttora fiorisce negli >labilimeiiti di pub- blica islrurionc, e incominriinido dalla Sapieuia o università di Siena, si vuole incuuiincial.i prima del 1 '>'i 1 n piemuia del eourillailinoCiiiglielmiiToloutci pio- levsure in quella di lìulu^iia, il quale cou-

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(ìusse in patria la maggior parie di quel- la scolaresca, nella circostanza d'esservi stato condannato a morte uno degli sco- lari. Ma poco durò, sia perchè il comu- ne non attese la promessa di fare avere dal Papa agli scolari i privilegi degli stu- di generali e conferir loro le lauree, sia per non aver pagati i 6000 fiorini per riscattare i libri lasciati dagli scolari in pegno a Bologna, e per non aver assegna- to a'professori l'annua paga di 3oo fio- rini, oltre il fornire per 16 mesi gratuita abitazione agli scolari. Veramente fino dallai.^metà del secolo XIU esisteva in Siena uno studio o liceo, ed una bolla di Innocenzo IV del 12 52 lo dimostra,chia- mandolo università e accordando alcune esenzioni. Lo studio di Siena sembra ria- pertosi certamente cogli onori e preroga- tive delle università nel tSSy, per con- cessione implorata dall'imperatore Carlo IV, con tutte le cattedre, meno la teo- logia che secondo il Repetti fu accordata da Gregorio XII nel i4o8con 3 bolle de'7 maggio date in Lucca, al dire di Repetti (Pecci ne riporta una In aposloUcae Se- dis, non riprodotta da'compilatori delle costituzioni teologiche dell'uni versila, di- cendo che nella Sapienza si consei'va l'al- tra bolla, colla quale Gregorio XII con- cesse agli scolari sanesi i privilegi che go- devano quelli di Bologna e di Perugia,ol- tre quella di Pio II),oltre la conferma del diploma imperiale per l'università, de- putando il Papa in cancelliere di essa il \escovoCasini e successori. Inoltre Gre- gorio XII incorporò allo studio di Siena l'ospedale di s. Maria della Misericordia, che per scarsezza d'entrate non poteva e- sercilare l'ospitalità, e converfi il suo lo- cale a uso d'abitazione e convitto per 3o scolari dello studio generale, a condizio- ne che si chiamasse Casa della Sapien- za, concedendo 5 anni d' indulgenza a quelli che gli avessero lasciati beni. Col diploma di Carlo IV ebbe pure origine il celebre collegio de' dottori della città diSiena, ed a questo ed all'uni versila Pio

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neh 4^19 colla bolla Quonìnm per l'i- te raruins India, conievmb i privilegi con- cessi, dichiarando che tutti gli assunti ai gradi accademici nello studio e collegio sanese godessero tutte le prerogali ve,im- munità, esenzioni e favori che si hanno da quelli che nella curia romana e nello studio dell'alma città di Roma sono ele- vati e promossi a'gradi accademici.! 1 col- legio de'teologi di Siena assunse per pa- trono il massimo dottore s. Girolamo, la cui elBgieè impressa nel sigillo della facol- tà teologica dell'università, oltre quella del ss. CrocefissOjColl'epigrafe in giro: U- niversitatis Senarum Tkeologicae Facul- tatis. L'arcivescovo prò tempore di Sie- na, non solo è gran cancelliere dell'uni- versilà, ma anche del collegio de'teologi. CarloIVoltre aver concesso al vescovo prò tempore\a facoltà di creare dottori in ogni facoltà, eziandio in mancanza di esso l'e- stese al capitolo de'canonici:il diploma im- periale si legge in Pecci. Dopo tali inco- raggiamenti l'università si rese una delle piùfamigerated'Italià,eper la grande af- fluenza degli scolari il cardinal Piccolo- mini poi Pio III ebbe in mira d'ingran- dire il fabbricato, ed ove avea studiato lo zio Pio II, e il suo apologista Agliotti che dice a suo tempo contarsi 600 scolari,con molti giureconsulti e medici insigni d'I- talia che lo erano stati. L'ingrandimento non si effettuò, e le succedute guerre ro- vinarono l'università. Sebbene il gran- duca Francesco I accrescesse il numero e stipendi de'professori; adonta che Ferdi- nando I neli58o estendesse sino a 35 le cattedre, e concedesse all'università tan- ti privilegi da poter quasi gareggiare col- le più famose d'Italia ; comechè Ferdi- nando II nel I 655 prescrivesse un nuovo regolameiitoaffinchè gli scolari si aumen- tassero, e lo zelo e impegno de'professori nell'istruirlisi facesse maggiore;finaImeu- te e benché Cosimo III nel 1672 ordi- nasse nuovi provvedimenti con accresce- re gli stipendi a' professori, con lultociò l'università di Siena non potè giungere

SIE al confronto di quella Pisa. Lcopoitio I nel I 784 "^' » imontai e lo slndio, ordinò un orto botanico. Nel 18 16 l'iiniveisilà fu traslocala nel monastero di s. Vigilio, già residenza del presidente del diparti- mento deirOrobrone, d'ordine del gran- ducn Ferdinando III, il quale nel 1817 approvòi diritti de'collegi de'dotlori, nel- le facoltà teologica, legale e medico fisi- ca, e permise che vi fossero ammessi per ncclamazionei personaggi costituiti in di- gnità ecclesiastiche e secolari, ancorché non avessero ricevuto la laurea dottora- le nell'università di Siena. Inoltre P'erdi- nando III accordò a'componenti il colle- gio teologico il privilegio di usare pub- blicamente nel cappello T'iolacea villa Clini lemnisco ornati. Pio VII die il suo nome al collegio teologico, e gli conferì grazie e indulgenze. Gregorio XVI per- mise che del suo nome ne fosse insignito il catalogo, e col breve Cuninohis nihil potitis, accrebbe il lustro del collegio dei teologi nel 1 84^, non solo compiacendosi che il cardinal Latid^ruschini suo segre- tario di stato e de' brevi ne fosse protet- tore, ma ancora per avere dichiaralo gli arcivescovi diSiena delegati a postoli ci nel concedere la facoltà di leggere e ritene- re i libri proibiti a chiunque del collegio teologico sanese pubblicamente difenda la dottrina della chiesa cattolica. Il per- chè i dottori collegiali con zelo a si no- bile scopo più volte all'anno in adunanza solenne leggono le loro dissertazioni apo- logetiche delle cattoliche verità, con che vieppiìisi rendono benemeriti dellnC^hie- sa e della società. Essendo il collegio sot- to il patrocinio di s. Girolnnio, il depu- tato in Roma per gli oiìàri di detto ccjI- legio e suo membro monsignor Miche- langelo Luciani , nel medesimo ne pro- nunziò l'elogio con Orazione stampati! in Roma nel i833. Wel i8.|^co' tipi sanesi del tipografo dell'università fu pubblica- to l'opuscolo: Sanclìoncs Srncnsis Theo- io<;ortini Collrgii A. D. i84'>. Pulntni jussu damo rrformalac annuente aUjuc

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approbantc III." aique Rm." D. Joxepìio JMancinioSenaruin arcliiep. adpont.So- Unni a.^sist. Apostolica et Cnesarea aii' ctorilate Senen. Sliidioruni Università' tis necnon praedicti collegii magno enn- cellario. In esso si legge uno splendido albo de'personaggi componenti il colle- gio, cioè dell'encomialo Papa, di 2 i car- dinali, e di un gran numero di vescovi, di preiati e di altri primari ecclesiastici. JNegli Annali delle scienze religiose, 2.' serie, si riferirono le adunanze tenutedal collegio teologico ed i temi in esse trat- tali ne' pronunziati ragionamenti; e che il regnante Pio IX nel 1 84^ si degnò per- metlere che il suo nome fosse iscritto nel ruolo del collegio niedesinio,il (juale guile vantarsi d'essere in ogni teu^po^talo o- noralo della supren)a prolezione de'som- mi Pontefici. Notai a Pisa che il regnan- te Leopoldo II neli85i unì in una sola generale e completa università le due u- niversità di Pisa e di Siena, a quesl'ul- tima riservando le due facoltà di teolo- gia e giurisjirudenza, le altre attribuen- dole a quella di Pisa. L'imperiale e re- gio collegio Tolomei, sebbene ffjsse fon- dalo pe'nobili alunni dal sanese CelsoTo- lomei con testamento del 1 61S, destinan- do a tale scopo scudi 5o, 000, pure iWpet- ti dubita che tale istituzione abbia ori- giiie da 100 nobili cavalieri sanesi nel principio di quel secolo, eil i cui alunni con nome nccatlemico esercitavansi nel- la ca valici izza e nelle scieii7.e,avendopci' capo Ferdinando I, al quale per ingegno di Scipione Haigat^li fu dato l'emblema del reileir.Alpicol molto: Maj'e'ttnte tan- tum. Il nobile collegio Tolomei fu aper- to a'25 novembie I 676 sotto In direzio- ne de'gesuili, nel casamento contiguo al palazzo (il (piale è maeslosninente con- dono iu pielre (piailre ed è il più super- bo deprivali edilizi) e piazza Tolomei, (piindi fu preso in allillo nel 1788 il pa- Kizzo i'apesehi de' Piccolomini, dove si trasferirono gli alunni e vi restarono si- no al 1820, epoca della loro lra>lazii ne

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nel gì;» con^entodi s.Ago<!tlno. Neti774 furono clii.T(n;iti alla direzione del colle- gio gli scolopi etultora vi sono, occupan- dosi ancora dell'educazione intellettuale e morale de'nobili couvittori, il numero «ie'quali peròoggidìrestainfeiiorea quel- lo di 5o limitato per la loro accettazio- ne. I giovani Sono istruiti nelle arti ca- valleresche, nella letteratura, nelle lin- gue latina, greca, italiana, francese, in- glese, tedesca; nelle scienze morali, nelle fìsiche e matematiche. Da ultimo vi fu in- trodotta la scuoia botanico-agraria, e un giardino di semplici per l'istruzione dei giovani signori. Presiede ad esso una de- putazioneeconomica composta del prov- veditore della camera comunitaliva del compartimento di Siena, del gonfalonie- re della città e di altro nobile sanese. Il reale istituto toscano de'sordomuti può dirsi quasi un miracolo della provviden- za pel suo incremento, dopo il suo corain- ciamento nel 1828 : pe' maschi dirigono l'istruzione gli scolopi, per le femmine le suore della carità. Ne fu fondatore il di- rettore p. Tommaso Pendola delle scuole pie. Le scuole primarie di letteratura la- tina, italiana e scienze raorali sono aper- te nell'Opera del duomo, nel seminario arcivescovile di s. Giorgio, nella collegia- ta di Provenzano, e nel convento de' do- menicani in s. Spirito. I conscrvalorii di femmine sono 3: 1. "l'imperiale regio Ri- tiro del Refugio istituito nel i 598 per no' bili fanciulle; *.° quello di s. M." Madda- lena delle Montalve; 3.°dis. Girolamo detto dell'Abbandonate. Vi sono pure le scuole normali istituite nel 1788 per le fanciulle. I monasteri in Siena ne'secoli trascorsi erano talmente numerosi e po- polali, che per moderarne l'eccedenza vi fu bisogno d'un breve pontificio. Pio II con bolla del r4G3 inibì di fabbricarne di nuovi nella città e sobborghi, perchè ve n'erano più di quello che fosse conve- niente, autorizzando il vescovo a soppri- nu'requelli che avesse credulo,riunendoli ad alili piupurzionataiuculc. Nel 17.48

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scrive il Pecci che si contavano t r mona- steri econventi di regolari, e g altri nelle vicinanze della città: que'delle religiose erano 20 compreso il suburbano de' ss. Abbondio e Abbondanzio superstite de- gli altri suburbani; 4 erano i conservato- rii per vergini nobili e di onorata condi- zione. Sebbene l'introduzione degli ebrei con ghetto sia antica, la sinagoga inco- minciò neh 788, ed i maschi hanno scuo- la. Siena non manca di cassa di rispar- mio,di sala per gli asili infantili, di scuo- la d'insegnamento reciproco. Nel 18 16 Ferdinando III nel locale della Sapien- za istituì l'i. r. istituto delle belle arti, ed ivi fu riunita una quantità di pitture , molle delle quali appartenenti a chiese e conventi soppressi, do ve fu trovato quan- to i pittori sanesi fecero di meglio. Sono quelle pitture disposte per ordine d'età, eia pinacoteca pubblica sanese meglio a conoscere quanto fosse giusta la senten- za dell'ab. Lanzi allorché, sia per l'ele- zione de'colori, sia per l'aria rallegrante e gaia de' volti, caratterizzò la pittorica sanese: lieta scuola fra lieto popolo. Di- ce Repetti, che se quivi fosse riunita la famigerata tavola esistentein s. Domeni- co, e la miniatura fatta sul mss. del 1 2 1 3 esistente nella pubblica libreria, intitola- to: Ordo Offlciorum Senensis Ecclesiae, la delta raccolta di pitture per anzianità d'autori sarebbe la 1 .Mi tuttaltalia. A con- servazione poi de'monumenli dell'arte in Siena,sia pittorica, sia statuaria, sia archi- tettonica, il granduca che regna nel 1829 istituì una deputazione perché vegli alla conservazione e alle nuove costruzioni. Scrive Tiraboschi, che dopo Firenze non vi ebbe città della Toscana, che in nume- ro e in fama di letterarie adunanze si po- tesse paragonare a Siena. La pili antica di tutte è quella de' Rozzi, cui successe l'accademia degl'lntronati, la i ." nata nel principio del secolo XV, la 2.^ circa aS anni dopo. L' accademia de' Fisiocritici appartiene alla fine del secolo XVII: più giovane delle altre è la Tegea, che fu a-

SIE SIE r7 perla dopo la mela del secolo XVIH dal i i.i nalui'alecdi mineralogia specialmcn' [)iìi gran(leci:onomislade'suoi tempi l'ar- te patria, e vi si trovano riunite molle cidiacono Snluslio Bandini patrizio sane- preziose riiccolte fitte nel lerritoi io sane- se. Vi fu l'accailcmia poetica di dame sa- se. Oltre la scieMtiiicacolle7Ìonede'pidj- nesi nata e proietta dopo la metà del se- ì)\\cai\ .itti dcll'accaflfi/tin de FisiovrUi- colo Wll dalla gianduLliessa Vittoria e/, onde si resero celebri nella republ»li- dellaRovere dopo rimasta vedova diFer- ca letteraria, furono pron)essi due premi dinando II, lecotnponenli della (juale ten- per tlii ris[ionderà meglio a due quesiti nero le loro adunanze pubbliche assai fra- d'ai gomenlo indusliiale e agrario per u- fpientate, lincile visse la principessa prò- tililà del paese; indi venne aggiunta al- teltrice,dopo la cui morte si spense la poe- l'accademia una sezione per la scienza a tica società. L'accademia de'Rozzi fu sop- graria. L'accademia Tegea sebbene col pressa da Cosimo I, avendo ragione di te- suo nome si tentasse abbracciar cielo e mere che f|uelle assend)lce fossero dan- terra, pure i modesti accvulemici siappli- nose alla pubblica tranquillità per la fer- carono con zelo a promuovere la tecnulo- videzza de'sanesi assai pronti ad accen- già patria, fondando nel i iS.j^ due catte- <lersi. Alla sventura de'Rozzi fu soggetta die di chiniica e di meccanica applicata, l'accademia degl'Inlionati, ma tanto l'u- assegnando medaglie a coloro che meglio nache l'altra i ivissernal principio del se- ne profittassero, e due [)remi a chi cr-a colo XVII sotto Ferdinando I. Fiattan- soddi>faziùne risolverebbe qualche (juc- to l'accademia degl'lntronati non polen- sito ili pubblica economia. L'origine del - do piìi li&orgere all'antico splendore, nel la biblioteca pubblica si deve alla gene- il)") j. si associò all'accademia de' Filo- ro^^ilà del suddetto celebre arcidiaconi mati, nata clandestinamente nel i :'>8f), e IJandini nel i 7 jS, in seguito nolabihnen- rpiestafuseilsuoiiome neir. dira degl'In- te accresciuta di preziosi mss. eruditi sa- Ironati, alla quale nelH)/!? fu accorda- nesi, olire i molti libri a stampa e mss. to il teatro aperto nel palazzo pubblico, de' conventi soppressi. Circa a' pubblici do\e i soci recitarono una loro protluzio- archivi, reputò il dotto Repetli che du- ne comica. In tal guisa le due accademie poFiienzenon vi sia città inToscana tau- unite continuarono sino aliG^.j in una lo doviziosa d'archivi pubblici e di anti- sala annessa alla Sapienza . sala che in chepergameiiequaiitoSiena,ollrele oiul- cpiesto secolo fu aggiunta alla pubblica bi- te case nobili che posseggono nuaiero^c blioteca iviconligua. Lacongregade'Roz- mcnd)rane e preziosi mss. Il Monte dei yisebbeneinnalzas-enelsuolocaleungra- Paschi fu fondato nel i <»2 4 per fienaie 7ÌONO teatro per le rappiesentan/e «.crit- le usure eccessive che riuscivano a dan- te da'suoi colleghi, <piesli neliHitilo ri- no dell'induslria territoriale e dellequa- dussero a teatro d'istrioni e di cantanti, si spente manifatture del paese. Piìt an- abusivamcntc chiamati virtuosi. L'unica ticoèilMontePioistituilonel 1 .j- i,(|uau- lia le antiche accademie che conserviin do impreslavu moneta coll'usura del 1 e Siena il titolo corrispondente allo scupo mezzo peri 00: fu chiuso e poi riapeitu èipiella de'Fisiocrilici,eretta nel 1 Gq 1 nel nel i ìtn^nel fabbncatoilella dogana pi e»- localc della Sapienza, trasferita nel 1 S 1 i; so il INIonte de'l'nschi che sussidia il 1 ." nel soppresso monastero di s. M(i*tiola,il «pialora gl'impiestiti eccedono il suota- cui locale neliS:x.S fu ridotto e ari in;hi- pitale. La banca Naiiesc fu aperta nel 1 S j 1, tr> d'oggetti di storia naturale per cura ed ha tolta la dilficollà alle persone in - del prof Giuseppe Loiloli, che procurò dustriali di trovare denaro pronto e |H.'r rendere la fabbrica confacentc alle odu- poco tempo a (li«<ncto frutto, laonde le nau/c accademiche, ad un oiusco di blo- sue operazioni lavvivarouo l' indulti la

VOI, LIVI.

BrSemorvfc, (W^j

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iraoifalturiern , commerciale e agraria non solo della citlàj ma di tutto l'anlico suo slato. Tra le industrie principali del- la città primeggiano i tessuti di seta, di lino e di cotone, i cappelli di feltro, ed in singoiar modo gl'intagli in legno. Altro traffico è quello delle granaglie, del mar- mo Broccatello di Siena, della carta, del cuoio, de'pani pepati, ec. 1 sanesi si sono sempre distinti nella vivacità dello spiri- to, e nel loro carattere fianco e allegro; nemici della simulazione, per spirito e per educazione hanno pronto nella lingua, e lo dimostrano nel volto, cièche sentono nel cuore, carattere che grandemente o- nora i sanesi. In Siena al pari di Firen- ze e di Pistoia si parla con dolce/za e con grazia il più elegante dialetto della lin- gua italiana. Comunemente si lodano so- prattutti i sanesi per parlare con tutte le dolcezze d'una delicata pronunzia, e coi soavi vezzi dell'arte il più elegante e più purgato dialetto di nostra bella lingua, che in bocca loro suona armoniosa. I sa- nesi sono pure industriosi e attivi ne'la- \ori d'agricoltura, ma hanno la disgra- zia d'avere un territorio quantoabbon- dante di miniere, di cave di marmi e di acque termali, altrettanto poco fruttife- ro a motivo delle crete, toUone il piano di Arbia, ch'è di terra buona e fertile. Il carattere de'sanesi non è molto superio- re a quello delle donne, le quali oltre il pregio dell'avvenenza e della leggiadria, sono al pari degli uomini piene di viva- citàedi brio,deditealla fatica, industrio- se e di molta perspicacia d'ingegno; tia le loro attrattive, si distinguono per buo- na grazia, per civiltà di tratto, non sen- za essere troppo curiose: anche le donne campestri sono belle, ed hanno maniere gentili, che destano amnnrazione e con- fusione a quegl'italiani, il cui dialetto è pronunziato imperfettamente.

E innatone'sanesi un ingegno fervido, svegliato e di gran fuoco, per cui eccellen- ti pittori e poeti uscirono tra loro; talché niiui pittore prima de' sanesi lasciò me-

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moria disc, e ninno dopo Tasso (la mor- te ne impedì l'effettuazione) e Petrarca, meritò fra i poeti estemporanei la corona d'alloroche ottenne sul CanipidogUo^F .) il sanese cav. Perfetti (di cui anche nel voi. XVI l,p. 17.5). Non basterebbe un li- bro, se dovessi ricordare tutti gl'illustri sanesi che fiorirono in santità di vita, nel- le dignità ecclesiastiche, per valorose im- prese nelle armi, pei" le arti, per le scien- ze e altro; laonde ricorderò i più rinoma- ti, oltre quelli che vado rammenlandoin quesloarticolo.De'santi e beati sanesi del- la città e stato, e di quelli che meritaro- no venerazione per santità di vita , nel Diario snncsese ne legge un copiosissimo Cfitalogo, fregiati anche di dignità, e mol- tissimi regolari e monache, di quasi tutti gli ordini religiosi, per cui solo qui ripe- terò l'eloquente s. Caterina da Siena do- menicana, s. Bernardino da Siena fran- cescanOj sebbene nato a Massa Maritti- ma; e fra i beati il b. /Ambrogio Sanse- doni domenicano, il b. Bernardo Tolo- me/ fondatore degli 0//i'f /art/, ed il h. Gio- vanni Colombini fondatore de' Gesuati. Stefano e Giacomo agostiniani di Leccete fiu'ono istitutori della congregazione dei canonici regolari del ss. Salvatore detti Scopettini, di cui parlai nel voi. VII, p. 268. Furonosommi Pontefici s. Giovan- ni I oà\ Populonia, Bonifacio Flsecon- do il Gigli, s. Gregorio f^ II che altri di- cono di Soana, e altri romano, Alessan- dro III che Sot\na pretende suo. Pio II 3 Pio III^ Alessandro FU. Figlio d'una sanese fu Giulio III. Oriundi di Siena si leputano Sisto IF, Giulio II, Clemente FUI, Paolo r. Urbano FUI. Si con- sidera sanese anche HJarccllo //di Mon- te Pulciano. I Papi Eugenio IF, Paolo IIj, Innocenzo FIII^ Paolo II le Gre- gorio A/A' derivarono da famiglie aggre- gate alla nobiltà di Siena. Avendo pro- cedutonella conipilazione delle biografìe de'Papi principalmente col Novae>, tan- to eruditode'fasti sanesi, in esse si ponno vedere le notizie de'Papi ricordali e le lo-

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roconlraslnle patrie. Grande è pure lino- veio de'cartVmali sanesi, ed ecco qi)elli che polei registrare per tali, per quanto dis- si alle loro biografie (avendone scritto pu- re pe' cardinali vescovi e arcivescovi di Siena), senza ripetere quelli che furono elevati al pontificato, e quelli che nacque- ro altrove sebbene di famiglie sanesi. Vo- lunnio Bnndinelli, Benedetto (WaconocdiV- dinaie di s. Leone IV, Alessandro i>/c/i/, Anfonioi?/r/j'jCarlo Z?/Wt/, Vincenzo Bi- chi, Pier iM/ Bors,hese, Flavio Chigi, Si- gismondo C/i/^/, Francesco Ccnnini, An- tonioCrtii'j/, Kanicro De/c/,Sci pione Del- ci, Uberto Delci, Fiancesco Dclci, Giro- lamo Ghinncci, Fabio Mignanelli, Gui- do Moricolti, Giacopo Filippo Nini, Ro- lando Paparoni, b. Giacomo Pasquali^ Riccardo Pe/ro«/, Alfonso Pelrucci, Raf- faele Pe/r^rc/, Giovanni Piccoloniini,Ct:- WoPircolomini, Enea Silvio Piccolomini liiislichini, Pier "M.^ Pieri, Flaminio Ta- /a, Manfredo Tenlonnria, Viviano To- rnasi, Bernardino de /^fcc/i/, A ntonfeli- ce Zondadari, e altro Antonfelice Zo/z- r/<7<^r7r/. Gregorio XVI nel i834creò car- dinaleepoi fece vicario di Roma l'odier- no Costantino Patrizi lomano, ma nato in Siena, dalla quale deriva la sua nobi- le famiglia; e neli844*^reò cardinale il pur vivente Giacomo Piccolo/nini, pro- lettore della confraternita della ss. Tri- nità inSiena. Grandissimo sarebbe il nu- mero de'vescovi, e innumcrabile quello di altri prelati; riporterò soltanto que'di santa vita insigniti della dignità episco- pale. Salimbene Salimbeni i patriarca d'Antiochia, dopo tolta a' saraceni, Da- \ide Patrizi vescovo di Soann, fr. Riagio vescovo carmelitatio, ed i beali Cristnfo- roToloraci vescovo di Sebaste, NicolùFor- tigucrra vescovo d' Aleria domenicano, Antonio Rettini vescovo di Foligno ge- stinto. Quanto al numero degli artefici, Siena rispetto alla sua popolazione n'eb- be molti quandoconlò molli cittadini, sce- mato però il numero di questi, dinnnuì rono ancora i cultori delle belle arti, fin-

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che sotto il governo Mediceo ogni trac- cia di scuola le venne meno. Sono dell.» I.' epoca oltre la miniatura del i2i3 e la pittura dell 220 già rammentate, i mu saici di fr. Mino da Torrita di cui è quel- lodeirabsideLateranen>e,i dipinti di mae- stro Duccio di Boninsegna, di Simone di Martino o di Simone Memmi. Si distin- sero fra quelli della 2.* epoca il Raggi de- nominalo Sodoma, il Beccafumijil Pac- chiarono, Baldassare Peruzzi architetto, altro essendo f^ancesco di Giorgio. La 3.' epoca cominciereltbe col Riccio o Barto- lomeo Neroni e col Salimbeni, seguitereb- be col Casolani e col cav. Francesco Van- ni, cui si deve il ritrovato di dipingere in marmi, lasciando ne'fìgli i seguaci della 4.'^ epoca e della scuola nella quale figu- rò il cav.GiuseppeNasini allievo esso pure del Vanni. Tra gli scienziati fu illustreli- turgicoA gesti no Patrizi P/rco/oA/im/, Am- brogio Calarino arcivescovo di Gonza fu celebre teologo, Sisto da Siena ebreo con- vertitoe poi domenicano pubblicò la Bih' hia colla critica de'libri dell'anticoTesta' mento, Folcacchieii fu unode'[)rimi poeti italiani. Fra i sommi canonisti fiorirono Mariano Sozzini oSocino il vecchio, ma- gnificamente lodalo d.i Pio II, Birlulo- meo di Mariano Sozzini o Socino che tra i professori di diritto civile non fu infe- riore ad alcuno del secolo XV, nel qual tempo fra gli altri si distinse il sanese giu- reconsulto Bulgarino. Citerò fra i sommi naturalisti e dottori, Mattioli, Bii ingucci, Badassari, l'ab.Soldani, Giulio Mancini, GiuseppeLodoli, benché ad alcuno di es- si non fosse stata loro culla Siena, ma so- lo patria d'affezione. Rispetto a'piìi gran- di scrittori di cosepatrie vanno rintarca- ti Orlando .Malavolti, Giugurta Tornasi, CelsoCittadini, Uberto Benvoglicnli,Gio. Antonio Pecci, Ettore Homagnoli. Riiti- lio Brandi istituì le monache Filippine (/^.) di Roma, ed ivi eresse la chiesa di s. Fdippo.del sodalizio delle Cinque Pia- ghe, che descrissi a tale articolo, ma nel 18 53 fu tutta restaurata ed abbellita

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con eleganza, e con tre altari. Dai sud- detti Socino con infelice fama discese Lelio Socino eresiarca e fondatore del- la setta degli And- Trinitari o Sodniani (F.), nella quale si distinse il nipote Fau- sto Socino. Non debbo tacere, che la vez- zosissima Rossellana sanese, fatta schia- va da' turchi, il polente imperatore Se- lim II la esaltòasua sposa favorita: nel Dizionario storico delle vite, di tutti i mo- narchi ottomani, lungamente si tratta di questa celebre e avvenente sultana sane- se. I più antichi santi patroni della città sono i ss. Ansano, Crescenzio, Vittore e Savino, a'quali furonoaggiunti s. Bernar- dino e s. Caterina. La repubblica di Sie- na usava un sigillo rappresentante la B. Vergine col s. Bambino in braccio, e al- l'intorno il verso : Salvet Firgo Senam, niiam signatantenam,coTnes\ badai Ben- voglienti nelle Annotazioni alla Cronaca di Siena j nel 1. 15 Rer. Italie, di Mura- tori. Questi crede che qualche parola di più esiga il verso, come Quani Jesus o pure iV'rtA.*?; nel sigillo con diverse mone- te sanesi riprodottodal (j\^\\, òo\ìO Senani leggo Feterem. In esso la B. Vergine tie- ne colla destra un fiore, e calpesta undra- go;lateralmente al suo Irono sono due an- geli genuflessi e sorreggenti candelliericon candeleaccese.Ne'più antichi sigilli di Sie- na si vedeva il prospetto d'un castello o d'una città conquesto verso intorno: Fos veleris Senae signum noscatìs amenae. IMuratori nella Dissert. 27." tratta delle monete antiche di Siena, e del privilegio e gius dibattere moneta concesso alla re- pubblica neh j86 dall'imperatore Enri- co VI. Ma che prima ancora di quel tem- po godessero! sanesi tale prerogativa, ap- parisce da un islrumento del i 180 dato alla luce dallo stesso giuratori, in cui Cri- stiano arcivescovo di Magouza legato im- periale per l'Italia, in nome di Federico I promette al popolo che gli avrebbe con- fermato il gius della moneta. Le monete ■vedute da IMuratori sono 8, ed hanno : la 1 ' un i^in mezzo e nel contorno Sena

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Fetus, e nel rovescio la Croce colle lette- re Jlfa Et CJO cioè Omegaj la 2.' poco differenzia dalla precedente;la 3.^nel mez- zo tS*, e intorno Civitas Virgo SenaF etus y nel rovescio laCroce cowAlpha el 0,Prin-- cipiuvi et Finis^ ed in altre invece di Ci- vilas Firgo,&i legge Civilas Firginis, co- me volevano appunto dire i sanesi, e co- me è nella 4-^ le altre non hanno par- ticolarità rimarchevoli; r8. Mia la mede- sima iscrizione, e nel rovescio uno scudo coir arme di alcuno, e di sopra un G. li sigillo del popolo è un leone rampante , prima essendolo camminante. In Roma i sanesi hanno chiesa nazionale sotto l'invo- cazione di s. Caterina di Siena in via Giu- lia nel rione Regola, con arciconfralerni- ta, trattandone con ispeciali particolarità riguardanti pure la storia patria Camillo Fanueci sanese, celebre per avere peli nel 1602 pubblicato un trattato sulle O- pere pie di Roma, cioè a p. 344) cap. 1 3: Della confraternita di s. Caterina della nazione senese. Narra che nel 1 5 1 9 sotto Leone X e a'4 luglio la nazione istituì in Roma il sodalizio con l'invocazione della s. concittadina benemerita della s. Sede, il cui corpo riposa nella Chiesa dis. Ma- ria sopra Minerva [F.) e la testa in Sie- na nella chiesa de' domenicani e porta- tavi ancor vivente la madre. La confra- ternita fu in prima fondata nella chiesa parrocchiale di s. Nicolò (di cui ne' voi. XXIV, p. 277 e 278, LXIII, p. r i4) detta già degl'impiccati ed in Furcis , perchè ivi si sulfragavano e seppelliva- no i condannati a tale estremo suppli- zio, poi chiamata degl'Incoronati, quale giuspadronato della nobile famiglia ro- mana omonima, presso la via Giulia e si- tuata presso il Tevere. I confrati avendo riunito molte limosine, acquistarono un bel sito nella stessa via Giulia verso Pon- te Sisto, e nell'anno i5i& vi edificarono una chiesetta con oratorio e altre stanze perabitazionede'sacerdoli cappellani. La fornirono di utensili sagri e di tutto l'oc- correute. Fra le pie opere prescritte alla

SIE confraternita, vi fu la visita a'confrati in- fermi curali dal medico dalla medesima stipendialo, benefizio esteso a lutti i po- veri sanesi dimoranti in Pioma con limo- 6ine settimanali, ed a quelli che non era- no bisognosi fu stabilito dare un panetto di zuccaro.Àiutavanoa far liberarci car- cerati, nelle feste incominciarono a reci- tare ruffiziodeirimniacolata Vergine, ac- compagnavano i morii alla sepoltura, e se privi di mezzi vi suppliva il sodalizio, al quale elfelto fecero una bara che riuscì la più bella di Roma, cotnechè dipinta da UaldassaredaSiena eccellente pittore, per cui fu poi disfi Ita e delle testiere si for- marono 4 fina<^bi meravigliosi. Spesso i confrali si esercitavano in orazione conti- nua al ss. Sagraraento nelle Qitarani'ore (/ .), anche con tlispendio nell'esposizio- ne che facevano decorosa nella dellachie- sa, poiché atlerma Fanucci clie prima che l'introducessero i sanesi non esisteva in Roma tale divozione; ma (juesla gloria viene conlesa da alili sodalizi come ri- marcai al citalo articolo. Il Fanucci ripor- ta il modo come in principio si eseguiva la di vola pratica nell'oratoi io, ove un so- lo lume nascosto scopriva un ss. Croce- fisso, ma siccome non vi si amnieltevano donne, fu poi trasferita in chiesa e pub- blicamente eseguita col vespero solenne, sermone e con processione preceduta dal ss. Crocefisso e seijuila dal ss. Saijrarnen- lo, col quale poi si ilava la benedizione, esortandosi i conlìati e il popolo alla di- vozione verso il ss. Corpo di Cristo. In se- guito tali funzioni fecero la donìenica juallioacon messa cantata, e il ss. Sagra- mento reslava esposto anche la notte; ma leilonne vi resta vanoa preg. ire sino all'A- ve Maria. L'esposizione «i protraeva sino all'ora di nona del martedì, sempre con tenda tirala altra verso tiella chiesa, fa- cendo per turno le ore di continua ora- zione i confrati, il che si regolava colTo- l'ulogio a polvere e cui Iripice suono del campanello, restando in libertà di rima- ucicufaie ulti e ore chi lu bramava; icr-

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minandosi la funzione colla benedizione dei ss Sagramento,e messa nella quale il sacerdote consumava l'Ostia sagra ch'e- ra stata esposta. Ho voluto compendiare il narrato da Fanucci, perchè si conosca come ebbe principio la solenne e perpe- tua orazione delle Q«rtrrtfl/*ore in Roma, che scaltre chiese ne dispulano il prima- to, certamente questa non clev' essere se- conda. La confraternita, sebbene povera, nondimeno negli anni santi i 'jj'ì e 1600 accolse tulle le compagnie che ila Siena si recarono in Roma per 1' acqui>to del giubileo, il che praticò ancora ne'succes- sivi: andò loro incontro processiooalinen- le fuori delle porte diRoma, le albergò di tutto punto e supplì a tulle le spese ne- cessarie, accompagnandolecon altra pro- cessione nella partenza. Solendo tali con- fraternilesanesi lasciarea quella di Roma ciascuna il suo stendardo, molti essa ne venne a possedere e più dell'altre, tran- ne quella della S!>. Trinità de'pellegrini. Le compagnie erano composte ciascuna di Go, 70 e 100 uomini, e si fermarono in Roma circa e non meno di 6 giorni, laon- de grandi furono le spese incontrale per ospitarle con letti e altro. Per la chiusu- ra delle porle sante, una voltasi trova- rono insieme 4 compagnie che in com- plesso superarono 4oo indiviilui, olirei quali furonoalloggiati e governati nel de- corso degli anni santi moltissimi sanesi poveri d'ambo i sessi. Per la sua antica divozione al ss. Sagramenlo, nel giovedì santola confraternita recavasi in proces- sione a venerarlo chiuso nel sepolcro nel- lacappella Paolina del Valicano.Nel gior- no della festa di s. Caterina, che traspor- tano alla 2.^ domenict di maggio, cele- brandola con solennità, portano in pro- cessione il suo dito, nel quale Gesù Cristo le pose l'anello nello sposarla, al dire di Fanucci; ma avendo voluto vedere tale relitpiia , invece ho trovato che consiste in un pezzodi costa della santa e di par- te del suo ciliziu. In tal giorno lil)ei.iva- uo dal cjiccrcuu conduunalu alla pena

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capitale, e dalle mani del cardinal pro- lellore facevano distribuir le doti alle zi- telle, lasciate nel i Sy i dalla pia generosi- tà di Ettore Quercia sanese, comesi leg- ge nella chiesa di s. Maria sopra Minerva con epitaffio riprodotto da Fan ucci, ed e- rello dall'erede arciconfraternila della ss. Annunziata colla descrizione di sue dispo- sizioni : ma ad essa avendo mossa lite il sodfiliziodi S.Caterina, ottenne per se l'e- redità del conci Itad ino. GregorioXllIcon- cesse al sodalizio indulgenze e privilegi, vestendo sacchi bianchi con cordone ne- ro, e l'effigie di s. Caterina da un lato del petto. A'?, luglio 1594 essendosi in Siena rinvenuta nel sito detto Provenzano, già abi tal u damerei liei, la sta tua dellaB. Ver- gine the subito fece molti prodigi, il so- dalizio nel settembre I 5g5si recò a vene- laila in Siena, con piocessione composta di più che cento confrati e molte conso- relle. Fanucci pubblicò la descrizione del viaggio e del suo solenne ingresso in Sie- na. Il medesimo, ed il Piazza nell'-E'^^e- vologfo romano, trat. 8, cap. 6 : Di s. Ca- terina di Sitna dt senesi a strada Giu- lia, descrivono le altre opere di cristiana divozione in cui si esercita la confrater- nita. Dipoi fu elevala al grado d'arcicon- fiaternita, e siccome avea trascurato di valersi dell'annuo privilegio di liberare un condannato a morte, concesso da A- lessandro VII, come riferisce Venuti, Fa- ma moderna, p. 55o, Clemente XIII lo rinnovò col breve Exponi nobis, de' 18 maggio I 'j6ì ,BiUl. Rom.coni.t.-i,p. 120, dicliiiirando inoltrechel'abilitava in man- canza di reo dannato all'ultimo supplizio, di poter liberare un delinquente condan- nato in galera sia in perpetuo, sia a tem- po determinato. Notai a Co\fraterm- Tf, che tali concessioni furono poi a tut- te soppresse. Riferisce Fanucci, che nella solenne processione del Corpus Domini che fa il Papa in Roma, la nazione sane- se gode il 2." luogo dopoi romani, in por- lare le aste del baldacchino; con qualche dilTereuza registrai il privilegio concesso

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nel 1458 da Pio II ai deputati della na- zione sanese,in luogo de'quali supplisco- no i confrati in abitodi città o talare (cioè i laici vestiti di nero con col lare e ferrai uo- lonedi seta, gli ecclesiastici sottana e fer- raiuolone neri), ne' voi. IV, p. 58, IX, p. 58. La chiesa di s. Caterina di Siena in in Roma fu riedificata e ornata di stuc- chi e dorature nel i 760 con architettura di Paolo Posi sanese di gran talento, se- polto nella medesima con monumento e busto marmoreo nella 1." cappella a sini- stra, erettogli nel 1 778 da Giuseppe Pa- lazzi suo scolare ed erede. Prima di que- sto restauro si vedeva nell'altare maggio- re ilquadio della Risurrezione,opera bel- lissima di Gii olamoGenga, e neppure più esistono i dipinti a fresco sulle pareti, la- voro in parte di Timoteo della Vite da Urbino scolaro di Raffaele, amico e com- pagno diGenga, ed in parte di Antivedu- to Grammatica che vi è sepolto. Al pre- sente nel catino dell'abside è una pittu- ra a fresco di m.r Pecheux artista fran- cese distinto dell ultimo periodo del se- colo passato, che vi effigiò il ritorno di Gregorio XI in Roma, al quale ebbe tan- ta parte la santa titolare, quando recata- si in Avignone ambasciatrice de' fioren- tini per placarlo e proscioglierli dalla sco- munica contro loro fulminata, con poten- te e grave orazione pronunziata in con- cistoro e colle sue frequen ti esortazioni per divino comando, fece elFetluar la risolu- zione concepita dal Papa di restituire a Roma la residenza pontificia (la santa fu accompagnata in Francia dal b. Stefano Maconi, e fu interprete tra lei che parla- va toscano e il Papa che si esprimeva in latino, il b. Raimondo da Capua). Le pit- ture della volta sono di Ermenegildo Co- stantini, tranne i chiaroscuri eseguili da Gio. Callista Marchetti. Nel quadro del- l'altare maggiore vi espresse lo Sposalizio spirituale di s. Caterina con Gesù Cristo il valente Gaetano Lapis scolaro di Con- ca. Degli ovali di lela che adornano la na- ve della chiesa, e che rappresentano i fa-

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sfi (Iella santa, que'ne'lali del presbiterio sono tli Lapis, i due seguenti di Pietro Angelelti,gli altri li colorì Stefano Faro- cel, degli ultimi due presso la porla quel- lo a sinistra è del Conca, l'altro a destra di Moria. Quanto agli altari laterali, nel I ."a sinistra di chi entra il quadro è del viterbese Corbi eccellente discepolo di Mancini, il quadro dell'altra che segue è di Conca. Quello incontro fu fatto da La- piccola altro scolaro di Mancini, l'altro èdi Salvatore Monosilio scolaro del Con- ca. La chiesa è di bella forma, con decoro- sa facciata; l'altare maggiore è di marmo, con colonne e pilastri incrostati di mar- mo giallo venato; l'ampio sotterraneo è grande quanto la chiesa e serve di cimile- ro,essendovi sepolti alcuni personaggi,co- mei cardinali de Vecchi e Cristaldi, l'ulti- mo abitando il proprioadiacente palazzo. Alla chiesa è contigua !a casa e il supe- riore oratoriopiultostogrande,nel cui al- tarevi è ilsuddettoquadrodellallisurre- zìone. Il sodalizio tuttora dispensa annue doti nazionali, ed ha per protettore il car- dinal Costantino Patrizicome d\ famiglia oriunda sanese. Diversi Papi gli concesse- rograziee piivilegi, ePio VI che da pre- lato n'era stalo governatore o piimicero, gli accordò quello insigne di dichiarare privilegiati l'altare maggioreequellodel- i'oratoriu, colla liberazione d'un' anima dal purgatorio al i .°, e di una di quelle de'fratelli e soielle deH'urciconfraternit.i al?..", nella celebrazione della messa. Pio Yilpoi privilegiò l'altare del cimitero sot- terraneo, ove celebrandosi una messa per alcuno di (pielli ivi defunti, restasse libe- roilallepenetlel purgatorio. Nella sagre- stia vi è unCrocedsso amico, copia di quel- lo che impresse le ó'a'//i/;ia/e(/'.) ins. Ca- terina.

L'origine di Siena per quanto sia stata argomento di lunga contesa fra molti scrittori, Repelti conviene con Cellario, che non apparisce qual sia stata innanzi Cesare,fiuucsscndovi memorie dc'suoi in- cunabuli^ sebbene sembra doversi ritcnc-

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re d'un 'età assai più antica. Non pare che ripeta Siena da' galli senoni discesi con Breiino in Italia il suo principio, come an- tichi autori immaginarono dalla simili- tudine del nome di Sena ora Sinigaglia, la quale fu poi colonia cittadina, mentre la colonia di Siena in Etruria fu delle mi- litari. E' questione se la deduzione della colonia e perchè fu detta Sena Juli if deb- ba attribuirsi a Giulio Cesare, o al suo ni- pote Cesare Ottaviano ossia al suo triuna- virato, ovvero a Giulio e dopo aver vin- to Pompeo a Farsaglia. Se la colonia sa- nese in Toscana non precede, fu almeno coetanea a quella di Firenze,la quale i più sostengono ch'ebbe la colonia tlal i." di detto triujnvirato e dopo la vittoria di Farsaglia, o meglio di Filippi , la quale fu riportata da'trium viri. Isanesi sempre d'indole vivace, per esserestato dalla ple- be battuto in Siena, nell'impero di Ve- sj)asiano,ManlioPatruito senatore roma- no consenziente il magistrato, i percusso- ri ardili e motteggiatori, con nuova ingiu- ria gli fecero cerchio e a guisa d'un mor- to lo esequiarono con piagnistei, scher- ni e contumelie. Il senato romano adira- to, punì i lei eammonì con decreto la ple- be sanesea com[)ortarsi con più modestia per l'av venire. La sua colonia fu di qualche importanza , con magistratura propria , come rilevasi da'monumenti, i quali re- cano pure il vero nome della città Siena e in latino.^<:c/2^.-ebbe ancora i seviri au- gustali istituiti da Tiberio, a onore del prcdecessoie A ugusto.CredeFanucci, che Siena siastata convertita alla fede cristia- na da s. Crescenzio discepolo di s. Paolo apostolo, passanilo per la e ttà quando fu mandato a promulgar l'evangeloin Fran- cia dallo stesso apostolo, e dove ebbe la corona del martirio. Per la breve sua di- mora in Siena la fede non si potè propa- gare,anzi alcuni ritornarono all'idolatria. Ma verso l'anno 3oo s. Ansanodi Bagno- rea, venuto in Siena, colle sue fervorose prediche e buone opere lini di converti- re alla dottrina di Gesù Cristo tulli i su-

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iiesi, e per questo il santo fu fatto mar- aibilnoconsagrato nella chiesa di s.Ansa- tirizzare da Licia proconsole di Diocle- no a Dofana un altare fabbricato da Gau- ziano e Massimiano imperatori, vicino al spetto gastaldo sanese , senza cognizione fiume Arbia. Di lui già ho parlato col Pec- e consenso del diocesano Stabile vescovo ci, il quale lo celebra propagatore della d'Arezzo, che perciò ricorse alla s. Sede, caltolica religione nelle contrade sane- e Anfredo al re Astolfo. Papa Stefano II si, e narra che il suo corpo in tempo del di concerto con questi delegò la causa a vescovo Gualfredo 2.°, dal luogo chiama- 3 vescovi, la sentenza de'quali fu a favo- to Dofana, quasi ^aoF<^«fl!, ove si crede re dell'aretino. Nondimeno successiva- luartirizzatOjdalla chiesa e monastero del mente ebbero luogo diversi placiti, giu- suo nome venne trasferito solennemente dizi e disposizioni pontificie, come di s. in Siena, ove avea diffuso la fede, e come Leone IV e Alessandro II, per la causa in Arbia era veneralo sino dagli antichi predetta, alla quale finalmente fuimpo- secoli. Quindi ben presto Siena venne a sto un termine definitivo da Pio II. iNel possedere pievi e parrocchie, eia sede ve- 774per aver Carlo Magno vinto e impri- scovile avanti le incursioni de' baibari. gionato Desiderio re de'longobardi, ter* Mancano documenti perdimostrare le vi- minando il loro regno, incominciò la do- cende sloriche di Siena ne'ten)pi romani minazione de'Carolingi anche nella To- e nelle prime invasioni barbariche, sino scana, e Carlo Magno dopo essere stato co- alla dominazione (ìtì longobardi, sotto i ronalo in lloma imperatore nell' 800 , quali la città e il suo contado non dipende- venne a Siena. I nobili francesi giunti ai- vano da'duchi di Toscana, ma era gover- lora nella regione sembra che preferissero nata e amministrala direttamente dal re, ad ogni altra città Siena. Tale conquista come rilevasi dalla restaurata chiesa di s. portò una modificazione nella parte go- AnsanoeseguitanelG78dalgaslaldoWil- vernaliva, dimodoché a pochecittà tosca- lerat governatore o giudice supremo di ne fu conservato e a pochissime fu dato Pertarite re de'longobardi in Siena, in cui un governatore col titolo di duca; le al- e nel territorio i longobardi fondarono Ire lulleerano presieduteod.ii conti odai molte chiese dopo la loro conversione dal- gastaldi di origine francese. Quando le ci t- l'arianesimo. Altra prova della domina- là, oltre il conte, aveauo anche il gastal- ?ione longobarda si apprende dalla con- do, quello soleva presiedere al politico , troveisia insorta nel 7 i ■?. a tempo d'Ari- questo all'economico; iU." avea le attri - perto II, sui diritti diocesani, fra il vesco- buzioni consimili a quelle de'duchi, cioè vo di Siena e quello d' Aiezzo; e nel 71') di mantenere gli abitanti della sua città Liutprando da Pavia, a cui era ricorso il e contado ubbidienti alle leggi e fedeli al ■vescovo di Siena, vi spedì un messo regio re, punire i malfattori, difendere le ve- per assistere nel giudicarla il suo maggior- dove e i pupilli; era poi cura del gastal- domo Ambrogio, nellacorle regia presso do come del conte di riscuotere l'entrate la chiesa di s. Martino, essendosi pronun- regie, e alla fine d' anno presentarne in ziata lasenlenzada 4 vescovi di Toscana, persona il prospetto al tesoro reale. Ciò Nel principio di questo secolo trovansi in premesso, la città di Siena sotto la dina- Siena due gastaldi, uno disimpegnava la stia di Carlo Magno fu presieduta da con- 1." carica politica, l'altro economico che ti di origine e legge salica, e pare che e-^ amministrava! beni della corona; il r.° era sercitassero giurisdizione sulla città e con- indipendentedaiduchie fòrseeraun con- lado,oltregliscabinie altri magistrati: fra te. Le dissensioni fra i due vescovi con- i conti e governatori di Siena, è indubi- tinuarono, e nel 752 inasprirono per a- tato che nelTSOS lo era Winigi o Vinigi- vereAuficdu vescovo di Siena di proprio si. In un placito tenuto iu Siena dall'iiu-

SIE SI E l'i peralore Carlo III il Grosso ncll'SS r, vi scana, passasse per Siena: è pure cretlibi- assistè il marchese Berengario poi re d'I- le che vi ritornasse nel qGy reduce da Na- talia, olire un gran iimncrodi vescovi, di venna e recandosi a Volterra. Nelf)73 fìo- inagnali, di giudici e di conti; il (piale pia- rirono in Siena due magnali, Lamberto citulu pronunziato a causa delle (piere- iìgliodel maichese Ildebrando, che alìit- le rimesse in campo per la 7/ volta fi a i lo 4 corti colle loro pertinenze per la vi- vescovi d'Arezzo equelli di Siena. Nel de- stosa somma di lirei 0,000; l'altro vendè dinar del IX secolo si dispularono la co- alcune terre di Camp;ignatico a un conte rona ferrea il marchese Berengario duca Piidolib.II IMalavolti racconta chenei line di Friuli,e il marcheseOuido duca di Spo- del secolo X Siena ottenne la libei sot- leto d'origine fiancese, il quale nell'iSf) i lo il governo degli ottimati, per benelizio fu coronalo imperatore da Papa Stefano dell'imperatoreOltone lll,ilquale ripas- V. Dopo avere i competitori rimessa la so per Siena nel ()«)8, quando rimise snl- contesa del regno d'Italia alla ilecisioiie In seile ponlificia l'espulso Gregorio V e delle armi, Guido lino daH'SSc) pulèdo- punì l'antipapa Giovanni XV 11. Le pri- minare non solo in Siena e nella marem- me mosse d'armi fra città e città comiu- rna grossetana, ma ancora nel territorio ciarono per avventura in Toscana, quan- di Chiusi^ cui allora apparteneva la parte do i magnali, i vescovi ed i popoli dell'al- sellenlrionale di IMou'e Amiata. La sua ta Italia erano divisi in due partili, uno don)inazioiieperò fu interrotta, sia ()era- de'quali voleva re Arduino principe ita- ver associalo all'impero il liglioLamberto liano, l'altros. Enrico II re ili Germania, coronalo in Pioma nelI'Sqi da l'apa For- Sebbene riguaido allo stalo di repubbli- uioso, sia per avei* questi fitto allielfau- ca questa di Siena propriamente non a- to neir8c)5 con Aniulloiedi (ieiuiania vesse principio che intorno alla metà del della stirpe de'franchi, il quale vedendo secolo XII, con tutto ciò le memorie re- la fortuna favorevole alle proprie armi la lalive al suo governo economico e civile fece da padrone assoluto sulla peui?ula, seud:)rano risalire un buon secolo innan- u segno tale che i marchesi di Toscana e zi, come rilevasi da diverse carie antiche, di altre provincie italiane si recai 0110 a Che poi le città diToscana anche nel se- riconosceredal sovrano francese i loro feu- colo Xi fossei'o governale da'conti, lo di- di egoverni. Però dopoché Arnolfo ab- chiara per lutti un diploma d'Enrico Ut bandouò l'Italia, il popolo sanese al p ari de'7giugno i o52,col(piale ilclerodi Voi- dirpiellodi Chiusi ritornò sotto il regime terra venne esentato dalla giurisdizione di Lamberto, che regnò in pace sino alla de'marchesi e de'cunti, cui lino allora quei morte avvenuta nell'SqS. Dopo il ()0() in preti erano slati soggetti. Assai maggiori Siena eChiuìti dominòLodovicol V WIùiii- furono gli onori cheSiena ricevè nel 1 o )<S, f/»//o(igIio d'Arnoldo, ma nell'agostoqoj (piando vacata la s. Sede per morte di in Siena si trovano i conti salici e di uno- Sleiano Xin Firenze, con ho le sue inijiun- voilgovernodi Iìerengari(i I, coronalo [)oi zioni di attendere il ritnriio.deir abbate da Giovanni X in Pioma nel qi 5 o 9 i G. Ildebrando, poi s. Gregorio / //, da lui Siena e il suo contado nel ()^o con Chiù- spedilo legalo a Enrico IV, per procede- si ficevano parte del regno di Derengario re all'ekzione del successore, in Roma le ]I e di Adalberto suo ligi in; ma tiavai^lian- (azioni intrusero nel pontificato Bctfiict- do essi Papa Giovanni XII, nel ()()2 ri- /o Aanlipapa; laondes. PieiDamiani par- chiamò in Italia Ottone I che cravi disce- tecipò il disordine nd Agnese madre del so uel i)') I, e lo coronò im[)eralore. Que- l'imperatore, per fare ritornare in Italia sii è probabile che nell'in verno di tale a n- Ildebr.iudo. \ eiiuto(|uesli iuToscan.i, le- uo,c ncireslale(jG4)i^Ui'avci'»audo IjTo- ce adunare nel duuiuu di Siena un cuu*

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cilio, in cui pronunziandosi la deposizio- ne del pseudo BenedeltoX, a'-28 dicem- bre fu eletto Papa Nicolo II eh' mn ve- scovo di Firenze, e partendo perPtoma ivi fu intronizzato e coronato, come affei-ma Pagi, più critico del Gigli che lo disse e- ietto e coronato nel concilio di Siena a'3 gennaio i oSg. Sul modo come procede questa elezione, è a vedersi la biografìa di s. Gregorio VII. Nella penuria di no- tizie storiche in quest'epoca, almeno re- f,'islrerò che nel 1072 nel Castelvecchio di s. Quirico i fratelli conti Cernaidino e Ardingo col consenso del padre, confer- mai onoalcapitolodella cattedrale la do- nazione fatta dal tnedesinio genitore con- tePianieri. Nel I 074'" IMont'A[)erto l'ar- ciprete Lamberto, a nome del capitolo di Siena, die in enfiteusi a Bernardo figlio di Winigi e a Berta di lui madre diversi beni e padronali di chiese. Nel secolo se- guente Siena fu onorala dalla presenza pontifìcia, e primamenle da Eugenio III pisano,il qualeper la ribellionede'roma- ni arnaldisli nel i i/^-Cy partì da Roma, si condusse a Siena , indi a Pisa , e poi in Francia. Il successore Adriano IV munì di rortificazioni/iflr//co/J7'z/(/^.),cheEuge- nio Illavea ricevuto per metà econ quelle condizioni narrate a tale articolo, da'mo- naci di s. Salvatore di iVIonl'An>iata. Vuo- le Fanucci che il concittadino Alessandro III abbia consagrata la cattedrale di Sie- na, su di che il Pecci conviene, riportan- do la lapide che ne ricorda la memoria, colla datai 8 novembre i 1 79, soltanto du- bitaquanlu all'anno, siccome occupato il Papa per la celebrazione del concilio di La tera noi li; onde pi ut tosto propende pel 1178, quando da Venezia Alessandro III si restituì in Roma, e benché si dubiti se passò per Toscana, e conclude meglio pel I 177 in cui si ha la certezza di sua ve- nuta in Siena. Nondimeno piace a Pecci aggiungere, riportando l'opinione che la consagrazione fosse anteriormente ese- guita da più vescovi, e per corroborare l'asserzione produsse le testiuioniau-

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ze. E siccome il Malavolti nella Slorìn di Siena lasciò scritto, che Alessandro III nel i I 79 fu in Siena, vi consagrò la cat- tedrale, concesse molte indulgenze e vi si trattenne più mesi,cosìPecci notò che può avere il Papa spedito le indulgenzeda Ro- ma,senza però recarsi inSiena inrpiell'an- no. Da un processo del i2o5 si rileva il regime politico di Siena e suo contado, già esteso dalla parte di Monte Pulciano, durante il secolo XII e con rappresentan- za e magistratura propria: avea il podestà, il console e rettore dell'arte de'mercanti, e Montepulciano era governatoda'reltori de'conli Alemanni di Siena, cioè da'teinpi anteriori dell'imperatore Corrado III, il contePaltonieri reggevaSienaeilsuo con- tado; sotto lo svevo Federico I non meno di 4 conti presiederono al governo di Sie- na e del suo territorio, compresovi il di- stretto di IMonte Pcdciano. Altri 4 conli succederono al eroverno sanese come mi- nistri d'Eiu'ico VI; e che un conte tede- sco sulla fine del secolo XM in nome di Filippo ì).° figlio di Federico I, fatto dal fratello Enrico VI marchese oduca di To- scana, resse Siena e il suo contado, com- preso Montepulciano: fìnalmenteche nel I rc)8 circa 0 prima, incominciarono a di- laniare la Toscana le funeste fazioni dei Guelfi e Ghibellini (^.). Comechè Siena col suo contado sino alla morte di Man- fredi, naturaledi Federico II, nel politico fosse governata in nome de'nominati im- peratori svevi, contultociòfin d'allora ri- spetto al civile ed economico essa era ret- ta da'suoi consoli, che a suono di campa- na facevano adunare il popolo per deli- berare, o nella chiesa di s. Cristoforo, o in quella di s. Pellegrino, come centrali

della città. Ma il

iorno della vera li-

bertà sanese sembra datare dall'ottobre I I S6,per l'indulto già ricordato e ottenu- to da Enrico VII vivente il suo padre, eoa la conferma della loro zecca e la libera e- lezione de'consoli e del rettore o podestà, al quale si accordava la facoltà di esten- dere la sua giurisdizione sopra lutto il cou-

SIE taclo , liscrvantlo solamenfc ai giudici o messi dell'intpero le cause in ultimo ap- pello. Simili grazie per altro furono pre- cedute da piìi dure condizioni, alle quali i sanesi dovettero soggiacere dopo avere sostenuto un assedio, non sa dire Repet- ti se provocatodall'aver eglino quali ghi- bellini per un momento aderito al parti- to guelfo o della chiesa romana, ovvero per altre cagioni ignote. Quando gl'impe- latori facevano guerra ai l*api, capi e di- fensori della parleguelfaj i vescovi di mol- te città toscane presiedevano alle delibe- razioni del popolo, onde al vescovo di Sie- na Ranieri, come quasi riconosciuto capo della repubblica nellospiritualee teuipo- lale, si rivolsero diversi nobili del conta- do, facendo con diverse condizioni sotto- missione al comune per essere ricevuti in accomandigia. Alessandro 111 con diversi diplomi dimostrò la sua propensione a'sa- nesj, sia pe'confini territoriali e diocesa- ni, col territorio e diocesi di Firenze, sia col concedere al clero della città e borghi di Siena e suoi abitanti alcuni privilegi, in benemerenza d'averes«i aderito al Pa- pa medesimo in tempo della di lui perse- cuzione ricevuta d<» Federico l.Tultavol- J:« non pare chela collera dimostrata dil- l'imperatore Federico I contro i senesi a vesse causa dall'avere essi dimostrato ade- sione al loro concittadino Alessandio III, che traesse oi'igine d<dle prime guer- re incominciate neh 170 tra i fiorentini ed i sanesi, le quali ebbero fine neh 173 per mediazione dello stesso Federico I. Onesti però mentre ne\i i83 nella pace di Costanza a molte città italiane conces- se il sistema per reggersi a repubblica, o confermò i lorogoverni raunicipali.ad al- tre ne restrinse il dominio;quindi nel 1 i8ì a tutte le città tusciuie, tranne Pisa e Pi- sloia, restrinse le regalie consuete e il ri- spettivo couludo, ed .iSiena nell'anno pre- cedente avea mandato l'esercilo ad asse- diarla,secondo altri in vendetta per aver seguite le parti della Chie>ia; ma dal va- lorede'cilladini fu con islrage sbaraglia -

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lo. I sanesi poi chiesero di tornare in gra- zia dell'imperatore, il quale dicono alcu- ni che si recasse in Siena neh 18 5, e che li rimettesse col figlio Enrico VI in pace con riuri patti, ed allora fu coucessoal co- mune l'elezione libera de'suoi consoli,am' messa però l'investilurada darsi dagl'im- peratori.Frattanto nell'incominciareil se- colo XIII il comune diSiena non solamen- te andava a poco a poco tarpando l'ali ai piìi potenti magnati del suo contado, con obbligarli di fornire milizie alla repub- blica, di fabbricarsi casa in città, di abi- tarvi per un determinato tempo dell'an- no; ma ancora introdusse un uRlziale su- periore alla direzione del governo milita- re e de'giudizi criminali col titolo di po- destà, da prima scelto fra i nobili sane- si, poi fra i pili distinti forestieri. ■Veh 20 [ seguì la logi fra le repubbliche di Sieni e di Firenze, con patto di aiutare questa i sanesi a conquistare !Monta lei no,ciò ch'eb- be luogo nel maggio: 202, ed allora rreb- be il desiderio d' impadronirsi pure di IMonle Pulciano,ed a tale effetto si allea- rono con Orvieto. Ma i montepulcianesi prevenendo il colpo che li minacciava, si collegarono co' fiorentini, sotto pretesto che Monte I^ulciano non era del vescova- to, né del contado di Siena. La guerra si ruppe nel 1 207, per cui l'oste fiorentina SI condusse nel territorio sanese, e presso MontaltodellaCerardengaaccadde un fat- to d'armi a danno de'sanesi,ei 3oo ne fu- rono condotti prigioni aFirenze, venendo disfitto il castello di .Montallo daqli sles- si fiorentini. Neh 208 questi ritornando sul contado disfecero Rigomagno, presero Rapolano,e condussero seco gran bottino e molti prigioni, fioche neh 2 io i sane- si, mediante la pace fatta co' fiorentini , montepulcianesi e montalcinesi, riebbero! luoghi perduti. Poco dopo i sanesi rifor- marono il loro governo, con determina- re ciie il podestà si eleggesse fra i nobili forastieri,e(piindi eslesero il contado dal- la parte tiella provincia inloiioie.

Neh 208 fu fallo un accordo con Fi-

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lippo di Svevia fratello del defunlo Enri- co VI e rede'romani, il quale uvea in mi- ra d'impadronirsi di Toscana per darla in dote alla figlia e maritarla con Riccar- do fratello d'Innocenzo ÌU, il quale però eragli contrario, preferendogli per l'iin- peroOUonel V. Nel i 218 Everardod'Ar- iiestein castellano di Federico II in s. Mi- nialo comandò al podestàdi Siena di te- nere i monlepulcianesi per nemici de'sa- iiesi, di perseguitarli e di far loro guerra. Infatti la signoria di Siena nel 1229 man- dò l'oste sopra Monte Pulciano, e in con- seguenza i fiorentini mossero le loro for- ze e quelle degli amici contro i sanasi a difesa de'monlepulcianesi loro alleati. Il Papa Gregorio IX provò gran dolore per le discordie e guerre micidiali de'fioren- tini e saiiesi, e per metterli d'accordo tra loro ne incaricò fr. Giovanni di santa vi- ta con carattere di legato. Dicesi che nel

1232 ill^apa scomunicasse i fiorentini co- me tenaci nel loro rancore, i quali ina- spriti più che inviliti da lalecensura, nel

1233 corsero alle armi e investirono con altre genli dalle 3 pai'li il giro triangola- re delle mura di Siena; le guerre conli- juiarononel I 2 34ei235, talché il comu- uedi Siena dovè chiederequella pace che ottenne a patti onerosi mediante lodo del cardinal Pecoraria , legato pontificio di Gregorio IX perottenere tale concordia, firujato in Poggibonsi a'3o giugno I235 iieir accampamento fiorentino. Fra le principali condizioni, i sanesi obbligarou- si a pagare 8000 lire per rifare il castel- lo di Monte Pulciano, e che il castello ili Chianciano consegnalo da' sanesi al car- dinale, si dasseagli orvietani per restituir- lo a'padroni. Mentre il Papa era in aspra dillerenza con Federico II, in Siena fu ri- formato il governo, cambiandosi il titolo ali." magistrato de'consoli, cui al pari di altre città fu dato il titolo di priori del comune di Siena, aggiuntovi un consiglio di 24 individui che si dissero conservato- ri del popolo. Gregorio IMneli236 av- visò il podestà e popolo saucse cheavea

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scomunicato Federico Ilei suoi faulori, prevenendoli di non somministrargli al- cuna specie d'aiuto, negli prestassero ub- bidienza. Per questi avvenimenti politici e guerreschi, i reggitori del comune as- sicurarono con migliori difese la città, for- se perchè fino allora il magistrato crasi fidato pili che nelle mura e ne'fossi, nella posizione favorevole del paese e nel corag- giode'suoi abitanti. Nel i 240, secondo Ri- naldi,isanesi si sottomisero all'imperato- re Federico II, perchè li difendesse con- tro i fiorentini; e ad onta della scomuni- ca rinnovata da Innocenzo 1 Va quel prin- cipe, i sanesi continuarono a lui fedeltà, pagandogli puntualmente le 70 marche d'aigenlo imposte loro nel i 186 dal geni- toreEnrico VI, mentre inviavano in Lom- bardia i soldati designati per servizio di Federico II e della sua causa. Intanto che Firenze riformava lo stato per ripararsi dalle forze de'ghibelli ni, la signoria di Sie- na compilò il suo pili antico statuto nel I 249, indi contrasse lega co'pisani per li- berare le terre pistoiesi dall'oste lucche- se. Questa misura impolitica mosse i fio- rentini, con prelesto di difendere i loro a- mici, a rivolgere le armi contro i pisani, e compita che fu la guerra l'esercito nel 1252 prese la via di Monlalcino, ch'era stretta da'sanesi,e la liberarono con bat- taglia.Nel I 253i sanesi si recarono di nuo- vo a danno di Monlalcino, e il comune di Firenze ordinò sopra Siena la marcia di sue masnade, dando il guasto ai dintor- ni della città ed a varie terre e castella, e poi liberarono dall'assedio Montalcino e provigiouarono. contenti di ciò, nel 1 254 i fiorentini dopo aver soggiogato Pi- stoia e obbligata di reggersi a parte guel- fa, si avviò contro Siena, e assediò il ca- stello di Monte Riggioni, finché i sindaci de'due popoli firmarono nel t 2 55 la pa- ce, a condizione che isanesi non piìi mo- lestassero Montalcino e Monte Pulciano. Ma quando Siena stabiliva con Firenze sili itta lega, in questa dominava il par- liLu ghibellino, capi del quale erano gli

S 1 E S I E 2f) liberti; peiò nel i ■> ')8 per le scnppiie lo- sfrnf»e fle'fedrschi, e l'inspgnn cliManfi edi IO trame contro il po[)olo di parie guel- mandarono in Firenze, ove tornò l'oste, fa, la plebe furiosa corse alle loro case, ne Sentendo i sanesi la lega guelfa toscana imprigionò molli,alti i decapitò, atteri'an- che i fiorentini preparavano contro di lo- do i palazzi e le torri de'congiurali, cac- ro, ottennero altra cavalleria daManfre- ciando da Firenze i superstiti L'berti, in- di. Quindi è clie Firenze, dopo aver rice- clusivamenteaFarinatadegli UI)erti,for- -vuto l'aiuto promesso dai lucchesi, bolo- se il più gran politico di sua eia. Laon- gnesi, pistoiesi, sanminialesi, pratesi, son- de tutti questi fuorusciti, con molli nobi- gemignanesi, volterrani e colligiani, do- li del contado e di città si rifugiaiono in radunata tanta numerosa armala, nel Siena, dove dai magistrali e dai cittadini declinar d'agosto 1260 s'avviò per Siena, furono (eslevolmeute accolti, perchè al- menando con pompa il carroccio, e in al- Joia i sanesi erano retti a parteghibellina tro carro la campana Marlinella : (juasi o imperiale. La signoria di Firenze di ciò tutto il popolo segm l'oste coH'insegne dei- si querelò conSiena in contravvenzione ai le compagnie, e non vi fu casa che non vi patti della lega del 12 55; ma i sanesi mos- si recasse a piedi o a cavallo,aImeno uno si non meno dal diritto delle genti, che o due per famiglia. Tutte queste genti si dalla [)rolezione di Manfredi re di Sicilia, adunarono sul contado sanese in sul fìii- col qualeavcano concluso alleanza , nou meArbia, nel luogo di Mont'Aperlo, coi dieronoascolloa tali reclami. Per talepro- perugini e orvietani accorsi in aiuto dei cedere la signoria di Firenze dicliiarò al fiorentini, dimodoché ascesero a più «li comune di Siena quella guerra, che riu- 1000, ovvero 3ooo cavalieri , e piìi di SCI per le conseguenze la più memorabi- 3o,ooo pedoni. Per que!>l'iniponen(e ap- le di tulle le altre nella storia delle re- pai ecchio si vuole che i fuorM>,cili giiibelli- publiche italiane del medio evo. I fuoru- ni rifugiati inSicna ricorressero ali'ingan- sciti fiorentini invocarono il soccorso di no pertradireifiorentini concittadini, ve- Manfredi, che appena promise 100 cava- dendosi con forzesproporzionate, facendo lieri tedeschi; ma siccome i sanesi gli giù- loro credere di aprirgli la porla s. \ ieni rarono fedeltà come a protettore, egli con ossia porta Pispini. Mentre ciò allenileva- diploma dichiarò di prendere sotto la sua no i fiorentini schiera li sui colli di Moni A- tutela la città, il contado, le persone e i peito, invece a'4 settembre videro uscir- beni de'sanesi, indi inviò il conte Giorda- ^i i tedeschi e gli allri cavalieri e il po- lio con titolo di suo vicario in Toscana con polo di Siena verso di loro in alleggia meu- 800 cavalieri tedeschi, che arrivarono in to di combattere. Restarono fòrlemenle Siena nel dicembre i ajc). Nella seguente sbigotliti,dovendososleneieun immineu- primavera i fiorentini Iccero oste sopra te a^sallodalorononprevedulo,eciònIag- Sieua con gran corredo di gente, e dopo giornienle (piando viileio i ghibellini ve- aver preso varie terre e castella del con- nuli nelcamponell'appressaisi lestpiadre tado in Val d'Elsa, s'accamparono fuori nemiche Inggire dall'allra parie: tali fu- di porta Camullia. Durante l'assedio i sa- ronogli Abatie più allri, ad onta che i fio- nesi promisero untili doni e paghe ai le- rentini non lasciassero co'collegali di lar dcschidi Manfredi, e fallili Iiene mangia- loro fronte e di attendere alla ballaglia. re e avvinazzare, a' i 8 maggio li spin>e- Ma sicccime la compagnia de ledcsihi ru- ro a vigorosamente assalire il campo ne- ■vinosamente percosse la schiera tie cava- niico, e tale fu il loro impeto che ne uc- licri fiorentini ov' era Bocca degli Abati cisero I 3oo e il resto fugarono, perdendo traditore, questi colla spada tagliò la ma- soli ^'^•o individui: allri ilicono che i fio- no n Jacopo ile Pa7zi di Fireii7e, ilqiia- reutini riavutisi dalla sorpresa, fecero le teneva l'insegna della cavalle» ia del co-

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miine, e vedendo i cavalieri e il popolo l'insegna ahijaltuta e il tradimento, si mi- sero incompleta fuga e deplorabile scon- fìtta. E perchè i cavalieri pe'pritni si avvi- dero dei tradimento, non rimasero di loro sul campo che 36 nomini tra morti e pre- si. La gran mortalità e prigionia fu del po- polo fiorentino a piedi, de'lucchesi e or- Tietani; ne j imasero piii di 25oo rnoiti e più di 1 5oo prigionieri, de'migliori di Fi- renze e di Lucca, perdendo il carroccio, la campana I\Tartinelia emollissimi arne- si e bottino. Di questa famosa battaglia \i sono molle descrizioni, oltre quella ri- portata di Ricordano Malespini contem- poraneo, che diversificano nelle partico- larità. Era già tornato l'esercito vittorio- so e trionfante in Siena, e con incredibi- le letizia dalla popolazione accolto e fe- steggiato, quando in Firenze arrivò la no- vella della dolorosa sconfitta , accompa- gnata da'reduci e miseri fuggitivi, nunzi della morte e prigionia de'loro compagni, per cui non vi fu famiglia che non lestò desolala e immersa nel pianto. Così una lunga e accanila guerra politica terminò con brevceilisastrosa battaglia.lXc fu con- seguenza, che nello stesso i 260 quasi tut- ta Toscana fu riformala a sialo gliibf^lli- 110 imperiale, con principii oligarchioi, e fu composto per la città di Siena un nuo- vo slalulo : prima soltanto dessa, Pi>a e Massa Marittima erano ghibelline. Mol- le famiglie fiorentine ripararono a Bolo- gna, ma la maggior parte a Lucca con quei degli altri luoghi tlebellati, onde per qual- che tempo servì d'asilo e baluardo de'guel- fi toscani. Dal 1282. Siena avea posto al- la lesta del suo governo repubblicano una signoria composta di nove governatori , uomini scelli Irai grandi popolani, ma nel 12G0 essendo intorla qualche turbolenza fra il magistrato de'Nove e i nobili delle j)rime famiglie aspiranti al regime della città, cjuel malumore si convertì m aperta e ostinata ostilità, nella quale al fine [pre- valsero i reggitori dello stato; ciò non o- stante, questi si conleularoDU cbe entras-

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se in signoria una parte dell'ordine popo- lano e di quellodc'gentiluotnini. Una del- le prime imprese de' sanesi viltoriosi fu contro Monte Pulciano, che re Manfredi con diploma de'20 novembre rilasciò in libero dominioal comunediSiena, in pre- mio di sua fedeltà; quindi nel 1 261 asse- diato dovè capitolare, e permettere a'sa- nesi l'erezione della fortezza con libera u- scila dalle mura castellane. Dopo la me- moranda giornata diMont'Aperto, i ghi- bellini furiosi e sitibondi di vendetta, si gettarono crudehnente sui paesi, abitan- ti e governi di parte guelfa in Toscana, e ne fecero scempio, senza perdonare al- le persone, alle robe, alle possidenze. E' fama doversi alla fermezza del potentissi- mo Farinata la soppressione del progetto maturato in Empoli,di distruggere da ca- po a fondo Firenze, ciltìi più insigne e la più eminentemente guelfa diToscana. La rabbia delle fazioni giunse atrocemente ad abbatterele sepolture, per inveirecon- tro i morti guelfi, benché virtuosi citta- dini. Quasi tutti i paesi e città di Tosca- na,dopotalcstrepitosoavvenimento,cain- biarono governo e partito, nel lempo che Siena salita all'apogeo della sua gloria vi- de umiliati i popoli che furono di lei più costanti rivali, e per eternale la memo- ria del suo trionfo coniò le monete colla doppia leggenda: Sena T^elusC ivi lasf ir- ginis. Allora le cose pubbliche de'sanesi vennero rette quasi dittatoriamente da un potente loro gentiluomo, Provenzano Salvaiii, il quale avea mollo contribuito alla vittoria, perchè al dire di Dante : fu presuntuoso a recar Siena tutta alle sue mani. Quasi tutta Toscana ubbidì al con - te Giordano, poi al conte Guido i\o vel- lo, un dopo r altro vicari generali della contrada del ghibellinissimo capoparte INLnufiedi redi Sicilia [T' .), mi vicario dei quali risiedeva in Siena, che nel gennaio 1261 convenne a un trattalo di pace con Firenze. Alcuni lodano Provenzano per virtù edisinteresse a favore di sua patria, perchè dopo la giornata di Mont'Aperto,

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«lienodi tiianneggiaic i sanesi, non Isde- ynò lecarsi con altri ciltadini ambascia- tore as. Geniignano, e nel r aGicli andare podestà a IMonlePulcinno. Diverse acco- iiiandigie accordò Siena, fra le quali anche la rinnovò con condizioni più dure al con- leBoni fazio degli A Idobrandesclii di s. Fio- ra (della qiial famiglia parlai a Sforza), come ad obbligai lo a compiere il palazzo che avea comincialo a edificare in Siena. Trovo in Rinaldi, che Papa Urbano IV considerando Manfiedi usurpatole di Si- cilia ch'era della s. Sede, convenne d'in- vestirne Carlo d'A rigiò, e preparò la ro- vina della casa imperialedi Svevia, egida e rifugio di tutti i ghibellini d'Italia, e se- guala niente di quelli toscani. Il partito ini - perialedifeso esostenuto da'ghibellini, an- dò di mano in mano declinnndo, a segno di trovarsi costretto di cedere a'guelfi la supremazia politica in Toscana, ove il nu- mero de'liberali fino allora soppressi dal- la forza, ogni gioino piìi si faceva forte ingiossaiido, iMortonell'ollobi e i 264 Ui'- bano IV, Manfredi co'suoi seguaci e i ghi- bellini ne fecero grande allegrezza;! sa- nesi mossero verso Orvieto, e infestarono il Patrimonio di s. Pietro, per cui il sa- gro collegio de'cardinali li ammoni a ri- tirarsi con gravi minacce, che disprezza- rono. Divenuto Papa l'altro francese Cle- mente IV, elVettuò l'investitiua e dichia- rò Carlo I d' Angiò re delle due Sicilie, che divenne capoparte guelfo; lo che ob- bligò Manfredi a richiamare nel minac- ciato regno il maggior numero di sua ca- valleria tedesca, e tutti i soldati sparsi per Toscana e per le Marche, ed il comune di Siena dovè somministrargli un nume- ro di milizie agli I i febbiaio 12 65. Cle- mente IV scomunicalo Manfredi, come aveva fallo il preilecessore, promidgò la crociata contro di lui, concedendo iiubd- genza a chi recavasi acombalterlo, e4oo cavalieri guelfi fuoruscili fiorenti ni con- dotti dal conte Guido(>ueria di Duvndo- la si unirono al monarca liancese. A '26 febbraio 126G, nella piuuura di Grundel-

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lii [)res';o Ucnevento, suonò l'ultima ora per Manfredi, ucciso e vinto dal competi- tore Carlo I. La morte di Manfredi, ap- pena divulgatasi, recò tanta sorpresa che poche furonolecitlà, lequali avessero co- raggio al raccontode'prosperi successi del- l'Angioino di restar fedeli al partito ghi- bellino. Di quest'ultime fu Siena,e ad on- ta del minacciato interdetto j)ontificio , non oslanleche l'emulasua vicina Firen- ze avesse riformato il governo a parte guel fa, e che persino i pisani cercassero di ri- mettersi alla disciezionetlel Papa.dal qua- le erano stali scomunicati, pure il gover- no sanese si mantenne ghibellino. Carlo I, per abbattere il partito imperiale, spe- di in Toscana per suo vicario Guido di MonfortconBoo cavalieri francesi; in con- seguenza nel luglio I 2(3^ il conte e poi lo stesso re con vigorosa oste unita a quella dei fiorentini ricominciarono la guerra contro i sanesi e tulli i ghibellini in essa e in Poggibonsi rifugiati, e ne predarono e arsero il territorio. L'unica speraii7a dei ghibellini era riposta in Corradino nalfi daCorrado IV fìgliodi Federico II. A lui perciò i ghibellini di Toscana, e quelli del- l' Italia superiore e inferiore inviarono messi in Germania persollecitarlodi veni- rea riprendersi il regno delleSiciliejmeii- tre Clemente IV dopo avere ammonito Ccjrrndino a non collere alle vane lusin- ghe, fece di lutto per distaccare i po|)oli italiani dal suo parlilo, econ bolla degli 1 r maggio 1267 inculcò al potlestà e signoria tli Siena, afiinchè il popolo ubbidisse a'co- mandi apo.slolici. Invece nel 1 dicembre i rnppresentanti del comune e della parie ghibellina toscana elessero capitano ge- nerale per 5 anni Enrico figlio del redi Castiglia,allora senalorediPioma,coiran- mio salai iodi 1 0,000 lire,promellendo i o solili al giorno per 200 spagniioli. Olire a ciò i sanesi con altri ghibellini inviaro- no a Corradino calato in Italia 100,000 fiorini d'oro, e nel 1 2(38 Siena gli somcui- nislrò altri denari. Acciesciiilo ili mezzi e di forze, Con adino da Pisa per Poggi-

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bonsi si recòa Siena, doveiiifeseil r." fat- to d'ai mi favorevole a'suoi accaduto nel Val d'Arno siiperioie. Gran runìore fece per Toscana questa piccola l^atlaglia, per cui ne montarono in supeil:)ia i gliibelli- ni; fu allora che i sanesi salili in grandi speranze si dierono a mozzar torri e al- lenare palazzi ad alcune famiglie poten- ti sospette. Corradino senza far caso del- le scomuniche e deposizione dagli assunti titoli di Cleuienle IV, proseguì da Siena il viaggio ner Pioma, e secondo i pontifi- cii prognostici Coriadino trovatosi a fron- te di Cai lo I, a'24 agosto presso Taglia- cozzo fu sbaraglialo, indi fallo prigione, e nell'ottobre lasciò in Napoli la lesta sul palco, terminando con lui la nobilissima casa degli Hohenstauf'endiSvevia. Quan- to precedette, accompagnò e seguì il tra- gico fine dell'infelice Corradino, lo ripor- tai a Sicilia. Giunta in Toscana la nuo- \a della sconfina di Tagliacozzo e la pri- gionia di Corradino, non è a dire in qua- le avvilimento cadessero i ghibellini, nel tempo che grandi feste si fecero da'guelfi ormai dominanti sulla maggior parie di Toscana. Due sole città capitali di repub- bliche, cioè Pisa e Siena, dopo la morte di Corradino non solo non innalzarono lo stendardo de'gigli francesi, ma il comune di Siena dopo avere raccolto un esercito di tedeschi e spagnuoli scampali dalla bat- tagliadi Tagliacozzo, edopoaver afìidato al comandodi Provenzano Salvani quan- ti fuoruscili ghibellini potè radunare, nel giugno I 269 dichiarò la guerra a'iìoren- tmi,porlando rostesoltoColIe inVal d"El- sa. A tale avviso si mosse da Firenze il vi- cario di Carlo I, accompagnato da'solda- tidisua nazione, da'dorenlini e altri guel- fi toscani. Agli 1 i giugno ostinata e teni- bile riuscì la battaglia, nella quale restò rotto e sconfitto l'esercito ghibellino con grandissima perdita de'sanesi, a'quali si può dire che il combattimento sull'Elsa riuscì quasi oltrettanto funesto, quanto quello suU'Arbia era slato disastroso ai guelfi. Pochi de'vinti si salvarono, e Pro-

SIE venzano Salvani fu preso e trucidalo, e ilsuocnpo portato in giro sopra una pic- ca pel campo de'vincitori. Provenzano po- co innanzi per ri/|)arniiare la morte ad un amico prigione degli angioini, di>5teso un tappeto sulla piazza di Siena si pose ad accattare i i 0,000 fiorini pel suo riscat- to, e vi riuscì con eterna sua lode.

Dopo la vittoria riportata a Colle, i fio- rentini aprirono pratiche pacifiche, afììu- chè i guelfi fuorusciti fossero ammessi an- che in Siena, e l'oltennero nel 1 270. Per tale trattato i sanesi pagarono nel 1271 al vicario del re in Toscana 6000 oncie d'oro per ottenere la grazia e protezione di Carlo 1, a condizione che a'fuoruscili ghibellini non si restituissero i beni senza suo ordine. A' 1 4 giugno i 278 per un sin- daco i sanesi promisero d'ubbidire agli ordini della s. Sede, onde ollemiere ras- soluzione dalle censure lanciale da Cle- mente IV per l'aiuto dato a Corradino, e rinnovate da Gregorio X per non aver voluto riconoscere Carlo I da lui nomi- nato, come da Clemente IV, vicario impe- rialeiu Toscana. Ma non passò gran tem- po che i guelfi riammessi in Siena, poco o nulla curando i patti della pace fra le due comuni ristabilita, istigali dal conte Monfort, cacciarono dalla città gli anti- chi ghibellini. Seiiouchè nel giugno 127 3 per opera di Gregorio X, mentre egli con quel seguilo che narrai alla biografìa, pas- sò per Siena e Firenze onde recarsi a Lio- ne, i ghibellini furono restituiti alla pa- tria e posti a parte delle antiche magistra- ture. Per altro pochi giorni dopo la par- lenza del Papa, lultociò ch'egli pel bene della pace fra le fazioni aveafatto.fu guasto e rovesciato in guisa che i ghibellini do- vettero di bel nuovo abbandonar la città, per la qual cosaGregorio Xfulnaioò nuo- va scomunica al popolo sanese. Intanto gli espulsi ghibellini raccoltisi nella ma- remma massetana danneggiavano i paesi del dominio di Siena, laonde i reggitori della repubblica nel i 276 colle arasi li re- pressero, e cominciarono a prender parte

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nel regime politico di Massa per assoq- gellarne il comuue: nel 1277 Siena rin uovo le capilolazioui con Grosseto, e nel I 280 la pacecnnFirenze,a mediazioiiedel legato cardinal FrangipaneOi'sini. Quan- tunque la parte guelia e la più popola- re avesse preso il sopravvento in Siena, la signoria venne portata al numero di I 5 governatori, tutti dell'ordine popola- no; non per questo gli altri ordini della città, i glnbellini di corto rientratisi erano acquetati, e lanlnessi brigaronoche furono espulsi da Siena diversi magnati e altri capi ghibellini, per aver tentato d'im- padronirsi del governo. Dopo i vesperi di Sicilia, avendo gli angioini perduto quel- l'isola, i I 5 governatori per vedere in To- scana riaiiinoati i ghibellini, dalle loro ma- snade fecero assalire e disfare i castelli del contadoasilode'ghibelliiii. Finita con Te- lezione in re de' romani di Rodolfo I di A bsburg la vacanza dell'i mpero,Mcolòl 1 1 Papa indusse Carlo I a lasciar il vicariato di Toscana, onde quell'imperatore rivesti del titolo di suoi vicari quasi tutte le si- gnorie delle repubbliche di questa parie d'Italia, con annuo tributo o regalia alla corte aulica. Si convennea nuove paci coi ghibellini con diverse condizioni, e prin- cipalmente colle case Salvani, Guinigi, Consi ghiliellini, Tolomei, Incontri, For- tiguerri, Piccolumini guelfi, per cura di ISicolò 111; ma per sua morte nel 1280 i ghibellini di nuovo furono cacciati, ed il partito preponderante restrinse al nume- 10 di nove i i5 governatori, chiamandoli Noi't Difensori, e(ì escludendovi i non po- polani; inili neh 288 »i fecero nuovi statu- ti. Le guerre di Sicilia e il grave danno palilo dalle truppe sanesi presso la Pia- ve al Toppo rianimarono i ghibellini, ma la loro audacia fu compressa e fiaccata agli 1 I giugno I 28c)alla battaglia di Campai- diuu per opera de' fiorentmi e sauesi di parte guelfa, in conseguenza di che Siena s'impossessò di diverse castella nella sua maremma. A rendere più >oleniic questo triouto cuncoisc Curio 11 col suo ai rivo

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in Toscana, splendidamente ricevuto efe- si cggiato in Siena e Firenze. Avendo Ur- bano IV condannali i sanesi al pagamento d'8000 marche d'argento (40,000 lire), lìuniflicio Vili nel 1299 inviò una bolla al podestà e ai signori Nove per transi- gere col governo. Frattanto sorgeva il se- colo XIV, che può dirsi il più bel secolo per le repubbliche ecittà toscane, nel qual periodo fiorirono Castruccio, Arnolfo da Colle,Giotto, Dante, tre Villani, Petrarca, Boccaccio, Giovanni e Andrea Pisani, ed i sanesi Simone iMemmi pittori, e Simone Tondi che forse fu ili.°a darci un'idea di statistica nella relazione del dominio sa- neseda lui perlustrato, tralasciando mol- tissimi altri ingegni tuscani celebri. Nel I 3o3 il potente magnateMusciattoFraa- zesi accolse nel suocastello di Staggia l'in- degno cav. iVogarel mìiiislro di Filip[)0 i V re di Francia {F'-\ accompagnato da unascliieia di soldati, che recatisi mAna- gai sacrilegamente imprigionarono e vi- li|)esero Bonifacio Vili, ludi neli3o5 il francese Clemente V stabilì la residenza papale in Francia e Avignone {f.), con tanto danno d' Italia lacerata dalle fa- zioni, le quali furono assai inasprite nel i3i I dalla venuta dellimperalore Enri- co VII nemico acerrimo de' guelfi. Sie- na e Firenze furono in Toscana le due città ch'ebbero il coraggio di chiudere le porte in faccia al troppo ghibellino im- peratole, e il magistrato de' Nove tornò a pubblicar il bando d'esclusione de'no- bili dagli ufììzi pubblici. Avendo Enrico VII iiiutilmeiile assediato Firenze, mar- ciò verso Siena, ilando il guasto a liitle le ville subuibane; ma reduce da'bagni di Macereto morì in Buoiiconvento, e così liberò da gravi apprensioni Siena e le al- tie repubbliche guelfe di Toscana; laon- de i signori Nove inandaiuuo l'oste a sog- giogare i castelli ue'quali cransi chiusi i malcontenti rivoltosi. Ma Siena, al pari della rivale Firenze, avea dentro ilelle po- tenti famiglie ghibclliue, per cui a' iti a- gusto 1 3 1 j,giorno destinato alla festa del-

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fa gioslia e poi della corsa nella piazza del Campo , riscontrandosi i Salinibeoi coi guelfi Toloni ci, si affrontarono, ferirono e uccisero,siccliè niellendosi in arme tulio il popolo fu un parapiglia. Arrestòalquanto le ostilità l'arrivo del principe diTaranlo, fratello di Roberto re di Sicilia (quello dell'isola ebbe titolo di re di Trinacria) capoparte guelfo; ma la vittoria riportata a'aq ag(istoi3i5 dal famoso Uguccione della Faggiuola (di cui a Lucca e altrove) sotto Monte Catini, rianimò i ghibellini toscani, sebbene non traessero gran pro- fitto da favore volegiornata,eniiuia città di lega guelfa, della quale era allora an- che Siena, ne restò alterata: se il vinci- tore e gran ghibellino che rinnovò in Val di Nievole la sconfìtta di Moni' Aperto, fosse stalo accorto politico come si mo- strò valente neirarini,poleva'di venir l'ar- l)ilro di Toscana, ed invece fu espulso da Pisa edaLuccaovedominava,il che riuscì di sommo conforto a'governi guelfi. Pro- sperando in Siena le cose de' guelfi, va- rie ih miglie nobili lornaronoall'ubbidien- za della signoria, sebbene poi rinnovaron- si i tuuìulti, poco prima che i soldati di lega guelfa ricevessero in Val di Nievole olirà più solenne disfalla all' Allopascio daCastruecioAntelminellisignorcdi Luc- ca {y.), il capitano e politico più rino- mato di sua età. Quindi Siena per inler- posizioncdel vescovo, come Firenze a ven- do riconosciuto per vicario il duca di Ca- labria figlio di re Roberto, a sua insinua- zione fecero tregua i Salimbeni co'Tolo- mei, poi pacificatisi. Successivamente fu preso il castello di INlonlemam, espulsi i mendichi du Siena, ricevuta la dedizione di Massa,enel i 343 venneaiulataFirenze per cacciar il duca d'Alene; prima del qnal tempo e nel i 3 39 la peste bubonica fece strage, indi fu di piìi desolala Siena co'suoi borghi dalla pestilenza del 1 348, e talmente micidiale che ascriva subilo chi n'era colpito, onde il cronista senese e contemporaneo Angelo di Tura affer- ma che morirono più di 80,000 perso-

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ne!! Altro scrittore anonimo riferisce, che di G5,ooo bocche che allora faceva Sie- na,ne rimasero I 5,ooo. Intanto menlreaf- fliggeva la carestia, ebbe luogo una nuova riforma provocata dal popolo minuto per tacilo consenso di Carlo IV, imperatore giunto in Siena a'24 marzo 1 355, sicché nel seguente con grandissimo tumulto furono cacciati dal palazzo pubblico i si- gnori Nove, in luogo de'quali entrò alla testa del governo Ernesto arcivescovo di i*raga col titolo di vicario imperiale, as- sistito da una balìa di 20 persone,! 2 citta- dini popolani e 8 gentiluomini. Questo cambiamento di governo forse fu il più fa- tale alla libertà sanese,per le gravi conse- guenze che ne derivarono; ed a'3 i mar- zo i 20 detti di balìa ordinarono un ma- gistrato di i 2, quattro per Terzo o rione, i quali con piena autorità doveano deci- dere gli affari di stato con 1' assistenza e voto di 12 buoni uomini nobili, scelti 4 per Terzo, che costituirono il collegio de' i 2 gentiluomini. Poscia a' 1 7 aprile fu orga- nizzalo un consiglio generale di 4oo cit- tadini, de'quali 1 5o nobili e 25o popola- ni, il quale consiglio dovea cambiarsi o- gni 6 mesi. Così sistemato il regime rap- presentativo della repubblica di Siena , vi fece ritorno Carlo lV,che in Roma era «lato coronato, e trovando la città invol- ta nelle solite discordie fra la nobiltà e il popolo, stabilì suo luogotenente e gover- natole supremo di Siena il patriarca d'A- quileia suo parente, e riuscì ad ottenere che la balìa, il collegio de' 12 e il consi- glio de'4oo linunziasseroal loro uffizio. Non essendo facile a un patiiarca disar- malo poter tenere il giogo sui collo a'cit- ladini fervidi e usali a sceglieie i magi- strali, dopo la partenza di Carlo \\ in- sorse il popolOjCoslrinse nel maggio il pa- triarca a rinunziare al potere, e rimise il collegio de'Dodici, a' quali nel luglio fu aggiunto per capo il capitano del popolo, d'ordine di Carlo IV che avea ricupera- to il dominio sanese. Da tale capitano na- zionale ed eletto ogni due mesi dal pò-

SIE polo dipendevano i capitani delle compa- gnie, ma essendo queste divenute prive di valore, si presero soldatesche prezzo- late ed estranee di venturieri, che tanto danno recarono all'Italia. Siena fu uno de'primi comuni a risentirne i dolorosi eCfetli, allorché la repubblica fu messa a discrezione delia numerosa compagnia di masnadieri guidata dal fimiiieralo fr. Morreale cav. provenzale, le cui devasta- zioni, taglieggiamenti, rapine e iniquità deplorai in tanti articoli e a Marca. Cosi cominciò a spegnersi nelle città ricche e commerciali la virtìi militare; cos'i le re- pubbliche e signorie d'Italia furono mes- se a disposizione di turbolenti e rapaci sol datesche a piedi, ed a cavallo dette bar- bute, le quali terribilmente alterarono la quiete e la prosperità de'popoli. A fr.. Mor- reale tenne dietro il non meno infestocon- te Landò condoltiere di sfrenati venturie- ri, che i Dodici di Siena ebbero la debo- lezza ne\io5'j di chiamare al loro soldo, insieme con altra simile compagnia d'in- glesi nel i363, divenendo cos'i tributari di prepotenti e insaziabili ladroni: una di queste compagnie detta del Cappello, co- mandata dal conte d'Urbino, fu cocnbat- tuta in Val di Chiana dalle genti sanesi capitanate dal con te FrancescoOrsini. Pri- ma di questo tempo e nel i358, Siena sebbene già alleata di Perugia, le ruppe guerra con vantaggio e vittoria de' pe- rugini, che come indicai nel voi. LII, p. 149, vollero ricordare ne'nobili portoni del palazzo del comune, per cui si crede che i due gravi mensoloni sostenenti o- gnuno un Griflone di marmo insegna di Perugia, i quali tengono atterrati trafo- ro artigli un animale di non marcata spe- cie, che molti dissero lupa e stemma sa- nese, altri toro; e siccome lo stemma sud- descritto de'sanesi si componeva del leo- ne, pare dunque che la simbolicaallusio- ne delle sculture voglia esprimere piut- tosto Perugia in atto di fiaccale l'altrui potenza. Di sotto vi sono pure due leoni eziandio di marmo^ ed ivi collocati come

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insegna de' guelfi, ovvero per ricordare il trionfo riportato su Siena. Per mag- giore sciagura in questo frattempo anche il popolo sanese si divise in due sette o fazioni cittadine, cioè de'Caneschi favo- rita da'Tolomei,e de Grasselli cheavea per capi i Salirabeni; e la signoria de'Do- dici artificiosamente fomentava ledivisio- ni tra famiglie, ravvivando le antiche di- scordie. Di che accortisi i nobili, armata mano cacciarono i Dodici nel settembre i368, quindi fu ordinata una signoria di i3 personaggi, IO de'quali gentiluomini, e 3 dell'ordine 0 Monte detto de'Nove. Tosto una reazione suscitata dalla plebe e assistita da'soldali di Carlo IV tornato in Toscana, formò altra signoria di Dodi- ci con aggiungere a'3 del Monte di >'ove, 5 popolani e 4 geuliluomini; repentine e frequenti mutazioni, che vieppiù minava- no la libertà sanese. Pochi giorni dopo ri- comparveCarlolV^coIl'imperatrice inSie- na, e costrinse la nuova signoria a riscat- tar dai fiorentini la corona impegnata per bisognodidenaro.NoneracompitoiI i 368 che altra sollevazione riformò il magistra- to de Dodici portandolo a i 5, con un con- siglio di I 5o che costituì poi un 4-°Monte appellato de' Riformatori. Piitornato nel 1369 a Siena ancora una volta Carlo IV, e per sue esigenze indiscrete, nella rivo- luzione insorta, la furia del popolo sba- ragliò la sua cavalleria di 3ooo uomini con combattimento di 7 ore, e l'impera- tore corse pericolo di restarne vittima; as- sediato nel palazzo Salimbeni, il cardinal legato di Bologna s'interpose per la sua partenza, e le gravi ingiurie patite furono rimesse con molti denari, così essendo uso quel principe a ristorare le sue vergogne. Gli furono dati 5ooo fiorini e poi altri I 5,000; con eflìcacia si adoperarono per la salvezza di Carlo IV anche il vescovo Azzolino e Malatesta LJngaro. I tumulti cagionati nel territorio da' fuorusciti fu- rono tolti con permetterne il ritorno, ed entrare nelle magistrature, fuorché nella signoria e nel consiglio generale. In que-

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sto pacifico intervallo il comune in poco lempo riciìperò le tene e castella del suo dominio; di tanto in tanto non mancan- do commozioni cittadine, e riforme go- vernative che preparavano la morte della repubblica. Queste frequenti innovazioni rendevano più ardite le ricordate e altre compagnie di masnadieri, cui spesso u- nivansi i fuorusciti, per cui il comune piti volte mediante gravose somme dovè del loro appoggio farsi scudo pregiudizievole, eliberare il contadodalsaccheggioedalie vessazioni. Fra i ripetuti tumulti, uno dei più fatali fu quello dell 384 contro il reg- gimento de'Riformntori che furono esi- liati, e con essi un grandissimo numero d'artigiani, in tutti circa 4ooo popolani, di cui appena un i 0.° ripatriò nella pace; ondeMalavolli alla perdita di tanti artefici attribuisce se non la i .', al certo la più es- senziale decadenza dell' industrie mani- fatturiere di Siena. Neh 384 «itornato il magistralode'Riformatori, furono ridotti aio col nome di Priori, indi nel 1 387 ac- cresciuto d'altro individuo. Per la ribel- lione di IMonte Pulciano, e la depredazio- ne del territorio fatta dalle masnade in- glesi d*Augut,altribuendosi alle mene dei fiorentini, Siena fatalmente cercò appog- gio a Gio. Galeazzo Visconti signore di ftliltiiio, e ne derivi) fìerissima guerra spe- cialmente in Val di Chiana neh 38g,acui si aggiunse furiosa peste e lagiimevole ca- restia, che indusse i fiorentini e i saoesi a dare ascolto alle proposizioni di pace del Papa Bonifacio IX; ma il popolo sa- nese accecato per non conoscere le fine e dolose arti del signor di Milano, pel suo odio pe'fiorentini,a'quali avrebbe prefe- rito il demonio, antepose alla pace la sog- gezione milanese. Fu allora che Orlando IMalavolti ealtri guelfi, vedendo la patria soggiacere a certa schiavitù, si dierono in accomandigia a'fiorenlini. La guerra de- solatrice, la penuria e i contagi voltaro- no gli animi ai ragionamenti paterni di Bonifacio IX, calle premure del doge di Genova,e segui la concordia nel 1 392, cod

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l'espressa condizione che il Visconti non dovesse intromettersi nelle cose politiche di Toscana. Esso però non cessò dagl'in- trighi, pose io sua balìa la repubblica di Pisaj e nel 1396 con Siena strinse altra alleanza. Siffatto procedere rinnovò l'ini- micizia co' fiorentini, le prede e le scor- reiiene'contadi rispetti vi, e fini colla pes- sima deliberazione de'sanesi di sottomet» tere la loro patria al Visconti aglii i di- cembre I 399, indi col I .°del seguente gen- naio il conte Guido di Modigliana come luogotenente del duca di Milano venne a governare Siena. Per sua buona ven- tura, di Bologna, di Perugia e di altri do- mi nii che avea recato in suo potere, Gio. Galeazzo morì a'3 settembre 1402; ma i sanesi aspettarono il 1 4o4 prima di licen- ziare il luogotenente per tornare a reg- gersi in libero comune,ed a'G aprile si pa- cificarono co'fiorentini,cedendo loro IMon- te Pulciano e ritenendo Lucignano. Per tal guisa non soloSiena ricuperò la libertà, ma in breve riprese le terre e castella ri- bellate 0 tolte da'fiorentini. Intanto infu- riava il gran Scisma (f ■) d'occidente so- stenuto dall'antipapa Benedetto XIll, il quale simulando di estinguerlo,con astu- zia invitò per un abboccamento a Sa\'0' na Papa Gregorio XII, che per tale ef- fetto [)artì da Roma e giunse a Siena a'4 settembre 1 4^7 con 1 2 cardinali e la corte, ricevuto con molta magnificenza d'onore dulia signoria e da tutti gli ordini de'mae- strati, e accompagnato fino al palazzodei Squarcialupi in Postierla poi de'Pecci, a taleelletto addobbato, e destinato per sua abitazione. IS'ella solennità della Natività della B. Vergine cantò in duomo ponti- ficalmente la messa. A' 2 7 novembre vi ricevè un ambasciatore del re di Francia in compagnia d'un nunzio dell'antipapa, i quali in concistoro richiesero il popolo di Siena ad intromettersi per l'unione e concordia della Chiesa. Li signori lo ri- ferirono in un consiglio di 86 eletti citta- dini, e perciò il Papa domandando ullref- tanto furoDO scelti a proporne il modo G

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cittadini. Dipoi Gregorio XII nel febbraio i4o8,secouJo Veca, passo in Lucca (F.), prima dicbiarando le ragioni per cui non si portava più a Savona, bramando un luogo più sicuro. Nel luglio Gregorio XII acconipagnntoda Scardinali pai da Luc- ca per Ancona, ma essendo slato avvisato degli agualicbegli tendeva il cardinal Co- scia legato di Bologna, si ritirò a' iq in Siena, ricevuto cortesemente, e prese al- loggio presso gli agostiniani. A'aS luglio acconsenl'i di fare da padrino al figlio del re di Polonia, ed a' 1 5 agosto nella tnag- giorsolennilà della città cantò pontilical- niente la messa con incredibile pompa. In Siena non volle ricevere i cardinali Fi- largo poi Alessandro V, e Panceiini che in nome de'colleghi ritirati in Pisa pre- tendevano invitarloalcoriciliocbesi pro- ponevano celebrare. Gregorio XII invece privò della legazione il cardinal Coscia,ed a'28 settembre formò un processo contro i cardinali ribelli ch'eransi recati a Pisa per celebrare un concilio contro di lui. Di- morando il Papa in Siena a'ig settem- bre (e non in altre epoche come vuole Gi- gli) creò cardinali Cini, Bonito, Barbadi- go suo nipote, Bandinelli lucchese, Re- pinglon, Craco"\v, B.ivo, Morosini, e il b. Manzuoli di Pontremoli e vescovo di Fie- sole. Dopo essersi trattenuto in Siena circa 3 mesi, nell'ottobre Gregorio Xll si por- tò in Rii/iini [f.) da' suoi amici i Mala- testa. Intanto l'ambizioso re di Sicilia La- dislao a danno de'fiorenlini tentò di fare un trattato co'sanesi, i quali in tempo da essi avvisati delle regie lusinghe, prote- starono non potere senza l'annuenza dei fiorentini loro amici; mentre i ministri di Ladislao tentavanodistornarela fermez- za de'sanesij il re con numeroso esercito era entrato nello stato fino a Buonconven- to, ove ordinò che si corresse Uno alle por- te di Siena esi facesse per via quanti mag- giori danni e ruberie si potesse. A fron- te de'saccheggi e arsioni, rabbiosamente coiìimessc da' soldati, i sanesi non si ri- mossero dal loro proposito, oudc il coui u-

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ne di Firenze si mostrò gratissimo, perlai conlegno avendo potuto salvare la sua li- bertà, a cui attentava Ladislao nel coa- cettodi voler dominare l'Italia tutta. Per la rovina cagionata alle campagne dal re senza poter espugnare una terra, beffan- dolo i toscani lo proverbiarono : re g«a- sta grano, ed i popoli si unirono per cac- ciarlo da Toscana.

A* 26 giugno 1409 il concilio di Pisa elesse Alessandro V, dopo aver deposto l'antipapa e il legittimo Gregorio Xll, perciò da s. Antonino e da altri chiamato conciliabolo. Nel fine di tal mese in detta città fu concluso un trattato col cardinal Coscia legalo, i fiorentini, i sanesi e al- tre comunità per difendci^si da Ladislao, il quale poi nel gennaio i4' ' con buoni palli si pacificò colle repubbliche di Sie- na e Firenze, quando già il cardinal Co- scia col nome di Giovanni XXIIl era suc- ceduto ad Alessandro V in Bologna. Da questa città volendo Giovanni XXIII re- carsi in Roma e difenderla da Ladislao che volevaocouparla, accompagnato da Luigi II d'Angiò pretendente al regno di Sici- lia, per Firenze passò in Siena, e giunse in Roma aglir i o 12 aprile. Ad onta cheGio- vanni XXI 11 riconoscesse poi Ladislao in re diSicilia, questi nel i4i3si recòinRoma coll'esercito e l'espugnò agli 8 giugno, co- stringendo alla fuga Papa e cardinali. 11 Ferlone, Fiaggi de Potile fìci, dice che il Papa da Viterbo si ritirò a Siena, e dopo 3 mesi fu ammesso in Firenze. Riferisce Xovaes cheGio vanni XXI II ritornò in Sie- na a'22 giugno, e mentre vi dimora va, tro- vandosi in bisogno di denaro, die al co- mune in vicariato Radicofani (f^-) con annuo censo da pagarsi nella vigilia di s. Pietro, che a suo tempo ancora soddisla- ceva il comune anche per Camposervoli pure della s. Sede, col tributo ridotto a scudi 29 e bai. 4<J- Poscia il Papa tran- sitò a Firenze. Leggo poi nel Pecci, che Giovanni XXIIl con bolla spetlita da Ro- ma a' 2 7 marzo I 4' i (non pare giusta tale data, pcrquaulo dissi sull'ingresso del l'a-

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j){i inRoma,cogli storici iomani)dirella ad Antonio Casini vescovo di Siena e suo te soliere, gli ordinò di trovar denari pe'bi- sogni della s. Sede, dovendo p;igare le mi- lizie per difesa della medesima, dandogli facoltà d'obbligaree ipotecaregli stati del- la chiesa romana. Aggiunge,che esiste al- tra sua bolla de'i6 aprile 1 4 i 2, diretta al medesimo vescovo, tesoriere e nunzio a- pustolico, colla cpiale concede alla repub- jjlica di Siena la terra e corte di Piadico- fani con titolo di vicarialo enflleulico, ov- vero feudo nobile e onorifico, col mero e misto impero, col canone e responsioni di censo in altra stipulazioneda stabilirsi; onde il Casini convenne coreggenti della lepubbli cai M di verse condizioni, fra le cjua- li che egli come nunzio a detto nlFare su- leuoen»ente costituito, con licenza del Pa- pa imponeva una colletta a tutti i chie- rici esenti e non esenti di (jualnn(|ue con- dizione della città e stato di Siena, e in tutte le terre raccomandate ecensualidi detto comune, tianne i religiosi mendi- canti; che la collctta ascenda a i3oo fio- rini d'oro, la qual somma si debba con vertireuel pagamento convenuto e dichia- rato di 6000 fiorini d'oro alla camera a- postolica, e che detti chierici abbiano la medesima esenzione e franchigia dal co- mune di Siena che già aveauo nel tem- po dello studio generale, pel quale psiga- vano 5oo annui fiorini d'oro, la qual fran- chigia duri 3 anni. Dopo che Ladislao oc- cupò Roma, si avanzò coll'esercito a Pe- rugia come in atto di minacciare a'sanesi e a'fiorentini nuova guerra. Allora que- ste due repubbliche spedirono ambascia- lori al re, e nel campo d'Asisi a'22 giù- gnoi4i4 conclusero unu lega di Gannì a difesa reciproca. Colla successiva morte del re,leduerepubblicherestarono libere da nuovi pericoli, e nel 1 4 6 rinnovarono la lega del i4o8. Profittando Siena della pace ingrandì il suo dominio, con nuovi feudatari nobili. A troncare lo scisma si celebrò il concilio di Coslanza,in cui Gre- gorio XII virtuosamente rinunziò, Gio-

SIE vanni XXIII venne deposto, e l'antipapa Benedetto XIII sconumicalo , quindi fu eletto Martino V che ridonò la pace alla Chiesa e all'afflitta Italia. Di questo me- morabile avvenimento riparlerò all'ar- ticolo Sinodo. Nel viaggio che fece il Pa- pa per recarsi in Roma, partendo da Fi- renze a'g settembre 1420, senza entrare in Siena pel timore dell'epidemia, fu al- loggiato aCuna 7 miglia dalla cillà(ov'era stato neh 386 ospitato Urbano VI quan- do fu a Lucca), da Giacomo Pecci ricco cavaliere sanese che gli prestò 2 5,ooo fio- rini d'oro, colla rocca di Spoleto per si- curezza. Essendosi ordinalo nella sessione XLl V del concilio di Costanza a' 19 apri- le 1 4 i H, che si dovesse celebrare un altro concilio generale, si apri in Pavia a' 22 maggioo giugno 1 423; ma assalita da pe- ricolosissima peste, per consenso di tutti i prelati e de'Iegali pontificii fu risoluto doversi trasferire a Siena, dov'era abbon- danza di viveri, quiete e sanità. A questo edetto mandarono i padri un tedesco dot- tore in legge a riferire il loro desiderio, il ({uale con somma allegrezza di tutta la città fu dal magistrato e senato ricevuto e approvalo. 11 mandato col decreto passò a Roma da Martino V per ottenerne il consenso, che non soloIodiè,ma promise quanto prima di passare in Siena. Pei- am- basciatori i sanesi tutto parteciparono ai fiorenti ni, che in apparenza ollrirono qua- lunque soccorso, ma mossi da invidia ce- latamente o per procurare di condurre il concilio nella loro città, fecero sapere ai Papa che in Siena eravi peste e carestia. 1 sanesi avendo ciò penetrato fecero pub- blica mostra di vettovaglie, e spedirono a Martino V ambasciatori, che in nome pubblico olTrirono la città pel concilio e si purgarono dallecalunnie fiorentine. Ar- rivati in Siena vescovi, abbati e altri pre- lati in molto numero, a'2 1 di luglio si ce- lebrò nel duomo solennemente la messa dello Spirito santo, e per 3 giorui i padri andarono con di vota processione per la città; però il coucilio sembra che incomiu-

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classe assai più tardi, e alcuni dicono a'2 2 agosto. Tanta fu la moltitudine de'fore- stierijche di continuo giungevanoda tutte le Provincie cristiane, che i cittadini tal- volta dubitarono che bastasse la gran co- pia de' viveri raccolti. Gli ambasciatori tornati da Roma riferirono che il Papa pureco'cardinali voleva intervenirvi, per cui giubilanti i sauesi prepararono Tabi- tazione pel Papa, pe' cardinali e per la coite. La festa dell'Assunta fu celebrata colla massima pompa, ma pel caldo ec- cessivo essendovi afìiuenza di malattie, si cominciò a dubitaredella venuta di Mar- tino V. Non pertanto ogni giorno arriva- vano arci vescovi, vescovi,aIjba(i,generaIi delle religioni, ambasciatori de' principi e altri signori, chierici e laici, e l'arcive- scovo di Colonia reduce da Roma assicurò che il Papa in setie(nbre ci sarebbe ve- nuto. In queste liete speranze de'sauesi, fra'pre>identi della provincia ci presiden- ti pontifìcii fuseminata dinìdenza,che ca- gionò dissensione e discordia, poiché Al- fonso V re d'Aragona, nemico del Papa, per non aver polnlo conseguire l'investi- tura del regno di Sicilia, con arte voleva sostenere l'indegno antipapa Beneiletto XIII che vivea in Paniscola [f-), non risparn)iando promesse e doni per guada- gnarsi i pi incipali padri. Conosciute (jue- ste trame da iMartino V, per evitare al- tre calamità alla Chiesa, approvate le ce- lebrate sessioni, pruilentementea'2G feb- braio 1 424 sciolse il concilio, dicendo es- sere troppo piccolo il numero de'prela- ti per un concilio generale, pubblicando nello slesso tempo altro concilio da te- nersi a Bdsilea {f'.). Ciò dispiacque a'sa- nesi e ne procurarono il seguito in diversi modi. Nate nuove incidenze, per l'am- biguità del vescovo di Parigi, Martino V per troncare lediscordic e i semi d'un nuo- vo scisma, a' iJt marzo confermò lo scio- glimento, e minacciò scomunica al con- cilio se non si fosse dismesso. A tal mo- nitorio i sanesi ubbidienti, convennero coi principali prelati acciò si tscgui>sc il \o-

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lere del Papa, e rimossero le guardie che aveano poste alle porte, lasciando libero il passo, e cos^i partirono malcontenti i pre- lati e molti vescovi. Tuttavia molti spa* gnuoli e francesi, e alcuni italiani resta- rono in Siena con disegno di seguitare il conciliOj minacciando che vi avrebbero portato Benedetto Xlll. Allora Martino V inviò a' sanesi per ambasciatore Ma- latesta signore diPesaroaccompagnato da molti soldati, e più volteinconcistorodo- mandò di levarsi la materia del concilio. La signoria piegava a) volere pontificio, ma il senato ripugnava, finché di propria autorità fece levare tutto l'apparato con- ciliare, e con dispiacere de'cittadini e fo- restieri tutti partirono. Nelle sessioni te- nute si fece un decreto contro le eresie conda una te aCostanza, e contro tutti quel- li che dassero aiuto ai wiclefisti e agli us- siti. Con altro decreto si trattò della riu- nione de'greci alla chiesa romana, e fu rimessa a tempo più favorevole, come pu- re fu rimessa al promulgato concilio di Basilea la riforma del clero e della chiesa nel suo capo e nelle sue membra, giusta il progetto fatto nel concilio di Costanza. Labbé, Condì, t. 12. Dopo la pace del 1 428 tra il duca di Milano, i veneziani e i fiorentini, di questi ultimi entrò in dub- bio il governo sanese.sì pel lorocontegno che per gli avvisi del celebre Francesco Sforza; di che fatti accorti i fiorentini che assediavano Lucca, prima si lagnarono che quel signore Guinigi avesse preso a soldoAntonioPetruccisanese, poi doman- darono aiuto come alleati, alla quale in» chiesta risposero i reggitori di Siena, che l'animo loro era rivolto alla difesa delle cose proprie senza far ingiuria ad altri. Nel 143 I divenuto Papa Eugenio IV già ve- scovo di Siena, ivi mandò il cardinal Al- bergali per esortare i magistrati di man- tenere il [)opolo in pace e stare amici dei loro vicini. Scopertosi poi il Papa parti- giano de'fiorentini, si stleguarono il duca di Milano e i sanesi, e la pace si perde allatto in Toscana e Loujbardia, e fin") con

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rompersi guerra a' fiorentini. A dispetto di questi ì' imperatore Sigismondo fu a Siena nel luglio i432,per andare in Iloma a ricevere la corona. Dopo varie vicende guerresche Ira' fiorentini uniti alla lega guelfa, e il duca di Milnno co'suoi alleati, si venne a trattative di pace quando l'im- peratore nel geimaio 1433 era tornato a Siena : uno de'capiloli lasciò facoltà a'sa- nesi di potere intervenire come alleati del duca, a condizione di ricevere e di lesti- tuirelecose reciprocamente perdute o ac- (juistate, e clic i .-.uiesi, nel caso che per- tiògli movessero guerra i fiorentini, non dovessero cssereaiutati dal duca. Termi- nati i pericoli esterni, ribollirono gl'in- terni, esiliandosi gran parte de'cittadini dell'ordine de'Dodici, nel timore che vo- lessero tentare innovazioni. Eugenio IV dopo aver celebrato il concilio diFuenze, contro quello di Basilea divenuto conci- liabolo, e pacificatosi colla repubblica di Siena, vi si recòda Fiienze, donde partì a'7010 marzo 1 443 accompagnalo da 24 cardinali, ricevuto con ogni onorificenza; prendendo alloggio nel convento di s. A- gostino, vi lestò per ben 6 mesi, visitato da diversi principi e da molti andjascia- lori,e fra'primi nominerò l'Orsini gene- rale de'sanesi e signore di Piombi iio,a cui donò la/iOJrtf/'oro(nel 144"^ dice INovaes), il marchese di IMantova, il conte d'Urbi- no. A' I o maggioessendovi mortoli b. car- dinal Albergati nel detto convento, il Pa- pa dopo averlo sovente visitalo nella sua malattia, con raro esempio assistè a'suoi funerali colla corte, dicendo farlo pel con- cetto che avea della sua santità, e per sua divozione volle la pietradidue libbre che fu cavata dal suo cada vere, il rpiale fu tra- sportato alla ceilosa di Firenze secondo la disposizione del defunto. Qui Eugenio IV a'26 giugno fece un trattato di con- cordia e di lega con Alfonso V da lui rico- Bosciulo re di Sicilia, per cui da Siena gli spedì labollad'investitura,eil duca diMi- lano Filippo M." Visconti. A'6 sellerabre andò al convento di s. Leonardo, che po-

SIE sto in mezzo ad una folla e oscura selva di lecci e sovrastante un lago poi prosciu- gato, fu detto di Leccelo della Selva del Lago, e con due bolle il Papa concesse molli privilegi a tulio l'ordine agostinia- no : questo essendo diviso in diverse con- gregazioni, la più antica fu quella di Lec- celo quasi 5 miglia da Siena,f(jndala verso il 1 386 dal p.ToIomeodaVenezia,il tjuale eletto generale dell'ordine e volendo ri- stabilirvi la regolare osservanza, scelse a tal fine l'antico convento di Leccelo, e vi elesse un vicario generale che lo gover- nasse cogli altri, che unitisi a questo for- marono una congregazione, la quale nel secolo passatosi componeva di 12 conven- ti; quindi questo grandioso di s. Leonar- do fu soppresso nel 1810, ed il suo locale venne assegnato al seminario vescovile di Siena, per uso di villa, e per di lui conto vi furono eseguiti vari ristauri. I religiosi agostiniani vi fiorirono in gran numero per dottrina e santità di vita, e vi riceve- rono ancora i Papi Gregorio XII zio di Eugenio IV, nonché Martino V, e Pio li con 6 cardinali. A ripararlo dalie in- cursioni de'fuoruscili, e dalle compagnie di n)asnade, lo circondarono di mura, di torri e l'altre fortificazioni. Nel distretto (li Siena e diocesi di Grosseto, fu pur ce- lebre il con vento de' G </g//e//;j/Vt ( ^.). Eu- genio IV parf] da Siena nello stesso me- se, ed a' 28 riloinò in Roma. Neli45i arrivarono nella città {)er diverso cam- n)ino l'imperatore Federico III, ed Eleo- nora di Portogallo destinala sua sposa , la cpiale a'aS o 24 febbraio accompagna- ta da Enea Silvio Piccolomini vescovo di Siena che ne avea concluso il matrimo- nio, da molle matrone e da un drappello di donzelle, fu incontrata da Federico III all'antiporto di Porta Caroullia con no- jiilee numeroso corteggio, laonde per me- moria ivi in una colonna ne fu posta mar- morea iscrizione. Di in mezzoalla plau- denle popolazione, l'atigusla coppia lece solenMÌssin>a entrata nella città, da dove i reggitori seguendo l'esoinpio del pratica -

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to con Sigismondo (forse per evitare la rinnovazione del serio tranibuslo incon- trato da suo padre Carlo IV), avcnnocon- finalo in ptecedenza lungi da Siena tutte le persone atte a portar l'armi dell'ordine de'gentiluouiini e di quello de'Dodici. Il \escovo Piccoloniini congiinise in matri- monio Eleonora con Federico III, il qua- le in Siena prestò il giuramento di fedeltà al Papa Nicolò V, secondo il costume de- gl'imperatori prima del loro ingresso nello slaloecclesiaslico,e ricordatogli dal Pa[ta a niezzo de'due cardinali legati elicgli man- dò in Firenze per accompagnarlo in llo- nia. Sebbene i sanesi aveano promesso ai fiorentini di non far lega con Alfonso V, scoppiata tra loro la guerra , il coniune dovè somministrare i viveri e permettere il passaggio pel territorio all'esercito re- gio neli4'J2- Tutta volta Siena neh 453 si collegò col re, ma nel 1434 ficcetlò la pace o tregua di Lodi, ad onta di sue ri- mosli'oiize, cessò d'offendere i fiorentini, e intimò al duca di Calabria figlio del re, che se continuava a slare nel territorio del- la repubblica non dasse molestia a quello de'lìnrentini. Conquesti nel 14^17 si fece lega difensiva conlroJacopoPicciniuo, die fattosi capo di masnade e vago di prede mosse guerra a'sanesi; dopo essere riu- sciti inutili i maneggi e tentativi di ribel- lione procurali contro la patria da An- tonio l'etrucci e da Ghino Bellanli, po- tenti sanesi che volevano ridurla al do- minio d'Alfonso VjPelrucci fu dichiaralo ribelle e traditore della pallia, confiscati i beni e diroccala la sua fortezza di Pe- rignano: ad altri congiurali fu troncalo il capo, altri fuiono confinati, altri mu- tilati. In conseguenza di ciò furono rin- novati i bossoli degli uflizi, riempiendoli de'nomi di nomini desiderosi della «piie- te cdella conservazione dell.i libertà e del- lo slato. Siena nel 1 4^<^ fo rallegrala dal- l'elevazione al pontificato del suo concit- tadino e già vescovo Piccolouiinichepre-.e il nome di Pio il, e per segno d'esultan- za riabilitò ad essere del supremo ma^^i-

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strato le famigliePiccolominieTedeschini, nella quale era entrata la sorella del Pa- pa. Le due famiglie già ascritte all'ordi- ne de'genliluomiiii e come tali espulse da Siena, il padre di Pio 11 erasi stabilito in una sua possessione di Corsignano che da Pio II fu chiamata Pieiizn[f^.)e fatta se- de vescovile. Uno de'maggiori desideri! del Papa essendo quello di riabilitare al diritto delle magistrature tutto l'ordine de'gentiluomini,ed il comune riflettendo che i nobili, naturalmente superbi, non a- vrebbero potuto mantenere le (jualità ci- vili in comune cogli altri cittadini a be- nefìzio dell'universale, abilitò l'ordinedei gentiluomini al magistrato con alcune re- stiizioni, benefizio die loro cessò col la mor- te ilei Papa. Forse per l'ottenuto da Pio 11, fece dire inesattamenleal Platina nella sua / ila, che sedate le dissensioni in Sie- na ricostituì la repubblica in potere dei nobili. Avendo Pio II volto tutta l'Italia al lodevole progetto di riparare alla cie- scenle potenza de'turchi, convocò il con- gresso di Alanlova (F.) , a' 11 gennaio 1439 parfi da Roma per presiederlo, ed in Corsignano celebrò la festa della cat- tedra di s. Pietro in Antiochia; indi passò in Siena a'240 25 ftrbbraio, ricevuto con somme dimostrazioni di letizia, l'eresse in arcivescovato, e nella IV domenica di quaresima con solenne omelia bened'i nel duomo la Rosa d'oio (/'.) e la donò al senato sanese, e formalmente fu portala al palazzo pubblico dai cardinali. I n Siena Pio il ricevè gli ambasciatori dell'impe- latore, e di altri 7 mon-irchi e |)rincipi, ed a'2 3 aprile parli per Firenze. Nel con- giesso di Mantova i sanesi e i fiorentini pure promisero i loro soccorsi per la sa- gra guerra, e nel ritorno Pio li nel de- clinar di gennaio I 4^0 rientrò in Siena, dove a'?, febbraio beiiedi edi>lribn"i nella metropolitana lecanilelealsenaloe clero, e vi si tralleniie lino a' 1 o settembre per premiere i l)agiii di ÌNIiceieto e di Peti io- Io, dii'cpiali si restituì a Siena. Ivi accol- se gli ainbasciulori che iiuti erano giunti

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in tempo mI congresso di Mantova, ed a'5 marzo fece lai/ promozione de'segiienti caidinali: Angelo Capranica, BernardoE- ruli, Nicolò Fortiguerri parentedella ma- dre, Brocardo Veisbriach che riservò in petto, Alessandro Oliva, e il nipote Fran- cesco Todeschini i ."arcivescovo della co- mune patria, poi Pio HI. Inlìotna il Papa canonizzò s. Caterina da Siena, indi per la peste ne parù nel 1462, e fu anche a Corsignano ed in Siena ; vi ritornò nel i4(^4 P*-''" prendervi i bagni di Petriolo, e trovandosi in Siena a'6 maggio con so- lennissima pompa donò alla signoria, che lo collocò nella cattedrale, il braccio de- stro di s. Gio. Battista, ricevuto in dono dal fratello di Costantino XII Paleologo ul timo ini pera toregreco,al quale il comu- ne di Siena die in quest'occasione 10,000 fiorini d'oro di camera. Inoltre il comu- ne ospitò nel palazzo de'Diavoli fuori di porta Cainidlia la vedova dell'imperato- re ucciso da'turchi nella presa di Costan- tinopoli, e vi fu scolpito P<t/^^'»wj Tur- carum. Dopo la morte di Pio II (nel par- lare della seiie de' vescovi e arcivescovi di Siena, dicendo delle bolle da lui ema- nate in Siena, si può apprendere l'epo- che in cui vi dimorò), in Roma fu mos- sa persecuzione a'suoi famigliari, e gene- ralmente al nome sanese : al dire di Gi- gli,i sanesi non corrisposero proporziona- tamente a' benefizi di Pio II, tuttavia so- leva ripetere: Senensibiiseliam inviiis be- ìufacìendtim. Altre notizie di lui e del Papa nipote, eriguardantieziandio la pa- tria e la Piccoloinini famiglia , in questo articolo e nelle loro biogralìe le riportai. Stette Siena per qualche anno quieta dalle sedizioni interne e dalle guerre e- sterne; ma accaduta inFirenzela congiura de'Pazzi contro la potente {i\a\\2)\al\lt(lici (/'.). SislolV(nella cui biografia difesi dal- la taccia di complicità) per guerreggiare i fiorentini fece lega col re di Napoli, e coi sanesi e genovesi, il che ridusse i fiorenti- ni in critica posizione, e ad implorare pie- tà dal re, e alla pace e lega del 14^0 ra-

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tificate da Siena. Terminate le turbolen- ze di fuori, si ridestarono quelle di dea- tro di riforma e io favore de'ribelli e fuo- rusciti della congiura Petrucci,i quali con armati eziandio del duca di Calabria en- trati in palazzo foimarono una nuova si- gnoria e un consiglio del popolo a scelta de'rivoltosi. Sotto questo reggimento po- litico avvennero in Siena dentro breve periodo numerose alterazioni governuti- ve e cittadine saii"uinose rivolte che su-

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rebbe noioso ripetere, descritteda Mala- volti, che asserisce aver perciò molti cit- tadini cercato tranquillità e sicurezza fuo- ri della patria , tiranneggiata principal- mente dal ritornato Pandolfo Petrucci il yii^^«//«co,comegran politico e uomo di stato, e sostenitore della parte popolare. Nel declinar deli 494 passò pel territo- rio Carlo Vili re di Francia per la con- quista del regno di Napoli, onde si richia- marono i fuorusciti e nuove cotnnjozioni ebbero luogo, fomentale segretamente da Pandolfoorganoeparteprincipaledelgo- verno, il quale pe 'dispareri col suocero Nicolò Borghesi lo fece ammazzare a' 19 luglio I 5oo. Tolto questo ardilo emulo che nealtraversavai disegni, l'astuto Pan- dolfo seppe confermarsi ogni di più nella sua tirannide. Mentre Cesare Borgia figlio d'AlessandroVI,celebreper perfìdia e am- bizione, andava usurpandogli stali altrui, per impossessarsi del sanese meditò l'uc- cisione di Pandolfo, il quale a premunir- si dalle masnade di potente nemico che invadeva le Marche, la Boniagna e la To- scana, condusse al servizio di Siena il ca- pitano Gio. Paolo Baglioni di Perugia, collegando insieme le due città. Quindi poi maneggi politici di Pandolfo, il governo sanese fece lega con Borgia, aiutò con de- nari i pisani assediati da'llorentini, e for- nì soldati e altri soccorsi agli aretini ri- bellatisi a Firenze, peroni Pandolfo fu tac- ciato di promotore delle municipali tur- bolenze di Toscana. Avanzandosi Borgia con inmiensi danni a Siena, e ponendo in pericolo la città e Pandolfo the vi domi-

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nava, a sua istanza dovè co'suoi allenta- nni'sene nel genna io i 5o2 e licenziar Ba- gliuni. Con sicnul;izioiie, di ciò Borgia si congratulò con Siena uscita di scliiavilù, l'invitò a dichiarar Pandolfo e i suoi a- derenti peipetui fuoruscili, e le ofi'rì il suo appoggio. Mentre Alessandro VI collesue miliziedi persona tulseagliAppianiPiom- Lino, ivi chiamò Pandolfo perdar Siena al figlio e a lui Fionihiiio, ma il sagace Pandolfo con pretesti d'infermila non a- vendo ubbidito, Borgia venne alla narra- ta determinazione. Il Papa fu a I\Iassa ai 5 marzo e vi si iraUenne per alcuni gior- ni, trattato a spese de'sanesi. Intanto Sie- na era governata dagli amici di Pandol- fo, che a'^c) marzoi5o3e per la [)rote- zione (Il Luigi XII re di Francia con pub- blico decreto fu richiiimato, e ritornan- do al potere continuò a esercitarlo con senno e rallinala arte, dimostrandosi ge- neroso, benefico cogli artisti, amico de'Iet- terati, e serbando al popolo un'ombra del- l'antica sua libertà. iXeiragostocolia mor- te d'Alessandro VI la repubblica sanese respirò, e Pandolfo potè dominarla con pili sicurezza; e si narra che il successore Pio III Piccolomini.già pastore di Siena, ebbe soli 26 giorni di pontificato, pel ve- leno posto in una sua piaga per commis- sione di Pandolfo e a suggestione ilei suo consigliere e segretario Antonio di Vena- fro, perchè il Papa guardava con occhio bieco l'usurpazione del tiranno, le mac- chine e la malizia d'Antonio. Dipoi Pan- dolfodiè nuova forma a'tribnnali econva- lidò maggiormente il suo dominio ([uan- do nel 1 jo5 a nome della repubblica fece lega con Giulio li, prorogando quella già fatta co'fiorentini, i due più potenti e te- mibili vicini dellostatosanese.Sotto ildo- niinioili Pandolfo la lepubblica acrpiistò in affitto perpetuo i dotninii che l'abba- zia delle Tre /'O/J^rt/ic possedeva nell'Or- belellano ; e Pandoliu con questi e altri acquisii favoriva i suoi aderenti [)er te- nerli vicppiìi obbligati n manteneilo in seggio. INel i5uc) appena caduta l'i^j in

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mono (le'florentini,que»ti inviarono aSie- na il famoso Nicolò Macchiavelli segre- tario del loro gonfaloniere perpetuo Pier Soderini, per disdire la tregua tra le due repubbliche e riavere Monte Pulciano. S' interpose Giulio 11, nel dubbio che i francesi amici de'fiorentini non penetras- sero in Toscana, e nel i5i 1 fu stabilita la lega fra le due comuni, restituendo i sanesi Monte Pulciano, sebbene fossero collegati con Ferdinando \ redi Spagna. Si oppose Pandolfo a romper guerra ai fiorentini, inimicati col Papa pelconcilia- bolo che permettevano a Pisa (/^), con che restò in pace Toscana, e la sua morte accaduta a'2 t maggioi 5 1 2 non alterò il governo sanese retto dal magistrato di Ba- lìa,essendostalo rim[)i:izzatoal padieDor- ghese Petrucci suo figlio maggiore. Una delle ultime operazioni politiche di Giu- lio II, come narra Reposali, Della zecca di Gubbio t. 2, p. 44» ^^ quella di aver segretamente comprato dall'imperatore Massimiliano I per 80,000 ducati d oro i diritti sovrani sulla città di Siena, con la mira di darla al nipote Francesco M.^ I della Rovere duca d'Urbino; ma il Pa- pa dopo alcuni giorni morì, .-appena i sa- nesi ciòseppero s'inasprirono per avergià dato all'imperatore grosse somme, e ri- messo in Firenze i figli dell'esiliato Pie- tro de .Medici, caccianiloneSoderini. Leo- ne X Medici che nel i 5 1 3 salì al papato, sebbenesi dichiarò proteltoredella repub- blica sanese, pure i suoi reggitori non fu- rono lasciati tranquilli dalle trame de'fuo- riisciti.E perchè Borghese Petrucci, suc- cessore della grandezza e non della pru- dente politica del padre, non mostrava gran perizia nell'arte di governare, il Pa- pa volle giovarsi del di lui cugino e suo antico amico w^.^ Ralfaele Petrucci ca- stellano di Castel s. Angelo e vescovo di Grosseto, per inviarlo nel marzoi 5i 5 a Siena con buon numero di fanti e cavalli sotto il comando di Vitelli, lusingati am- bedue da'fuorusciti e da molti sanesi ne- mici di Borghese, i quali prometlevano a

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Leone X che il prelato sarebbe slato ben accolto da tutta la città per capo del go- \ernoin luogo del cugino. Uno de'piiini passi diretti a ottener l'intento fu quello di far partire da Siena il fido e accolto consiglierede'Petrucci Antonio da Vena- iVo pei' staccarlo daBorghese; il cpialesen- tendo avvicinarsi suo cugino, abbando- nando lutto partì agli 8 marzo per Napoli col fratello minore Fabio. Non era appe- na a' I 2 marzo entrato in Siena il prelato, che convocato il consiglio generale, creò una nuova Balìa di 90 individui, 3o per Monte, da durare 3 anni colla medesima autorità dellaBalìa passata; quindi fu con- lìnatoedichiaratoribellcBorghesecolfra* telloFabio,e rinnovata la lega Ira laChie- sa e la repubblica sanese , includendovi Lorenzo de Medici nipote del Papa, che questi tosto fece duca d'Urbino, spoglian- done Francesco M.' I. Che se tanta feli- cità fu in gran parte frenata dalla morte di Giuliano fratello di Leone X, essa però non impedì il progetto del Papa di fareu- 110 sialo al nipote Lorenzo, che per poco godè. Alle biografie di Leone Xy ede'car- dinali Alfonso e Ralfaele Petriicci, narrai che Giulio li creò cardinale Alfonso figlio di Pandolfoed'Aurelia Borghese, e Leo- ne XRa(lliele,col mezzo del quale avendo tolto il dominio diSiena al fratello del car- dinal Alfonso, questi a faccia scoperta per vendetta cospirò alla vita del Papa, e non essendogli riuscito tenlò avvelenarlo pel chinu'go Ballista già del iiatello Borghe- se e che allora medicava a Leone X una fìstola. Scoperta la tremenda congiura, il cardinal Alfonso fu decapitato, e squar- tati Battista e Nini segretario d' Alfonso, oltre la severa punizione d'altri 4 ♦^''"'di- na li consapevoli della congiura, nel la qua- le avea preso parte l'irato Francesco M."" I, anch' e.sso spogliato de' suoi stali. Al- lo sdegno del Roveresco si congiunsero i malcontenti Matatesta, Baglioni e i fio- rentini; lutto restò assopito dalla morte del duca Lorenzo, edal ricuperoclieFran- tcsco M.' I lece dc'suoi doiuinii colle pio-

SIE prie armi, contribuendo perchè Baglioni riprendesse Perugia. Di più il duca d'Ur- bino mosse le armi verso Siena che segui- tava a dipendere dai Medici,accompagna- to da mw.r Lattanzio Petrucci che Leone X avea privato del vescovato di Soana, e già taglieggiava il contado quando morì Leone X e gli successe Adriano VI, e qua- si contemporaneamente inBibbiano ter- minò di vi vere il cardinal Raffaele Petruc- ci, oltraggiato nel cadavere pel suo altie- ro governo. In tale circostanza il cardinal Giulio de Medici cugino di Leone X e poi Clemente V 1 1 .accordatosi co'fìorentini al- lora a lui ligi, fece avvicinare a Siena mol- te truppe, e la liberò dal grave pericolo di esser preda del duca, che poi fu pacifica- to. In questo tempo si ridestarono le .san- guinose garesul primato d'Italia tra l'im- peratore e Francia, nelle persone del pos- sente Carlo V e nel suo degno competi- toreilre Francesco I, ed a' 18 novembre i52 3 fu eletto Clemente VII. Parendo a questi difficile mutar coU'armi lo stato sa- nesCj sul quale avea preso molta autori- tà Francesco Petrucci nipote del cardinal Alfonso, egli ricorso all'industria col chia- mare a Roma Francesco, e trattenendolo con buone parole, gli sostituì a'26 dicem- bre nel magistrato di Babà quel Fabio an- dato a Napoli e figlio minore di Paudol- fo, ma senza i di lui talenti e acume, on- de presto dovè rifuggire dalla patria per opera di quelli dell'ordine de' Nove che l'a veano richiamalo. La sua partenza sem- brò a'sanesi un ritorno a libertà, ma cad- dero in un male peggiore con aderire al- l'accorto Clemente VII, il quale profittò del passaggio per Siena de'francesi per far cambiare il governo, con nuovo e unico IMonle de'uobili e reggenti e con altra Ba- lìa nel gennaio i 5^5, che poi fu ristretta in 16 cittadini per soddisfare il Papa. Per la gian battaglia di P(^ri'ja(/^'.) e prigio- nia di Francesco I, tutti i governi d'Ita- lia divennero servi del vincitore Carlo V imperatore e re di Spagna, dal quale bi- sognò che si redimessero u forza di deua-

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ro. Ma i popolani prendendo animo con- tro il governolorodalodaCleniente VIF, fieramente insorsero , trucidarono Ales- sandro Bichi che primeggiavajC riforma- rono la città a regime popolare nemico del Papa e piuttosto aderente all'impera- tore che lasciò fare. Irritato Clemente VII mandòle sue milizie unite alle fiorentine per sottomettere Siena, e mosse l'ammi- raglio Andrea Doria ad assalire con arma- ta navale i porti della Maremma: resero fallaci gli sforzi pontificii qirelli de'sanesi infiammati da fervido amor patrio, e dal caidinal arcivescovo Piccolomini a ricor- rere air aiuto della B. ^'ergine antica e particolare protettrice di Siena ; e tulli prendendo le armi con breve e sangui- nosa battaglia fugarono il nemico, che la- sciò il bagaglio e le artiglierie, non senza prodigio tlivino. Ciò accadde nell' aprile j 527, epassando pocodopo nel territorio l'esercito imperiale di Borbone che mar- ciavaall'assediodi Roma[F .), isanesi lar- gamente lo presentaronodi viveri e di ar- mi: Roma fu presa a'5 maggio e orribil- mente saccheggiata, rifugiandosi il Papa in Castel s. Angelo ove fu assediato. Que- stoslraordinarioavveoimentoavviri i fuo- rusciti sanesi, e incoraggi i fiorentini ei nemici de'Medici che tumultuariamente dierono il bando a quella famiglia. Paci- ficato Clemente VII con Carlo V, una del- le prime condizioni volute dal Papa fu Fi- renze per la sua famiglia, ed in Bologna lo coronò neli53o, a'quali sovrani la re- pubblica sanese mandò 3 oratori con mol- to decoro. Imperocché, a facilitare l'espu- gna/ione di Firenze, erasi trattatocelebra- rc la solennissima e duplice coronazione in Sienaj ovvero quivi celebrare il con- gresso e in Roma la ceremonia; trattato che in favore di Bologna ruppe Carlo V per essere sollecttamenle chiamato iuGer- n)ania,e il riflesso dell'iracondia dc'roma- ni indispettiti dai sofferti immensi mali. In favore di Siena propendeva il Papa e i suoi ministri. Le milizie pontificie e imperiali assalirono Firenze, ed i sanesi

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senza considerare che la loro sorte era col- legata colla sua, agli assedianti sommini- strarono vi veri e artiglierie. Dopo i I mesi d'assedio, dopo tanti stenti patiti,Firenze a' IO agosto i liSo fu costretta a capito- lazione, perde per sempre la sua libertà, e s'ebbe ai. "duca Alessandro figlio o ni- pote di Clemente VII, mentre l'imperato- re volle assumere la prolezione di Siena. J^eitanlo a'sanesi ordinò Carlo V di ri- chiamare i fuoruscili, e di ricevere parte dell'esercito nel loro dominio, che è quan- to dire soggiacquero al governo assoluto, rimanendo solto l'influenza imperiale del rappresentante d. Lopez di Soria, cheen- Irò in Siena con 4oo spagnuoli e i fuoru- sciti dell'ordinede'JVove. Pernuovecom- mozioni essendo stali espulsi, nel i53r Carlo V espressamente ne comandò la riammissione, con gravi rimproveri al po- polosanese. Nel i 533 recandosi Cleuìente VII in Marsiglia per sposare Caterina de Medici sua nipote col figlio di Francesco

I poi Francesco II, passò pel dominio sa- nese,ed a' 1 5seltembre pervenne aMonle Pulciano, ove trovò il duca nipotees'im- barcòa L'n'orno.^e\ ritorno, a'5 dicem- bre fu a Siena ricevuto con gran festa, e nel seguente partì per Buonconvento.

II successore Paolo III nel i 538 ottenne d i riunire Carlo VeFrancescoI per un ab- boccamento in Nizza, ed egli per pacifi- carli vi si recò, passando per Siena a'2 a- prile; desinò alla certosa di Ponlignano, e si trattenne alquanto alla deliziosa villa delle Volte de'Chigi, come racconta il Gi- gli. Si può vedere litinerario del viaggio di Martinelli, presso il Gallico, De iti/w- ribns Rom. Ponlif. p. 182, se realmente il Papa da Monte Pulciano andò a Siena. Avendo Callo V neh 54' pregato Paolo

III di recarsi a Lucca, agli 8 setlembie vi giunse accompagnalo da i G cardinali, ■.>.(, prelati, ambasciatori e cavalieri; nel tra- versare il territorio sanese, il Papa si Icr- in Cuna di \ al d'Arhia. Ritornando Siena alle inlestinediscordie, nel 1 53o a- vea ricorso alle armi per abbassar la ^i au-

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(lezza della nimiglia Salvi favorita dal du- ca d'Amalfi generale di Carlo V, ma vi ri- parò il duca co'siioi spaglinoli; laonde nel I 54' CarloV mandò un legalo a Siena per rifòi'mare il governo in favore dell'ordine de'Nove, ciò che sembrando a'sanesi trop- pa la loro autorità, cercarono di mettere in sospetto il capitano di giustizia che vi era per l'imperatore, e così richiamato il Soria nel I 543 gli fu sostituito d. Giovan- ni de Luna. Carlo V dopo aver assegna- to un nuovo capitano, pur di lui si prese sospetto come favorevole all'ordine de'No- ve, e con libellione del i 54') il popolo ri- formò il reggimento governativo, licen- ziando la guardia spagnuola, che poi ri- tornò tuttoché la città si reggesse a tumul- tuaria repubblica. II perchè d. Diego de Mendoza ambasciatore in Roma di Carlo V, a questi insinuò pel bene e sicurezza di Siena di fabbricarvi la fortezza, e che per assicurare il suo dominio in Italia sareb- be stalo utile dichiarare signore di Siena Filippo II suo figlio, acciocché impadro- nitosi di quello slato tenesse a freno il Pa- pa e il duca di Firenze; ritenendo che la fortezza in Siena riuscirebbe come un cep- po sul collo a'due principi, e un freno al- l'indomabilepopolosanese.Neli 548rim- peralorescrissealla repubblica esorlando il popolo alla quiete, e di fare quanto per sua commissione gli veniva comandalo da d. Diego, il quale a suo modo organizzò la repubblica, restituendo parte del pote- re a'Nove, e rifece la Balìa de'Quaranta. Di più, dopo aver introdotto nella città in più volle parecchie centinaia di spa- gnuoli, per assicurarsi dell'ubbidienza del popolo lo disarmò, ad eccezione di poche artiglieriedel palazzo;indi presso l'attuai Lizza co' materiali delle torri dimidiate, ad onta delle rimostranze e preghiere dei sanesi,iimalzòla cittadella, onde il popolo sbigottito e malcoutento,con solenne pro- cessione portaronole chiavi della città al- la B. Vergine, e fu motteggialo da d. Die- go. Ma recatosi questi in K.oma, levossi il popolo a rumore, e il presidio domau-

SIE aiuto a Cosimo I duca di Firenze, ii quale a'4ottobrei 552 vi mandò 5oo fan- ti,ma nella zullà co'sanesi ebbero la peggio in un agli spagnuo!i,onde il duca ritirò i suoi,e gli spagnuoli per convenzione usci- rono dalla città. Allora l'ambasciatore Francia presso Giulio III, per avere isa- nesi invocato l'aiuto francese, si recò in Siena,a nomedel reEnrico II si fececoQ- segnare la fortezza e poi la donò alla si- gnoria con arbitrio di abbatterla come su- bito eseguì; ma l'accadulodecise CarloV a distruggere la repubblica sanese. Cosi- mo I per gelosia di stato inviò a'confini 3ooo uomini, perchè il redi Francia ol- tre il tenervi il capitano Vecchiano eoa 5oo fanti, avea mandato in Siena mg.'^di Termes per governatore, lasciando a'sa- nesi liberamente governare i pubblici af- fari; e ben presto Siena fu piena di sol- dati, artiglierie e vettovaglie de'francesi. Appena Carlo V potè sbrigarsi delleguer- recheavea in Germania e nelle Fiandie, sul fine dell 552 inviò a d. Pietro di To- ledosMO viceré a Napoli e suocero di Co- simo I, l'ordine di apparecchiare un eser- cito opportuno per assalire lo stalo di Sie- na. Il redi Francia mandò a Siena persuo luogotenente il cardinal Ippolito d'Este, che offrì ogni aiuto per difesa e conserva- zione della loro libertà; ed il Papa Giulio III sentendo che l'esercito imperiale do- vea passare i confini dello stato pontifi- cio, per evitare a Roma un i52'j, po- se 8000 uomini alla loro difesa, e spedì a Siena per pacificare gli animi il cardi- nale Mignanelli legato a latere, il quale d'ordinedelPapa vi richiamò l'arcivesco- vo Bandini fratello di Mario che era ca- po della fazione popolare, ed egli seguen- do le sue parti die origine a molte sedi- zioni e forse alla rovina della repubbli- ca, secondochè opitia Pecci. Ma dipoi fe- ce non pochi sforzi imparziali pel bene pubblico, e caduta la repubblica ne partì per Roma. Cosimo I mostrandosi neu- trale, sebbene propenso per Carlo V on- de trarne vantaggio, si fortificò e si prov-

S I E S I E 47 vide di molto denaro. Fiallanlo il vice- scana suo allealo; ma non riuscendosi ad giunse a Livorno con 2000 fanli spa- espugnare nèMonfalcino,iièSiena,fusta- guuoli, 4oo lancie e 1000 cavalleggieii hililo aumentar l'esercito , e di aflldare napoletani, mentre il figlio d. Garzia ar- l'impresa al generalissimo Giangiacomo rivava con molta cavalleria e 8000 pe- de Medici marchese di Mariguano, uno doni sotto Cortona; e morto poco dopo de'|)iìi abili capitani italiani, fratello del il viceré in Firenze, l'imperatore destinò cardinal de IMedici, poi Pio IN', creduto d. Garzia generalissimo della guerra, as- derivato da un ramo della famiglia de.Me- sistitodal valenlecapitanoAlessandio Vi- dici uscita di Firenze e stabilitasi in Mi- telli. Giulio II! per tutti rpiesli vicini mo- lano, e dal duca pieso perciò al suosol- ti di guerra tra gli spagnuoli e francesi, do. li marchese tenlòdi prendere per sor- nel gennaio i 553 passò in Viterbo per presa Siena, ma trovò pronti alla difesa sedare tali discordie, e non riuscendovi enei'gica gli abitanti e il (ìorenlinn l*ie« tornò a Pioma,ove pensò a soccoi rereCo- Irò Strozzi generale di Francia e nemico sinio 1 contro i sanesi,a'quali non era af- di Cosimo 1, onde sfogò la sua rabbia su- fezionato sebbene figlio d' una Saracini gli abitanti delle Masse e sui prigionieri sanese. La 1 .Merra presa dagl'imperiali crudchnenle. rs'ellacittù e nelconlado au- fu Asinaiunga, poi Lucign;ino, edallora elicgli ecclesiastici ed i contadini maravi- Cosimo I con pre>idiarlo si mostrò nemi- gliosamente alFrontavano qualunque pe- code'fraocesi ede'sanesi; indi pressoMon- ricolo per difenderla patria. Veilendo il tefellunico, Pienza, Monlicliiello, mentre marchese impossibile la presa diSiena col- da altre parti 4ooo tedeschi penetrava- le armi e i ripetuti assalti, volle alTamar- no nellalMaremma sanese, 5oo spagnuo- la perchè Cosimo 1 ad ogni rnoilo vole- li occuparono Orbetello,e4oo sbarcava- va impadronirsene col suo stato, a costo no a Piombino. Per l'inipresa di I\Ion- di disfarla; mentre la guerra desolava tut- talcino d. Garzia licevè da Cosimo 2000 ta Toscana |)er le imposizioni, ed anche fantijguastatori e buone artigliere. In Sie- collacarestia,doventlosi soslenlare2 |,ooo na fu tratnata una congiura per cacciare fanti e 1000 cavalli al servizio del duca, i francesi, con intesa diCosimo I, ma SCO- Forse non vi fu guerra esercitata con perla furono decapitati gli autori. Il per- maggior asprezza e ferocia, usandosi atro- chè i sanesi d'ogni ceto e sesso si arma- cissime crudeltà, mettendo 1' inimico a ronodadisperati,ctutliall(ji'a uniti proce- fiamma ogni cosa, forzando le tionne e derono mirabilmente concordi colla spe- ammazzando gl'innocenti. Per la vittoria ranzadi riacquistare la libertà diesi vole- de'2 agosto i554 in Scannagallo in Val va loro togliere per sempre. Si distinsero di Chiana, sopra i sanesi e francesi, riu- Ic donne sotto il coniando di 3 generose sci facile al marchese d'impadronirsi dei- gentildonne, ehemarciandocon insegnea le più furti posizioni intorno lo mura di squadroni, porgevano materiali a'difenso- .Siena: dipoi il duca in memoria di s. Ste- ri,e lavorando alle fortificazioni della cit- limo I, nel cui giorno successe il combat- ta, sembra vanonuoveamazzoni. ISell'ot- limenlo, istituì l'ordine equestre inono- tobie i553 Cosimo 1 si olliì a Carlo V re di cpiel Papa. 11 marchese dopo aver per l'impresa di Siena, con 4000 impe- fatto tiemolire tutti i mulini de'contor- riali e 3oo cavalleggei i, n condizione che ni e gli acquedotti che c«)nilucevano l'ac- quanto aviebbe speso fòsse compensalo (pia in Siena, impose pene severissime con altrettanto lerritoriotoscano.Con pia- a chi le avesse recalo vettovaglie. Allora cere avendo l'imperatore accettato l'of- incominciò in vSiena una lagiimevole co- ferla, neh 554 s'incominciò la guerra in sternazione, e la moitalilà per mancan- nome dell'impcrutore e del duca di To- za di viveri, per cui dal governo si prese

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r inumnna risoluzione di mandar fuori gl'iuferriii, i vecchi ed i bastardi impu- beri de'clue sessi, i quali restarono a di- screzione d' un inesorabile nemico. Ve- nuto meno ogni umano soccorso, per dar fine a si spaventevole catastrofe, i magi- strati sanesi risolvelterodi ricorreread un accordo. La prima risposta dell'orgoglio- so marchese fu di sottomettersi a discre- zione; ma intanto i francesi minacciando dal Piemonte di scendere in Toscana, in Lucca e persino in Firenze; mentre i sa- nesi erano risoluti perire sotto le rovine della patria con incendio, anziché accetta- re la baibara proposizione del marchese, il duca di Firenze mandò a'sanesi meno severe parole,onde il governo veduti per- duti quasi tutti j dominii, che lo Strazzi colle diversioni non era giunto ad allon- tanare il nemico, che questo rimandava in città gli uomini e donne espulsi, risol- vettero di pregare Giulio Ili e il duca di Ferrara a promuovere la pace con men dure condizioni; sebbene discrepanti fos- sero i pareri, altri considerando per egual patria Montalcino che si sosleneva,e tras- portarvi lasededel governo, [signori del- la Balìa col maresciallo di Monluc dive- nuti arbitri del governo, spedirono defi- nitivamente ambasciatori aCosimo I per trattar la resa, e a' i 7 aprile i 555 fu fir- mata la capitolazione, e che i francesi ne uscissero per entrare a'22 la guarnigio- ne imperiale, con dispetto delia popola- zione per aver inutilmente sostenuto tut- ti i mali d'un assedio di i5 mesi, doven- do tornare sotto gli odiati spagnuoli , e rivedere fabbricata la fortezza. Dopo in- trodotti 2000 imperialijil duca spedi An- gelo Nicolini per stabilirvi il governo a divozione dell'imperatore. Generale fu il disarmo, come l'emigrazione che a furia di bandi fu vietata: si dice chegli abitanti da4o,ooo ch'erano prima dell'assediOjSi ridussero a 6000.

Gl'imperiali proseguirono a conqui- stai e i luoghi tenuti da'francesi, l'orl'Er- cole e Moule Argenluro, onde lo Strozzi

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fu privato del comando. Il savio gover- natore cesareo d. Francesco Toledo ot- tenne da' capi del governo sanesedi ri- mettersi senza limiti all'autorità di Car- lo V, che si trovò sovrano di tutto lo sta- to sanese e ne investì il figlio Filippo II re di Spagna: per morte dell'umano To- ledo, gli successe il dotto cardinal Fran- cesco Mendoza. In questo frattempoPao- lo IV, ch'era succeduto dopo 22 giorni di pontificato a Marcello II, si dichiarò nemico di Carlo V e fautore de'francesi e de'fuorusciti toscani, onde gl'imperiali dubitarono che il Papa volesse muovere le sue armi contro il governo assoluto di Siena, piena di malcontenti e sfornita di viveri, ond'erano cadute in miseria le più agiate famiglie, sebbene divote al duca, per cui alla meglio Cosimo I provvide di grano, e domandò in prestito 100,000 scudi a Filippo li. Montalcino si continuò a governare da repubblica, e coniò mo- netecol nomedi repubblica sanese. Scop- piò la desolante guerra della Campagna romana, tra Paolo IV eFdippo II, che descrissi a Sicilia, paralizzata dalla tregua fatta con Spagna da Francia, la quale era alleata del Papa, i cui nipoti CaralFa a- spiravano pure al dominio di Siena, laon- de storici avversi a Paolo IV iuveiiono con calunnie. Finalmente per le pratiche di Cosimo I, s'mdusse Filippo Ila ceder- gli per vendita o compenso de'rimborsi chegli dovea,in investitura Siena eil suo stalo a'3 luglio! 577, mediante trattato di alleanza stipulato in Firenze, non che a'suoi successori, eccettuando i beni della Marsiliana,eil dominio d'Orbctello, Ta- la mone, Port'ErcoIe,s. Stefano, Moni' Ar- gentare, rilasciando al duca PorloFerra- io, a condizione ch'egli avesse restituito alla sua corona l'isola d'Elba, Piombino e altri luoghi. Ciò avvenne quandoMon- talcino guarnito da'francesi ripigliò le o- stililà, quando gli spagnuoli furono pre- si da rabbia e dispetto pel convenuto, ed i sanesi restaroni) compresi di tristezza e cosleruazioue. L' ulieuuzione dello slato

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di Siena altamente dispiacque aCarlo V, sebbene avesse rinunziato intieramente al potere, protestando contro si grave er- rore, mentre egli avea voluto del figlio Filippo II farne un gran sovrano d'Ita- lia. Ma il re saggio e oculato a ciò si mos- se, comechè minaccialo vigorosamente colla guerra della Campagna Romana, da Paolo IV e da'francesi a lui uniti, on- de avere ilre un principe italianoaffezio- nato e da poterne disporre, anche a con- siglio del duca di Toledo d. Ferdinando figlio del defunto e perciò cognato di Co- simo 1, non che supremo comandante di detta guerra. Volle poi Filippo II rite- nersi i suddetti luoghi, co' suoi presidi! spagnuoli, per avere come un freno sul- la Toscana, e perchè gli servissero a me- glio corrispondere e custodire gli altri suoi stati d'Italia, onde i toscani dominii già sanesi occupali da Fdippo II, pei presi- dii ricordati furono denominali Stati dei Presidii, che più tardi Filippo V die al suo figlio Carlo Ili col regno di Sicilia, al modo che narrai in quell'articolo, in- sieme al racconto della riunione alla To- scana operata daNapoleonel; ivi dissi pure che perciò i re delle due Sicilie s'inlitola- vonoduca dello stato dt Presidii, ed an- cora rilevai perchè tuttora tali re pren- dono il titolo di gran principi ereditari di 7'osc(7«<2. Superate molte difficoltà, e dopo non pochi sagrifizi del duca Cosi- mo I, a' 1 9 luglio I 557 il suddetto Nicco- lini divenuto prelato e poi cardinale, co- me luogotenente di Cosimo I e suo go- vernatore dello stato e città di Siena ne prese formale possesso , giurando ubbi- dienza e fedeltà al nuovo sovrano i ma- gistrali della spirala repubblica. Il nuo- vo governo operò un generale disarmo, lasciò i titoli de'magistrali in Siena, cioè la Balìa, il capitanodclpopolo e lasigno- ria; i due [)rimi eletti dal duca, egli al- tri dal consiglio con sovrana a[)provazio- ue. L'antico e possente stalo di Siena, co- me leggo in Gigli, si componeva delle se- guenti città e luoghi. Chiusi, Grosseto,

\0L. LIVI.

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INIassa Marittima, Soana, Pienza, Mon- talcino, Arcidosso, Asinalunga, Radico- fani. Casale, Sarteano, Cetona, s. Cascia- no de'Bagni, Abadia di s. Salvatore, A- sciano, Chianciano, Cinigiano,Giusdino, Cavorrano, Rapolario, Sovicille, Buon- convento,Carapagnatico,CastelnuovoBel- lardenga, Castiglione di Val d'Orcia, Roc- casprada, Torrita, Trequanda, Colone, INIontereggioni, Monteritondo, Pari, Pe- rda, Radicondoli, Capalbio, Manciano, ec. ec. con tutte le loro signorie e dipen- denze. Dalla relazione di Vincenzo Fede- li,incaricato della repubblica veneta pres« so il duca, si apprende che lo stalo di Sie- na avea I 36 fra città, castella e terre mu- rate, gli altri luoglii numerosissimi era- no aperti. Che Siena per sito fortissimo era stata ridotta inespugnabile, avendo lo stato altre 9 fortezze di molta impor- tanza. Che i sanesi sempre emuli de'fio- rentini, avendoli per compagni nella ser- villi pareva loro d'essere sollevati assai. Siena veniva considerata la provincia più riccadi granaglie dello slato di Cosimo I. I francesi, i tedeschi, gli spaglinoli lenta- mente sgombrarono i terri torli, non sen- za azioni ostili, ed i sanesi si lusingava- nosempredi ricuperai e la libertà, invian- doalaleetFettoanibascialorialrediFran- eia, tenendo col duca un contegno soste- nulo. A'4 agosto I 5">9 pervenne Cosimo I a impadronirsi di Montalcino, alla qual consegna seguironoquelle di Chiusi, Ra- dicofani, Grosseto, IMontepescali e altri luoghi; ed in tal maniera dopo S annidi operazioni bel licose e diplomatiche, in cui varie potenze furono impegnate, e dopo una guerra che desolòe impoverì la mag- gior parte d'Italia, lutto lo stato sanese cadde in potere del duca di Firenze, che fra tanti interessati più d'ogni altro vi guadagnò, meno i Presidii d'Orbetello ri- servatisi tla Filippo II. Tanta fortuna di Cosimo I suscitò non poca gelosia e invi- dia in molti principi d'Italia, e persino negli spagnuoli rimasti ne' Presidii che ccicarono allaigarc. L' acquisto del »a- ì

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sto territorio sanese,che allora si distinse col nome di Stato nuovo, e la sua unio- ne allo Slato vecchio ossia il fiorentino, la propensione di s. Pio V per Cosimo I, e i maneggi diplomatici di questi, mosse quel Papa a dichiararlo e coronarlo a'5 marzo I 570 Granduca di Toscana, e a donargli la Rosa d'oro benedetta, al qua- le articolo ho eziandio parlato de' doni fatti da Cosimo 1 a s. Pio V, il quale sep- pe resistere alle gagliarde opposizioni del- l'imperatore e del re di Spagna, perchè Firenze era considerata feudo imperia!e,e Siena feudo di Spagna. Alcuni storici nar- rano, che avendo già Cosimo I nel l 'ìSg contribuito all'esaltazione al papato del fratello del marchese di Marignano Pio IV, i quali ambivano di provare In loro discendenza da'Medici fiorentini, divisò quel Papa di fare con Cosimo 1 quanto e- segul il successore s. Pio V. Rassodandosi il trono Mediceo, a poco a poco si smor- zò ne'sanesi l'antico spirito d'indipenden- za, che per lunga età gli avea resi ricalci- tranti alla soggezione d'un principe as- soluto; il rigore delle leggi, un'oculata polizia e la severa osservanza della giu- stizia prevenivano le occulte macchina- zioni, sicché la tranquillità di questo stalo sotto il i.° granduca potè dirsi assicura- ta. Cosimo I nel ritorno d'un precedente ■viaggio da Pioma si recò a Siena, a fine di stabilirvi col cardinal Niccolini un si- stema relativo specialmente all'ammini- strazione della giustizia, nella qual circo- stanza, poco curandosi dell'affezione dei sanesi, ordinò all'architetto Lanci il dise- gno di quella fortezza, che venne alzala poco lungi dal luogo dove fu la spagnuo- la,per tenere in freno gli abitanti, che più tardi Leopoldo I aprì a pubblico passeg- gio quasi in appendice a quellodella con- tigua Lizza, onde il comune vi collocò l'i- scrizione che dice essere stala convertila ÌD delizia per la fedeltà de' sanesi la for- tezza eretta per sicurezza dell'impero. Nel 1^79 il granduca Francesco I ordinò un nuovo compartimento de' tribunali ucl-

SI E lo stato sanese, e Ferdinando II tentò di

far risorgere l'agricoltura e il commercio, e più tardi concesse a Siena per governa- tore suo fratello Mattia. Se Siena nel i6o'j fu rallegrata per l'elezionediPaolo V Bor- ghese {f^.), di famiglia sanese benemerita delia patria, più maggiormente lo fu nel i655per l'esaltazionedi Alessandro Vii C/t'g?,nalivodiSiena,della eui nobilissima famiglia riparlai a Riccia e Soriano, ed il quale si mostrò tanto munifico colla pa- tria: egli non solo prese tal nome per rin- novar la memoria del magnanimo Ales- sandro Ili, ma nella basilica Laleraneu- se ov'e sepolto, gli eresse un decoroso mo- numento con lungo elogio. A Rosa d'oro descrissi quella e il modo col quale il Pa- pa la donò alla patria metropolitana, ed a questa accrebbe la magnificenza colla splendida cappella che vi eresse, la quale con Novaes qui descriverò. Sotto il titolo di Advocata Senenuum, vi era nel duomo un'antichissima immagine della D. Ver- gine Immacolata, credula di maniera gre- ca, alla quale i sanesi sempie ricorrevano e tuttora ne invocano il patrocinio ne'pub- blici bisogni, che avendolo sperimentato più volte a Lei donarono se stessi e la cit- tà nel 1260, onde al suo possente aiuto attribuirono poi la vittoria di Monl'Aper- to. In quei tempo la miracolosa immagi- ne si venerava nell'altar maggiore, allora esistente in mezzo al tempio, donde nel i3i I fu trasferita nel luogo attuale. A- lessandro VII volendo riedificare nobil- mente la sua cappella, fece collocare tem- poraneamente l'immagine nell'altare di s. Francesco di Sales, anch'esso apparte- nentealla famiglia Chigi. Nel 1661 con di- segno del celebre Kenedetlo Giovanneilj architetto e matematico sanese, il Papa fabbricò la cappella in figura rotonda, or- nata d"8 bellissime colonne di verde an- tico, con proporzionata cupola. L'altare fu vagamente incrostalo di lapislazzuli, e ornato di bronzi con bassorilievi dorati del famigeialocav. Lorenzo Bernini, del qua- le sono pure le due statue marmoree di s.

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r,iif)lamo e dis. M/ Maddalena, essendo quella di s. Bernardino opera d' Antonio Raggi, e l'altra di S.Caterina d'Ercole Fer- rata , ambedue degni scolari di Bernini. A'd lati della cappella si collocarono due bellissimi quadri di Carlo Maratta valen- tissimo,uno esprimente la Visitazionedel- la B. Vergine (poi sostituito da copia si- mile in musaico a spese deL principe d. Si- gismondoChigi, padre del vivente d. Ago- stino,il quale non edettuò la conversione in inusaicodeirallro seguente quadro, co- me pensava a tempo di Novaes, a seconda dell'asserzionedi questi), l'altro la sua Fu- ga inEgitto. Altri 4 bassorilievi di marmo vi furono posti nel i 748,scolpili inRomae rappresentanti la deltaVisilazionCjSColpi ta da Filippodella Valle; il Transito della stessa B. V., di Gianìbattista Maini; la sua Presentazione al Tempio, di Pietro Brac- ci; la sua Natività, di Carlo Marcbionni. La cappella ha il cancello di bronzo mi- rabile pel lavoro, sul quale ardono piìilu- mi.ed accanto vi è lasua particolare sagre- stia, la quale fu largamente arricchita di preziosi utensili sagri dalla generosa pietà del principe d. Agostino seniore nipote del grandioso Pontefice fondatore. Questi inoltre avendo soppresso l'ordine de'Cro- ciferi, col breve Regu/iini, de'9 febbraio 1G60, donò i beni del priorato di s. Ma- ria del Murello presso Siena al capitolo del duomo, con quelle disposizioni che ri- portai alla sua biografia, ove feci pure menzione della bellissima facciata eretta alla chiesa del Rifugio. Seguendo Siena i destini e le vicende di Toscana, spei\- mento anch'essa i vantaggi economici i- niziati dal granduca Francesco 11 di Lo- rena, poi im[)eratore e capostipite della ri-gucin te dinastia, ani piamente sviluppati did suo figlio Leopoldo I, eziandìo per ri- donare la salubrità alla Maremma sane- se e bonificarla; laonde in pochi anni egli operò nelloslatosauese ass.ii più che non si era lutto nel lungo periodo del governo Mediceo, narrando lultoìi Rcpctti, con e- logi ancora all'arcidiacuao Baudmi e al p.

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Ximenes che vi cooperarono colla loro dottrina. Leopoldo I nel 1 765 divise in due Provincie lo stato sanese, cioè in provincia superiore, ed in provincia inferiore o del- laMaremma;indi neh 7 74 emanò un nuo- vo compartimento de'tribunali di giusti- zia della provincia superiore, con quelle altre utilissime provvidenze per questa e per quella di Maremma riportate da Re- pelli, con altre riforme de' vecchi sistemi. Raccontai a Roma, a Franxia, a Pio VI, che i rivoluzionari e repubblicani france- si avendo di prepotenza invaso lo stalo pontificio e Roma, ove proclamata la re- pubblica, da questa a'20 febbraio 1798 depoi tarono prigione in Toscana il detro- nizzato Pio VI, seguito da que'pochi fa- migliari notati nella biografia. Il Baldas- sari, Relazione delie a^'versilà epatinien- ti di Pio FI^ t. 3, p. 2 I, m'istruisce, che avanti che il Papa entrasse in Toscana , da Siena sino a' confini era slato diffuso un ordine da'francesi, di non fare pubbli- che dimostrazioni d'onore a qualche per- sonaggio eziandio di elevatissima condi- zione, che passasse per le terre del gran- ducato;e cheall'arcivescovodi Siena An- lonfelice Zondadari poi cardinale, dicesi diesi commise che tra i conventidella cit- tà uno ne trovassecapevole per alloggia- re il Papa, con tutto il suo seguito, ma non pare per quanto vado a dire. Mentre Pio VI a'23 febbraio entrava nel territo- rio toscano, quasiché fosse un qualunque viaggiatore o vi arrivasse d' improvviso, ninno in nome del principe fece allo d'ur- bana accoglienza, soltanto gli fu fatto sa- pere di scegliere per tlimora Pisa o Sie- na, senza nominar Firenze ! Il dettaglio del viaggio e del sogi;iorno in Siena, che accennai ne'citali articoli, esaltamente lo descrissero Novaes e Baldassari. S. Radi- cofani si fermò il l'apa a dormire nell'o- steria in cameia mancante di molli vetri, guardato da due commissari francesi (u- no de'i^uali fu tosto dannato a morte in contumacia per furto); bensì ebbe il con- forto d'essere raggiunto dall'amato nipote

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duca ci. Luigi Braschi, che con lui prose- guì il viaggio e Io sollevò ne'3 mesi io cui fece residenza in Siena. A'24 pervenne a s, QuiricOjOve l'arcivescovo Zondadari si trovò ad ossequiarlo, ospitandolo nobil' mente nel palazzo de'nipoti marchesi Fla- \io e Angelo Chigi. L'egregio prelato non lasciò cure e spese per trattare degnamen- te il Papa, e anche gl'infimi della fami- glia; celebrò la messa a Pio VI, e gli riuscì dissuaderlo dal recarsi a Pisa, e portarsi invece a Siena patria di s. Caterina che avea procurato che un suo predecessoie tornasse in Roma sua propria sede; per cui gli fece preparare l'alloggio nel quar- tieredetlo di s. Barbara e posto nel vasto convento di s. Agostino, per addobbare il quale superbamente concorsero le pri- marie famiglie de' cortesissirai sanesi, de- stinando due cavalieri per fare a vicenda omaggio nell'anticamera pontificia, col- r assenso del granduca Ferdinando III. Sommo fu il fervore degli abitanti di s. Quirico in vedere il capo della Chiesa, re- pressodal memorato rigoroso ordine, poi sfogato divotamente in venerarne le ca- mere appena partito, baciandole suppel- lettili e le mura, che pur toccarono con corone e medaglie. Nella mattina de'aS Pio VI partì da s. Quirico per Siena, tro- vandosi i religiosissimi sanesi al conven- to, per dimostrare la gran ventura d'aver fra loro il vicario di Gesù Cristo e implo- rare la sua benedizione, a fronte dellecon- trarie ingiunzioni, che l'impeto della pie- tà fece trasgredire,benchè il Papa col dito alla bocca fece loro cenno di star quieti per non esporsi co'francesi. Nello smontar dalla carrozza trovò mg.rOdescalchi ar- civescovo d'Iconio e nunzio di Firenze, e mg." Spina che restò sempre col Papa fi- no alla morte e fu poi cardinale,oltre molti nobili sanesi ed i h'ati agostiniani. Subi- to il luogotenente Martini che governava Sienasirecòacomplimentareil Papa, an- co per partedi Ferdinando Ill,epocodo- po i due commissari francesi avendo ter- minato la loro iacumbenza partirono. Poi

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si recò ad ossequiare Pio VI il marchese Manfredini , maggiordomo maggiore e ministro favorito del granduca, e d'ordi- ne di questo pio principe, facendogli di- mettere il proponimento di passare in Fi- renze, ma rimanere inSiena, s'intende per viste politiche. L'indole atlabile e buona de' sanesi già aveva fatto certo il Papa che tra loro avrebbe tranquillo e piace- vole soggi(jrno, laonde volontieri si con- formòa rimanere in Siena, e donò al mar- chese una bella scatola di corniola con al- cuni brillanti, salvata a caso dall'inven- tario fatto da Haller a Pio VI, e seguito dal sacco dato dai francesi e repubblica- ni al Vaticano. Lo ringraziò della car- rozza con muta offertagli da Ferdinando III, continuando a servirsi di quella del- l'arcivescovo, il quale rese al Papa molti indefessi e utili servigi, e con mg.' Ode- scalchi si prestò in tutti i rami dell'apo- stolico ministero. Imperocché Pio VI se- guitò a trattare gli affari che dal mondo cattolicoa luisi rivolgevano, ponendo nel- la data delle lettere pontificie; DalumSe- nis apiid B. Mariani Virgineni in Cae- liini Assuniplamj e il nunzio Odescalchi supplì le veci del segretario di stato, e pre- siedette a tutti gli affari ecclesiastici ed al- le corrispondenze cogli altri nunzi apo- stolici e con diversi sovrani. Si formò una segreteria ove prestarono l'opera loro an- che alcuni agostiniani, spedendosi le gra- zieegl'indulti per rescritti gratis. Il Man- fredini dipoi collocò la tabacchiera nel suo palazzo a Rovigo, con analoga iscrizione dell' ex-gesuita Lanzi per memoria, del quale sapiente religioso sono pure le la- pidi monumentali esistenti in Siena, a ri- cordo di Pio VI. Ma il Manfredini per la sua pavida politica previde pure che la dimora di Pio VI in Siena sarebbe sta- ta motivo di gran concorso di nazionali e stranieri, per lo che die istruzioni al Mar- tini che a'venuti non permettesse di fer- marsi più di 3 giorni. Il Baldassari espone il metodo di vita tenuto dal Papa in Sie- na, che ascoltava la messa d'un agoslinia-

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no da lui scello a confessore, e soleva tal- volta egli slesso celebrarla e nelle festCjfìn- che ebbe forza, e quando quesla gli man- cò per la sua logora salule, si conlenlò di ricever la comunione, ma non volle ce- lebrar la Messa sedendo per non dar e- sempio di domande simili. Quindi dava le sue udienze, e nelle ore pomeridiane con l'arcivescovo e il maeslrodi camera mg/ Caracciolo recavasi a frollare e a vi- sitar le chiese di Siena. Pio VI d'animo grande,quanto allesuesventure persona- li, viveva rassegnato al volere di Dio, e mostrava pazienza, costanza ecoraggiomi- rabile, mai fu udito lamentarsi delle violenze e ingiustizie onde i suoi nemici l'aveanooppresso. Lo rattristava la perse- cuzione on ibile che danneggiava laChie- sa, la dispersione de' cardinali e prelati, le calamità di Roma, quelle de'suoi sud- diti. Diversipersonaggi e cardinali fuggi- ti da Roma recaronsi a prestare i loro af- fettuosi ossequi al Papa, ma doveano sbri- garsi a partirne, con pena di Pio VI che ne riceveva sollievo. Appena al cardinal Lorenzana ministro del redi Spagna, fu permesso restare in Siena, non a'ministri d^'rediPortogalIoeSardegna, sempre per timore d'offendere la repubblica france- se che avea le sue mire per occupare an- che Toscana. Dispeiidiandosi Pio VI nel raanteniniento e neglistipendidellafami- glia, facendogli inSiena da maggiordomo il duca nipote, a cui sollentrò mg.*" Spi- na, prestò esaurì i i 0,000 scudi datigli dai francesi in partire da Itoma; laonde ver- sando in necessità, mg.rDespuigpoi car- dinale si recò a visitare il Papa, esenta dirgli nulla segretamente offrì al maestro di casa Giacinto Brandi 9,000 scudi men- sili. Wel voi. LVIII,p. 49 narrai il modo come Pio VI in Siena riconobbe il culto immemorabile del b. Andrea Gallemui sanese. Nella primavera (n gran tiunuho de'[)opoli ponlillcii contro la tiemocrazia, ed i iepul)!)licani ne incolparono il clero secolare e regolare, ed il duca iìrasciii, laonde risol veruno che questi e ili'apa non

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si tollerassero più nella vicina Toscana , ma diesi trasportasse Pio VI in Sarde- gna, esiliando una quantità di preti e fra- li. Il Papach'erasi disposto morire in Sie- na, e i suoi famigliari ne furono afflittis- simi, pel pensiero di dover vivere rilega- ti in quell'isola, e pel patimento del tra- gitto, che avrebbe accelerala la morte di Pio VI. Il granduca però energicamente si negò di consegnare il Papa, e ne prese le difese con Manfredini; laonde e per le rimostranze del cardinal Lorenzana, ot- tennero che potesse abitar nella Certosa di Firenze, luogo campestre e lungi due miglia dalla citlà; ma il duca Braschi do- vette dividersi dallo zio. A questa alllizio- nesiaggiunseal Papa quelle per l'abban- dono del medico Rossi, del chierico Cal- vesi e del Brandi, tutti beneficati e scan- dalosamente ingrati. In (pialche occorren- za curò il Papa il celebre medico sanese Giuseppe Lodoli. Intanto a'iG maggio in Siena fu gran terremoto dopo mezzodì, che con fragore sotterraneo durò più di 5 minuti secondi, gli edifizi fcu'ono som- mamente danneggiati, come il duomo e il collegio Toloinei, molte persone rima- sero ferite e 3 ciperderono la vita. Il con- vento degli agostiniani fu il più conquas- sato , e fu tenuto per prodigio che le 4 grandi crepature della camera del Papa non a vesserò fa Ito cadere pavimento e sof- fino. Tutta Siena trepidò per Pio VI con eilificante interesse, e fu creduto più si- curo nel palazzo del nobiieGiuseppe Veri- turiGalleiani;manou cessando i frequenti sciiolimenti di terra, ilPapa nel seguen- te fu portalo alla villa suhurbana del pa- trizio Sei'gardi, chiamataTone Fiorenti- na, dopo aver ascollato messa nella cap- pella Venturi e concessole indulgenza ple- naria nell'anniversariodel terremoto. Ri- correndo in tal giorno la festa di Pente- coste, il Piipa volle che l'arcivescovo, eret- to un altare nel prato della Lizza, celebras- semessa alla inoltiliidiiie,e compartisse la papale benedizione al popolo conipunlo, ricordevole quante volte il tiemcudo Ila-

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gello avea desolata la cillà, per esservi nei monti sanasi molte tracce vulcaniche. Im- mediatamenteFerdinandolIIinvilòi mo- naci della Certosa di Firenzea sgombrar- la pel Papa, ma questi noi permise e si con- tentò di passar tra loro ili. "giugno 1798, in mezzo alia tristezza de'sanesi per s'i do- lorosa dipartita; e Pio VI con modi ad'et- tuosi epaterni,e con reiterale benedizio- ni, mostrò loro la sua commozione e il gra- to animo. In Siena il Papa con bolle di- spose pel futuro Conclave, {r.), ed Elezio- ne del Papa [F.) successore. Ma Pio VI dopo aver dimorato nella Certosa g mesi e28giorni,da'francesi fu trasferito in Va- lenza di Francia, ove mori. Quando poi il suo cadavere fu portato in Roma, traver- sando la pompa funebre Siena, la città gli celebrò quell'esequie che descrissi nel voi. LIII,p.i I i.Dopo la partenza di Pio VI dalla Certosa di Firenze, i francesi inva- sero la Toscana, e il granduca si vide ob- bligato riparare in Germania. Poco ap- presso uno sciame di gentaglie armale di furore contro ifrancesi,a'28 giugno 1799 entrò in Siena co'così detti aretini e com- mise molte prepotenze, spogliando e tru- cidandola israeliti. Intanto la Toscana fu eretta in regno e dato all'infante duca di Parma (F.),sotto la reggenza della regi- na M.^ Luisa di Borbone. A Pio VII no- tai, che quando nel i8o4 si portò a Pari- gi per coronare Napoleone I, fu ospitato in s. Quirico nel palazzo Chigi Zondada- ri, e la sera del \ novembre pervenne a Siena, ricevuto nel duomo dall'arcivesco- vo cardinal Zondadari, da diversi vesco- vi vicini, dal senatore Sergardi e da vari ciambellani, oltre la nobiltà. Indi si recò al palazzo regio, ove in nome della regina d'Etruria l'ospitò il conte Selvatico, e nel- la mattina seguente progredì per Firen- ze, ben contento delle dimostrazioni di vo- te de'sanesi. Nei 1807 Napoleone I cam- biò i destini di Toscana, privò del regno d'Etruria la dinastia Borbonica, e lo die alla propria sorella Elisa, nuovamentecon titolo granducale. Terminata la sua pò-

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lenza nel 1 8 1 4j Ferdinando III tornò sul Irono, ed emanò utilissime provvidenze. Nel 18 i5per l'evasione diNapoleone 1 dal- l'isola d'Elba ov'era stato confinato, Pio VII si ritirò in Genova, passando per Sie- na a'25 marzo; prese riposo nell'episco- pio del cardinal Zondadari, vi ammise al bacio del piede il clero e la nobiltà, e seb- bene fosse sabbato santo continuò per Fi- renze, arrivandovi nella sera.Neli82 4 di- venuto granduca Leopoldo II che regna, sopra un piano pii^i generale e piùeflica- ce estese e continuò con felice successo il bonificamento della Maremma sanese, 0= pera veramente grandiosa, per non dire di tanti altri provvedimenti utili alla cit- tà di Siena.

La sede vescovile di Siena nella sua o- rigine è contrastata, ed il Pecci che ne fe- ce bell'istoria, per cui lo seguirò e prefe- rirò a Ughelli, osserva che la città di Sie- na ne'primi secoli dovea,come colonia dei romani, esseredi qualche nome tra le al- tre di Toscana, onde se si accordano con qualche ragione alle altre città inferiori della medesima provincia i vescovi in quei secoli, oppure la cognizionedella vera re- ligione , molto pili dovrantlo accorda^'si anco a Siena, e non controvertersi l'anti- chità del suo vescovato. In vece ai Repet- ti, non volendo risalire da Lucifero che J' Ughelli e molli storici sanesi supposero fiorito nel 3o6, fra le tante opinioni e- niesse da sommi scrittori sull'origine del vescovato e diocesi di Siena, piuttosto gli sembra la più ragionevole quella che ha dato alla città un vescovo avanti la disce- sa de'Iongobardi in Italia. Avvegnaché se dalla famosa questione fra il vescovato di Siena e quello di Arezzo, incominciata fi- no dal 712 e che toccai in principio, si rileva che il i.° suo vescovo restituito a Siena dopo l'ingresso de'Iongobardi iuTo- scana appella vasi Mauro II,del649jeche reggeva questi la chiesa sotto il regno di Rotari, non ne consegue che innanzi la venuta de'Iongobardi in Toscana non po- tessero avere il loro vescovo. Infatti sem-

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bra che ciò dichiarasse il prelato aretino Luperziano nella controversia snddetln, (juanclo nel yiS afieimava che sino dal tempo antico, e innanzi la venuta de'Ion- gobaidi, Siena avea avuto vescovo pio- [)iio. Quindi Repetli ritiene, che ognuno si persuaderà, che il vescovo Eusebio del 465,che si sottoscrisse nel concilio tornano di Papa s.ìlaìo, Episcopus Stnensis, (os- se vescovo di Siena in Toscana, piuttosto thediSinigaglia sulle coste dell'Adriatico, come prelese il p.Orlendi.Senza entrare in questioni, e tenendo però presente 1' U- ghellie altri storici, io riporterò col l*ecci la serie de'vescovi e arcivescovi di Siena,il quale procede cogli sloiici patrii estrania- nieri, e con documenti che presso di lui si ponno riscontrare. Il i ."vescovo di Sie* Ila dunque è Lucifero del 3o6, che altri rilardano di qualche anno, benché nella Biblioteca santa si ponga peri un Dru- none. Novaes riferisce, che il saiiese s. Gio- vanni I nel 525 fece Lucifero i. "vescovo di Siena, appoggiandosi a Sigismondo Ti- zio, die lo sostiene nelle sue Istorie ine- dite 1. 1 , p. 44^- Pecci registra per ve- scovo Floriano del 3 i 3, che intervenne al concilio romuno di Papas. Melchiade; per 3." Dodone del 44°) '"'' lodiiedub- biostbbenerifeiitoda Ugliellijper 4-° Eu- sebio del 465già ricordato, inili i seguen- ti. Magno I del 52o di santissimi costu- mi, Mauro I del 565 consagrò in Volter- ra la chiesa de'ss. Giusto eClemenle,Gual- tierano o Gunlerano I, Aimone del 5c)j, Vitaliano I, Roberto del 6 i 2, l'eriteo del G28 , Anlifredo o Ansifredo dil G42 di grande autorità e letterato, Gualfredo I dotto ed eloquente, Mauro 11 del 64c) che intervenne a I conci 1 io di La tera no, Andrea 1 del G58, Guallierano II del Gyo, Ghe- rardo I del 674^ \'italianoll del 67C)che fu al sinodo romano. Lupo pure delbji), ma rUghelli nicglio lo pone nel 68q. Nel 700 Magno il, indi Causi vio, ma vi ripu- gnaMuratoiijnely 1 5 Adeodato I, col qua- le e Lupei ziaiio d'Arezzo insorsero gravi e contenziose liti a cagione di esleusioue

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di diocesi, e come notai la lite durò seco- li, dispulandosi Ira loro sulla giurisdizio- ne di molle parrocchie e chiese battesi- mali, col dettaglio riprodotto da Pecci, e i relativi molteplici giudicati e sentenze, ampio alquanto essendo allora il territo- rio di Siena, che Muratori vorrebbe far credere angusto, ed i confini del dominio secolare non erano eguali a quelli delle due diocesi. Nel 730 fu fondata l'abbazia di s. Eugeniode'benedettini io Siena, dal gastaldo Gualnefredo pel reLuitprando. ]Vel 743 fu vescovo Grosso, verso il qua! tempo reRachis fondò il monastero di s. Sai va loie diMoot' Amia tajnel 752 Aasfre* do, non conosciuto come altri da Ughel- li; nel 761 Giordano sottoscrisse il costi- tuto di l'apas. Paolo I, per le chiese e mo- nasteri da questi eretti nelle case paterne. Nel 776 Feredeo,al cui tempo esisteva nel luogo di Tufa la chiesa di s. Mai tino, ed i canonici non aveano alcun gius sul ve- scovato. Giovanni 1 fiorì nel792dubbio,e piuttosto Rodoberlo e poi Aimone; quin- di Andrea Il nel 7f)5, ch'ebbe fiere conte- se pe' confini della diocesi con Aripei lo vescovo d' Arezzo; Lupo nell'Boo, Ama- deoi deir8o4) poi Ansifredo il che rice- vuto dal Papa il Corpo di s. Crescenzio lo collocò nel sotterraneo o confessione del- la cattedrale, sopra un altare eretto a di luiouore, dipoi rimosso. jNeir827 Pietro o Perico che fu al concilio romano, nel- 1833 Anastasio, ueir84i Gherardo II, neir844 Ganzio,incui favore e contro il vescovo d'Arezzo sentenziarono nel sino- do romano Papa s. l.,eone IV e Lodovico 11 imperatore, alla cui ccrona7Ìone avea assistito, secondo Muratori, giacché altri non credono veridica tale sentenza. ÌVel- 1*8 )5 Gherardo III, neir864 Ambrogio, ueir88 I Lupo 1 1 1 o Lupone, nel 900 U- bei tino, nel rjoli Egidio, nel 913 Teodo- rico, nel 945 Gherardo IV; quindi Vita- liano 1 1 1, poscia Lucido, nel999l Idebran - do, nel looi Adeoilato II, nel 1 o 1 3 Gi- selbei to, nel io 29 Leone, nel io3G Ailcl- berlo e fu al siuodo rouiauO; ucl i o3 7 Gio-

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vanni II. Non pare, come scrissero l'U- gurgieri e il Gigli, che Gherardo prima d'essere vescovo di Firenze e Papa Nico- lò li lo fosse stato di Siena. Circa questo tempo l'imperatoreEniico II I concesse un privilegio al vescovo di Siena, dal quale si rilevano i diritti e le prerogative godu- te dai vescovi e poi dagli arcivescovi sul- le loro terre , con dominio temporale e spirituale, onde gli abitanti partecipava- no di molte franchigie ed esenzioni, non però il tributo annuo della festa dell'As- sunta, obbligati a prendere il sa le dal prin- cipe. Ed è perciò che diversi arcivescovi costumarono di porre nell'arma la spada e il pastorale. Sotto Giovanni li nella cat- tedrale fu celebrato il concilio, ed esalta- to al pontificato Nicolò II, e ve ne sono memorie nella metropolitana e nel palaz- zo pubblico. Nel 1 009 PiolTredo, nel 1 o63 Giovarmi III, che in onore della B. Ver- gine edificò vicino a Fonte Becci un rao- nasterodi monachebenedettine. Nel 1072 Amadeo II, in tempo del quale Papa A- lessandro li confermò con un breve i giu- dicati in favore della chiesa aretina e con- tro la sanese. Nel 1 072 eziandio s. Ridol- fo o Randolfo di Colonia, da dove trasfe- rì a Siena il corpo di s. Severo e lo collo- cò nel sotterraneo della cattedrale, la cui confessione era celebre per bellezza e so- pra molte di quelle d''Italia, ma fu tolta nel secolo XIII, quando si rese la chiesa più grande e più ornata. In quest'epoca la chiesa di Siena,come immediatamente soggetta alias. Sede, fu presa in particolar cura da S.Gregorio Vlljilqualeassol ve dal- la scomunica il virtuoso s. Piidolfo, da lui contratta per aver avuto relazione conEn- ricolV allacciato da quella censura. Quel- l'imperatore nel 1 081 spedì un amplissi- mo privilegio per l'abbazia di s. Eugenio, la quale ne vanta molti altri. Nel io85 trovasi vescovo Gualfredo 11 longobardo, assai dotto e eloquente in prosa e iu ver- si eroici, ne'quali cantò l'impresa di Bu- glione in oriente, perla liberazione di Ge- rusalemme, Della quale furono crocesi-

SIE gnatiiooo sanasi capitanati da Boemon- do normanno, e da due Gricci pure sa- nesi. 11 valore loro nell'espugnazione di Antiochia fu segnalato, ed ili.°a salir le mura epiantarvi lo stendardo della Croc- ce fu Salimbene, che fu fatto patriarca delia città. Il vescovo Gualfredo II fu al concilio di Pasquale II nel i io6, e al suo tempo seguì la traslazione di s. Ansano, e lasciò di verse opere. Gli successe neh 128 Banieri I, che con successo si adoprò per la liberazione d'Uberto arcivescovo di Pi- sa, fatto prigione con molti pisani nella guerra de'sanesi. Già il vescovo di Siena avea qualche giurisdizione sulla città e contado, ed al vescovato nel i 1 38 il con- te Manente donò la 6.^ parte di Radico- fani : il vescovato già avea i suoi protet- tori o vicedomini, e prima di Ranieri I godeva giurisdizione su Poggibonsi. Par- lai di sopra della venuta di Papa Eugenio III a Siena: vi entrò a'i4 maggior i46> incontrato dal vescovo e dal clero alia por- ta della città, ricevendolo Ranieri 1 nel palazzo vescovile, da dove dopo la dimo- ra di più giorni partì per Pisa. Lungo sa- rebbe il ricordare tutte le donazioni che andavano ricevendo i pastori sanesi, non che gli acquisti che andavano facendo, che si ponno leggere nell'accurato Pecci, con gran copia di pregievoli documenti. Mol- te donazioni di terre e giurisdizioni fu- rono complessive e comuni al vescovo, chiesa e repubblica di Siena. Neh 16G fu vescovo Ranieri II, che confermò a' ca- nonici di s. Frediano di Lucca la chiesa suburbana di s. Martino, poi degli ago- stiniani di Leccete. Gunterarao del 1 i 76, al cui tempo Alessandro 111 spedì varie bolle a favore di Siena, come quella col- la quale vietò che in essa ninno potesse essere scomunicatoe interdetto se non dal vescovo, e in sua mancanza dal capitolo, oppure dal Papa o dal suo legato a la- lere, e questo per aver la città a lui ade- rito nella patita persecuzione di Federi- co I: il vescovo Gunteramo,colmo di me- rìti,fual concìlio di Laterauo 1 1 1 del 1 1 7 9,

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e poi confermò a'camaldolesi delti in Sie- na della Rosa la chiesa parrocchiale di s. Cristina, poi di s. Mustiola. Nel i i Hq gli successe Buono, sanlissimo per costumi, forzaloda Clemente 111 ad accettar il ve- scovato, ed acui Onorio III o meglio In- nocenzo ili commise scomunicare i pisa- ni, se non ritrattavano gli statuti fatti con- tro la libertà ecclesiastica. Da una holla a lui diretta da Clemente III si conosce di quanto maggior estensiotìe fosse in cpiel tempo la diocesi, e quanto poi fu dimi- nuita, sebbene il Papa l'avea presa sotto la protezione ecustodia della s. Sede. Buo- no era molto versalo nella lingua Ialina, facondo e facile nello scrivere. Fece nella cattedrale fabbricar il sepolcro pe'succes- sori, evi fu seppellito. Nel i 2 i 6 Duonfi- glio creduto de' nobili Uigugieri, ricevè un bieve d'Onorio III acciò si adoprasse d'estirpare l'eresia degli albigrsi. penetra- ta e propagata in «Siena. Cbbidi il vesco- \o,e non solo pubblicò nella diocesi con- tio di essi l'intei detto fubninalodal l*a- pa, ma die ampia autorità a' domenica- ni e francescani di |iroccdere contro i se- guaci e fautori dell'eresia; laonde ({uan- do si recò in Siena il cardinal legato U- golino poi Gregorio IX, trovò quasi estir- pata l'empia setta pel zelo del vescovo, per cui si limitò a sciogliere dal giuramento i settari, ingegnando che non è spergiuro co- lui, che rompe il giuramento fatto contro la legge di Dio. Il caiclinale con un breve ponlilicio esortò la repubblica e il sena- to a mandar soccorsi a'cristiani di Levan- te oppressi da' maomettani. Ascoltatane da'saiiesi la lettura con tenerezza e accla- mazione, il senato subito decretò una spe- di/ione di ()()n de'suoi coraggiosi giovani colle bandiere della città, segnali lutti di croce. Sotto la condotta di Guido Bandi- nelli parente d'Alessandro III, partirono per (ierusnlcmme. Acri e Dalmata, eie- cero molle prodezze e arcpiisti. Btionlìgliu confermòal capitolode'canonici della cat- tedrale il possesso di varie ragioni e di- ritti donali dj'predcccssori Leone e Guul-

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fredo li : consagrò la chiesa di Leccelo, ribenedì e consagrò quella di Marmora- ia interdetta per l'uccisione del pievano falla da un usuraio per avergli negato i sagramenti.Nel 1 2 3^ stallili più leggi e co- stituzioni pel buon governo e regolamen» to del suo clero, riproilotte da l'ecci.Egli fu zelante tanto deli'onor di Dio e della giustizia, che non fu mai ritenuto da al» cun rispetto umano; per Ini i sanesi rice- verono i religiosi servili inSiena,ed i fran- cescani. Questi ultimi e i domenicani au- torizzò d'in(|uisire contro l'eresia, tribu- nale che poi resti) a' soli conventuali. Al vescovo Buonfiglio di santa vita, nel 1 :> 73 fu surrogato Tommaso Fusconi nobile romano, e insigne teologo domenicano, dal capitolo e da' canonici, m3 essendo stalo già eletto per Cet'alìi, è incerto se venisse a Siena. A'el 1 204 Tommaso Bal- zelli nobile domenicano, dotto e zelan- te, onde alcuni lo chiamano beato ; il quale colle orazioni e coi conforti di li- dare nel solennemente invocalo patro- cinio della Beala Vergine, a cui i sane- si donarono i cuori e le chiavi delle por- te delia città, decretando che nelle mone- te alle parole Sena l'etits s\ aggiungesse Cwilns f''irginìs,coiì[i\\ni\ alla memora- bile vittoria d'Arbia, onile molti popoli recaronsi colla corda al collo in Siena a domandar misericordia per la patria loro, e la repubblica per molto tempo fu arbi- tra il) Toscana, potente in Italia. Parec- chi e segnalati benelìzi lece questo vesco- vo alla diocesi, curò l'azienda economica della cattedrale istituendo ministri per vi- gilare ni buon regolnmenlo , e la dotò smembrando dalla mensa vescovile deco- ro>e entrale, per rendere maggiormente ornalo il maest<iSo tempio. Gli successe nel I 273 Bernardo probabilmente de'nobili Gallerani,e fratello del b. Andrea fonda- tore dello spedale e fiali dell.i Misericor- dia, conlutaiido Pecci la sua làvolosa uc- cisione per opera de Gazzani : esso i\cc riconoscere dui comune reseniioneerim- muuilà delle terre del vescovato, e d'or-

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dine pontificio l'invitò a pacificarsi colle fazioni. Nel 1282 il capitolo elesse il suo canonico econcitlatlino Rinaldo de'nobili MaIavoIti,aI quale fino dagli antichi se- coli spettava l'eiezione e al Papa la con- ferma che die Martino IV, ed ebbe litigi col magistrato della repubblica, per lesio- ne d'immunità ecclesiastica, per cui sco- municòil podestà e i giudici; poscia si ven- ne a concordia, con que' provvedimenti pubblicati da Pecci. Egli fu che nel i 3oo benedì e pose ne'fondamenti lai.^ pietra per la fabbrica della nuova facciata del duomo. Tenneals. fonteuna figliadi Car- lo di