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BULLETTINO MALACOLOGICO ITALIANO

BULLETTINO PEXrAGCGOLOGICO

PRALCLFCANO

VOLUME QUINTO

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i r Volume V. 1872. Trimestre primo 1872. Numero 1. ;

bULLETTINO

MAILACOLOGICO

TTALIANO

Abbuonamnento (pagamento antic.) per Italia L. it. 9. Estero L. it. 10,

SOMMARIO

SorDELLI F. Notizie anatomiche sul Limax etruscus, Issel. Pag. 5 Triegi D. N. Note addizionali all’ Articolo del signor Ed. v. Martens « Intorno ad alcune conchiglie degli ADOZIONI O Tiger: D. N. Generi e specie della Fam. Solartidae, viventi nel Mediterraneo e fossili nel terreno plioce- nico italiano, con Remarks di J. G. Jeffreys. » 31 Genmmuomo;C:i Bibliografia. 0... 0 + 48

PISA 23, Via S. FRANCESCO, 23.

1872

BIBLIOTECA MALACOLOGICA

Volume primo

MALACOLOGIA DEL MAR ROSSO

RICERCHE ZOOLOGICHE E PALEONTOLOGICHE

DI ARTURO ISSEL.

Un volume di 388 pagine in 8.0, corredato della carta geografica del Mar Rosso e 5 tavole litografiche su carta di China.

Inbtocliiet te ee Eee ea MRilegato im tea i e

Volume secondo

PSA CHIEREGHINII CONCHYLIA

ovvero CONTRIBUZIONE PELLA MALAGOLOGIA ADRIATICA DESUNTA DAL MANOSCRITTO

Descrizione dei crostacei, dei testacei e dei pesci che abitano le La- gune e Golfo Veneto, rappresentati in figure a chiaro scuro ed a colori: dali’ Abate SterANo CHEREGHINI, ven. Clodiense.

ILLUSTRATA

DA SPIRIDION BRUSINA. Un volume di pagine 280 in 8.°

Inbrochore.i:/ A La Rilecato in ela Rie)

BULLETTINO MALACOLOGICO

ITALIANO

Anno V. 1872 Volume V.

Notizie anatomiche sul Zimax etruscus, Issel, di F. SORDELLI.

Egregio signor Direttore

Adempio ad una promessa fattale, informandola dei risultati ottenuti dalle indagini anatomiche da me istituite sull’esemplare di Limax etruscus, Issel, favoritomi da Lei gentilmente fin dallo scorso ottobre.

Il mollusco, preservato nell’alcool, lo trovai assai contratto ed indurito, essendo stato evidentemente tuffato nel liquido conser- vatore senza previa soffocazione nell’ acqua; desso non era quindi nelle migliori condizioni per un esatto confronto delle sue parti interne con quelle di altre specie da me studiate: ma per ciò stesso potei confrontarne i caratteri esterni colla descrizione già datane dal bravo malacologo signor Issel, nel vol. I del BuMet- tino alla pag. 68, descrizione fatta appunto sopra esemplari an- ch’ essi tuffati d’ un subito nello spirito di vino. Non occorre il dire che riscontrai esattissimo quanto dice Issel, compreso il ca- rattere (che poteva facilmente sfuggire ad occhi meno esercitati) del solco partente dal margine destro del cappuccio, il quale non . va a finire all’apertura respiratoria, come negli altri Limar, ma ripiega bruscamente verso la parte anteriore, libera, del clipeo,

A e giunto sulla linea mediana, volge a sinistra, in direzione opposta, e si perde poi presso il margine posteriore, aderente al dorso.

Il piede mi parve avere una tinta sola, giallastra, per effetto dell’ alcool e, per analogia, sono indotto a credere che in vita doveva essere d’un bianco giallognolo. Come in tutti 1 nostri mol- luschi nudi, anche in questo il piede è diviso in tre campi da due leggieri solchi longitudinali. Il campo mediano lo trovai largo una mezza volta di più dei laterali, ed è probabile che una tale proporzione si osservi anche durante la vita dell’animale.

Già la presenza del solco sul cappuccio e quella di una carena completa e rilevata che dall’estremità caudale va sino al margine posteriore del cappuccio, insieme al carattere importantissimo della limacella simmetrica, anch’ esso indicato da Issel, erano più che sufficienti per far collocare il mollusco non già nel genere Li- max, quale viene considerato dai moderni malacologi, ma bensì nel genere Amalia (*), proposto dapprima da Moquin-Tandon per una sezione o sottogenere dei suoi Limax ed adottato oggidì da parecchi naturalisti. : :

TL esame delle altre parti mi ha confermato sempre più in tale idea, e segnatamente mi colpì la forma dei denti della radula , così diversa da quella che si osserva nei veri Limar, e sostan- zialmente conforme, invece, a quella delineata da Heynemann, dei denti di un’Amalia proveniente dal Brasile e figurati nei Ma- lakozool. Bldtter del 1868, tav. IV, fig. 3 (2).

Ma lasciamo per ultimo le conclusioni e vediamo piuttosto, prima di tutto, quale sia la conformazione delle interne parti del mollusco.

Nulla di speciale rinvenni riguardo al bulbo della bocca e lungo il decorso del tubo intestinale, i quali visceri sono formati esat- tamente sul tipo offertoci dall’ Amalia marginata (3), dico questo perchè infatti esiste sempre una differenza notevole fra la dispo- sizione dei giri intestinali nel genere Amalia e quella delle stesse parti nei veri Limar. In questi io ho sempre constatata 1’ esi- stenza di cinque distinte anse intestinali (Limax Doriae, maxi- mus, variegatus, arborum, ec.), mentre la disposizione stessa dei differenti tratti d’ intestino è tale che, aprendo il mollusco, si lasciano facilmente distendere sopra un piano senza grande alte- razione di rapporti, e quindi con tutta facilità puossi tener die- tro al loro decorso. Nell’Amalia marginata, nell’Amalia gagates,

DIR Ent invece, e nell’etrusca di Issel, non potei scorgere mai più di tre anse principali, mentre i tratti d’ intestino interposto fra di esse, e sopratutto in corrispondenza al terzo posteriore del corpo, sono talmente contorte fra loro e coi lobi del fegato, che difficilissimo riesce il. projettarne sulla carta l'andamento, senza alterarne i rapporti. Nel disegno a contorni che qui unisco (fig. 4), vedonsi bene le tre anse suaccennate, ma non così bene le diverse con- torsioni che l’intestino subisce prima di giungere all’ apertura anale. In complesso la forma del tubo intestinale nel genere Ama- lia, ricorda piuttosto gli Arion che non i Limar. Nell’ Amalia etrusca osservai ancora un piccolo fondo cieco, poco oltre l’ in- serzione dei canali biliari; brevissimo fondo cieco che indicai nella figura, ma che forse devesi ritenere effetto di una temporanea dilatazione delle parti in quel punto. Dal principio dell’ esofago fino al detto fondo cieco il tubo digerente misura 40 millimetri, e nella restante parte, fino all’ano, 89 millimetri (circa 9 cen- timetri), per cui la complessiva lunghezza del canale della dige- stione viene ad essere di 13 centimetri circa, escluso il bulbo muscolare della bocca; con molta approssimazione adunque la lunghezza del corpo sta a quella del tubo digerente come 1 a 4.

Le ghiandole salivali sono fra loro un po’ disuguali nella forma e nella grandezza, arrotondate alla parte anteriore, come tron- cate posteriormente, non connate fra loro, sopra sotto all’ esofago. Simile disuguaglianza, ed anche maggiore, rinvenni nelle ghiandole salivali di un’ Amalia marginata da me raccolta nell’ autunno 1870, nel Parco reale di Monza, di cui feci la se- zione per il necessario confronto colla e/fusca.

Bruno-rossiccia è la mascella, d’ aspetto corneo, arcuata , con un breve ed ottuso rostro nel mezzo (come nei Limax ), larga mi ae alta alle 0007.

Più importante, sotto ogni riguardo, è l’ armatura linguale. La serie centrale ha denti tricuspidi, nei quali la punta mediana è un poco più piccola che non la corrispondente delle serie vi- cine. I denti di queste sono pure tricuspidi in gran parte, ma verso il 15.° dente la cuspide interna (ossia riguardante verso la linea mediana della radula) si atrofizza e non palesasi se non per una leggiera sinuosità sul fianco del dente; la cuspide esterna (ossia rivolta verso il margine della radula ) si conserva ancora visibile fin verso il 18.° dente, dopo il quale scompare, mentre la cuspide di mezzo, ch’ è sempre la principale, si allunga d’as-

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sai e s'inchina verso il mezzo della radula. Nel tempo stesso la base chitinosa del dente, subquadrata dapprima, va restringendosi ed i suoi margini pigliano un contorno sempre più curvo. Verso l'estremo lembo poi della radula, i denti pur conservando sen- sibilmente la forma rostrata (figura 10, numero 19 e 20), po- c'anzi descritta, si fanno un poco più brevi, ma non presen- tano mai, per quanto mi fu dato di vedere, due cuspidi, come si osserva nella specie del gruppo del Limax Doriae, del Da- Campi, ec.

La lmacella è lunga 4 mill., larga 2,9, assai elevata a guisa d’una punta ottusa colà dove ebbe cominciamento (nudeo di Issel e d’altri), d’un bel bianco madreperlaceo su tutta la parte esterna o convessa, d’un bianco opaco, come cretaceo, alla parte interna o concava. Come già dissi, è simmetrica ed identica a quella che più volte osservai nell’ Amalia marginata.

Nella figura 1 ha delineato, un po’ in grande, l'apparato ri- produttore, colle sue diverse parti svolte in modo da poterne scorgere la forma ed i rapporti. La guaina della verga partendo dal vestibolo comune della generazione si volge alla parte poste- riore dell'animale, indi verso la metà della sua lunghezza si piega bruscamente in avanti e termina con una estremità arrotondata a guisa di piccola capocchia, la quale riceve da un lato il canale deferente inferiore. Il muscolo retrattore #, s'inserisce appena dopo il ripiegamento ed è lungo e largo a guisa di fettuccia, robustissimo; dal capo opposto va a congiungersi alla pelle mu- scolare del dorso. Presso la sua foce nel vestibolo comune, la guaina della verga offre una dilatazione sensibile, simile a quella che si osserva nell’ Amalia marginata. Nella figura 2 ho dise- gnata ancora la guaina della verga veduta da un altro lato, per mostrare certe fibre muscolari (2) o meglio tendinose, che ri- tengo proprie piuttosto dell’ individuo che della specie, e sareb- bero paragonahili a certi muscoli soprannumerari che non di rado si vedono negli animali e nella stessa specie umana. Ciò dico appoggiandomi anche al fatto che talora si vedono nei lumaconi e nelle chiocciole delle fibre muscolari che mancano poi agli altri individui della stessa stessissima specie. Nel nostro caso tali fa- scetti muscolari hanno per effetto di tenere legato il primo tratto della guaina coi muscoli del lato destro ed inferiore del corpo. Per verificarne però la costanza o. l’ accidentalità e conoscerne l’importanza, sarebbe necessario l’ esame di altri esemplari.

DICE

D'innegabile valore mi sembra invece la presenza, anche nel Limax etruscus, di certe ghiandole osservate per la prima volta (se non erro) da Moquin-Tandon nell’ Amalia marginata, e da quell’ illustre zoologo denominate prostata vestibolare (4). Senza dubbio tali ghiandole devono essere di somma importanza , tale essendo tutto ciò che all’ apparato della generazione si pertiene, ed è ben singolare. il fatto che nei veri Limax non fu finora visto alcun che di analogo. Ecco dunque, se ve ne fosse ancora il bisogno, un altro carattere per separare, una buona volta, fra loro i generi Amalia e Limax. À proposito di tali ghiandole, non posso tacerle che lo stesso Moquin-Tandon mi sembra in errore allorchè dice: « la glande dont il s'agit existe à l’endroît la. bourse commuue s'unit avec la peau ». Io ho fatto accurate indagini per verificare tale circostanza, tanto sull’ Amalia margi- nata quanto sulla efrusca, e posso dirle che alcune di tali ghian- dole circondano bensì talvolta, colla loro parte libera, la base della guaina della verga, ma non è vero per questo che esse siano in rapporto diretto coll’ orificio genitale. La guaina della verga ed il breve tratto di canale che Moquin-Tandon indica col nome di borsa comune della generazione (bourse commune génitale) non hanno colle dette ghiandole altro rapporto fuorchè quello del semplice contatto; inevitabile contatto, atteso il loro sviluppo non piccolo. Me ne sono perfettamente convinto ricercando il punto in cui i canaletti escretori delle medesime mettono foce ed ho visto corrispondere tale punto a quella breve porzione di canale, che dall’ incontro della borsa copulatrice colla matrice va fino all’ inserzione della guaina della verga; in altri termini, le ghian- dole suaccennate circondano col loro complesso quel tratto di canale che Moquin-Tandon chiama vagina (vagin) ed ivi preci- samente versano il loro prodotto. Questi rapporti, in parte, ve- donsi accennate anche nella figura 1, pv. La forma delle singole ghiandole varia secondo il posto occupato, essendovene di lunghe e sottili, di larghe e compresse; in generale formano dei fascetti e sono più larghe ed ottuse ad un capo, assottigliate dall’ altro, in cui vanno a finire ciascuna in un esilissimo condotto, con- fluente con quello di altre ghiandole vicine, a 2, 3, 4 assieme; i canaletti che ne risultano s'inseriscono infine in due o tre punti intorno alla vagina, e formano per ciò due o tre fasci di- stinti. Se mi è lecito esprimere il mio debole parere intorno a codeste ghiandole prostatiche, io dico che propendo assai a ri-

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tenerle affini e per l’ ufficio e per la posizione loro (benchè col- locate alquanto più in basso) alle prostate vaginali (5) che si osservano nelle specie dei generi £iyalina, Vitrina, nell’ Helix fruticum, ecc., e siccome queste prostate vaginali non differigcono se non per la forma dalle vescicole mucose delle Elici, ne con- segue che anche le prostate vestibolari del genere Amalia devono ritenersi omologhe alle vescicole mucose, caratteristiche delle di- verse specie di felix.

La borsa copulatrice (figura 1, c), è terminata da esilissime fibre per le quali è tenuta aderente al tessuto connettivo circo- stante; questo si osserva anche nell’Amalia marginata. La forma però della porzione dilatata di detta borsa, la rinvenni differente assai da quella di quest’ultima specie: trovai, cioè, dopo il collo un forte rigonfiamento e quindi subito una porzioncina terminale assal stretta. Nell’ A. marginata , invece, è noto avere la borsa copulatrice (escluso il suo collo ) la forma di un’ ovale allunga- tissima; tale la figura Moquin-Tandon e tale la rinvenni io stesso costantemente negli esemplari freschi. È possibile che anche nel- l’etrusca abbia la stessa figura e che quella ch'io vidi nell’in- dividuo esaminato fosse così sformata per compressione esercitata dalle parti circostanti. Che se fosse altrimenti, e la borsa copu- latrice avesse davvero la forma ch'io ho designata, si avrebbe un buon carattere specifico. Per decidere inappellabilmente intorno a ciò sarà utilissimo l’ esame di altri esemplari; sebbene, a priori, possa ammettersi la deformazione della borsa copulatrice (in se- guito alla violenta contrazione subita dall’ animale gettato in al- cool) avendo io stesso constatato un caso identico nel Limax Da- Campi, la cui anatomia mi era già nota per antecedenti osser- vazioni.

Nulla trovo da aggiungere intorno alle altre parti dell' appa- rato riproduttore, le quali potrà vedere nella figura 1, più volte citata. Ho già accennato in un mio articolo sul L. Doriae (9), alla variabilità grande che si osserva nella grandezza della ghian- dola del glutine ed in quella che scerne i germi riproduttori, secondo il momento in cui si trova l’ animale. Così nell’ esem- plare ch’ Ella mi ha favorito trovai sviluppatissima la ghiandola ermafrodita e poco quella del glutine; la grandezza di tali parti non sarà dunque da tenersi a calcolo come buon carattere. In- vece non sarà del tutto inutile che le dia qui altre misure prese sull’ apparato riproduttore.

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Borsa copulatuce, lunghezza totale... ..... 0) » » » della dilatazione... 8,5 » > » delfcollo e Staztone » 205 » » larghezza della dilatazione... 2,0 Gualmardella: verga, lunghezza totale...» 1970 » » larghezza massima . ..... e Se Ghiandola ermafrodita, lunghezza . ........ ant 90 » » lare he RR RZ Canale deferente superiore (epididimo) lunghezza » 25,0 » » » » larghezza 0,3 Ghiandole vestibolari, lunghezza... ......... vi 4:0

Come Ella vede, ho studiato solo le parti più importanti del- l’animale, quel tanto cioè che ho potuto ; nondimeno i risultati ottenuti non mi sembrano privi affatto d’interesse. Se già l’ispe- zione degli esterni caratteri aveva fatto porre il mollusco descritto dal prof. Issel nel genere Amealia (7), tale collocazione viene ad essere luminosamente giustificata dalla struttura degli organi in- terni. In quanto poi alla bontà della specie, un giudizio assoluto è forse prematuro e non sarà male dedurlo da altre osservazioni. Potrebbe però darsi allora che si riconoscesse il Limax etruscus come semplice varietà dell’ Amalia marginata e ciò pei seguenti motivi:

1.0 La forma del corpo e delle singole parti caratteristiche, esterne che interne, è identica in entrambi.

2.0 La colorazione soltanto è diversa fra il L. etruscus ed il marginatus, tipico, descritto da Draparnaud e sparso in tutta l’Italia settentrionale e nella stessa Toscana. Ora la diversità di colore non costituisce mai da sola una nota sufficiente per la cir- coscrizione delle specie.

3.0 Le differenze osservate fra il L. etruscus e VA. marginata, nella forma della borsa copulatrice e nella guaina della verga possono benissimo essere dipendenti dello stato di contrazione 0 meno degli esemplari esaminati, ovvero ridursi a note puramente individuali.

Insieme ai disegni anatomici del Zimax etruscus, Le mando anche due schizzi rappresentanti una perla rinvenuta in un’ Ano- donta dal mio amico dott. E. Bettoni e che forse potrà inte- ressarle.

L’ Anodonta in cui venne osservata tale perla è abbondantis- sima nella Zanca (5), di San Lanfranco presso Pavia, ed appar- tiene, secondo me, ad una delle moltissime forme offerteci dalla A. piscinalis, di Nilsson (9).

Nel primo schizzo ho segnata a contorni la valva sinistra della conchiglia nella sua naturale grandezza, indicando pure la forma e posizione delle impressioni muscolari. Ivi, in vicinanza del mu- scolo retrattore od addominale posteriore, si vede \listintamente un piccolo insetto, non solo aderire alla conchiglia, ma altresì essere ricoperto da un sottile strato di materia madreperlacea. È chiaro che qui si tratta di una perla in via di formazione, pro- dotta dal mollusco per liberarsi dalla presenza di un ospite mo- lesto che si era introdotto fra la conchiglia ed il mantello e forse non trovava più la strada per ricuperare la sua libertà di movi- menti. L’insetto in discorso che presento ingrandito nell’ altro disegno è lungo 8 millimetri, largo mill. 1,7, ed alto (a quanto pare ), circa 1 millimetro. Appartiene all’ ordine dei coleotteri e forse a qualche piccola specie di Hydroporus, tanto comuni nelle acque dolci e stagnanti. Ad occhio nudo e meglio col soccorso della lente si vedono: la parte superiore della testa; il corsalet- to; le elitre, assai convesse e (con luce favorevole) la loro linea mediana di separazione; tre zampe ed un’ antenna alla sinistra; due zampe alla destra. Le zampe del pajo posteriore sono più distinte delle altre, notandovisi con chiarezza anche qualche ar- ticolazione del tarso. Presso l’uno si vede un globeito forse pro- dotto da escrementi emessi dall’animale in fil di vita o da qual- che liquido dell’ organismo.

Appena vidi questa perla, che da stessa spiega la propria origine, la mia mente ricorse subito al bell’ articolo del nostro De Filippi (!°), in cui dice d’avere osservato nel centro delle perle d’acqua dolce le spoglie di un elminto (larve del Distoma duplicatum, Baer) ed attribuisce nella maggior parte dei casi, a questo ed alle specie analoghe la formazione, non solo delle perle libere, ma anche di quelle che si trovano aderenti alle valve delle nostre Najadi. Dall’esempio che abbiamo sott'occhio rimane con- fermato che non solo i vermi studiati dal De Filippi possono essere la causa della produzione delle perle, ma è vera ancora la premessa dello stesso illustre naturalista che « Un corpo straniero qualunque introdotto fra il mantello e la conchiglia di una Mele- agrina, di un’ Unione, può essere incrostato di madreperla, e la

Me A] Dee forma di questo corpo straniero determinerà fino ad un certo segno quella della incrostazione stessa, che potrebbe anche per caso pren- der l'aspetto di una perla commerciabile. Mentre faccio voti per la di Lei salute e per la prosperità del periodico ch'Ella abilmente dirige, ho l’onore di riverirla e dirmi

di Lei Milano 15 Febbrajo 1872,

Devotissimo

F. SoRDELLI.

INFICITIENR

(i) Moquin-T'andon nell’ Histoire naturelle des mollusques terr. et fluviat. de France (235 Marzo 1855) denominò Amalia la 1.2 sezione dei suoi Lima e vi comprese le due specie gagates e marginatus de Draparnaud. Nello stesso anno J. E. Gray pubblicava, insieme a L. Pfeiffer il Catalogue of Pulmonata or Air-breating Mollusca, in the collection of the British Museum, la cui prefazione porta la data del 29 Marzo del 1855. In questo Ca- talogo trovasi il genere Milax che dovrebbe corrispondere alla sezione Amalia di Moquin- Tandon, ma oltre di che il genere è male caratterizzato, comprende anche delle specie che evidentemente non vi appartengono. Io seguo dunque l’esempio di Heynemann ed adotto senz’ altro il nome di Amalia, perchè ha la priorità (di pochi giorni invero ) , perchè appoggiato a migliori caratteri ed infine perchè suona meglio all’ orecchio.

(?) F. D. Heynemann « Die Mundtheile einiger brasilianischen Land und Siisswasser- schnecken. Debbo la conoscenza di tale lavoro alla gentilezza dello stesso signor Heyne- mann che mo ne mandò una copia.

(3) Praparnaud fu causa di una deplorabile confusione nella sinonimia di questa specie, avendo egli citato dubitativamente Miller, Vermium historia. pag. 10; Ora si sa che la specie di Miiller è quella che venne più tardi denominata Z. arborum da Bou- chard-Chantereaux. Ma nel nostro paese, ove l'autorità di Draparnaud continuò a do- minare forse più che altrove, l’imbroglio andò tant’ oltre che difficilmente si potranno discernere le due specie nei cataloghi malacologici.

BEE ALA

(*) Prostate vestibulaire, Moguin-Tandon, ZHist. nat. des mol. terr. et Jiuv. de Prance»

vol. I, pag. 207. (5) Prostates vaginales, Moquin-T'andon.

(6) F. Sordelli « Anatomia del Limax Doriae, Bourg., nei suoi rapporti con altre spe-

cie congenerî ». Atti Soc. Ital. di Sc. nat. Milano 1870, vol. XIII, pag. 242.

(7) Heynemann, in Kobelt. Catalog des im europaeischen Pauneagebict lebenden Binnen-

conchylien, Cassel, 1871, pag. 3.

(8) Zanche chiamansi a Pavia i rami morti dei fiumi. Quella di S. Lanfranco, vicina alla città, possiede una Flora ed una Fauna delle più ricche ed è in essa che il prof. Giuseppe Balsamo Crivelli, tanto benemerito degli studj nostri, potè osservare la mag-

gior parte degli animali inferiori da lui rinvenuti pel primo nel nostro paese.

(9) Il signor Teodoro Prada nel suo Elenco dei Molluschi della provincia di Pavia (inserito nelle Motizie naturali e chimico-agronomiche pubblicate a Pavia nel 1864) registra due specie di Anodonta, la leprosa di Parreyss e la ponderosa di Pfeiffer; per quest’ ul- tima almeno è fuor di dubbio trattarsi soltanto di una forma della piscinalis, Nilsson.

(19) F. De-Filippi « Sull’origine delle perle ». Torino 1852 (dal fascicolo IV del

Cimento).

Note addizionali all’ Articolo del signor Ed. v. Martens ,, INTORNO AD ALCUNE CONCHIGLIE , DEGLI ABRUZZI ,, pel D. N. TigerI.

(Continuazione) (1). Mihi quidem nulli satis eruditi videntur,

= quibus nostra ignota sunt. i Cicero, De Finib., Lib. I, cap. 2.

Dopo la pubblicazione della prima parte di questa scrittnra, diversi nostri conoscenti Abruzzesi sonosi gentilmente offerti di reiterare ed estendere in que’ monti la ricerca de’ molluschi terrestri e di acqua dolce, ed è stato ben d’uopo attendere tutto il tempo necessario per siffatta esplorazione, che, come è noto, non è intra- prendibile che in due sole epoche dell’anno, in Primavera ed Au-

0) Ved. Volume II, pag. 113.

Sagan

tunno. Epperò abbiam dovuto prorogare la stampa della presente enumerazione, essendo lieti d'altronde che ciò abbia soddisfatto il nostro intento di meglio precisare ed aumentare la cognizione delle specie abitatrici di quelle regioni. Cogliamo qui intanto l'occasione di rendere pubbliche grazie a que’ signori di colà che con ogni amore e premura si sono prestati alla non facile impresa, e tra questi vogliono con distinzione ricordarsi il nostro diletto fratello Luigi Tiberi, Pretore di Mandamento, ora dimorante in Provincia di Aquila, ed il signor Carmine Persiani di Gesso-Palena in Pro- vincia di Chieti: anche una parola di lode la dobbiamo al signore Ippolito Blanc di Nizza ora residente nelle vicinanze di Portici, il quale, benchè non siasi recato in Abruzzo, cedendo alle nostre sol- lecitazioni si è mosso le più volte pe’ luoghi montuosi della Cam- pania, donde ha riportato una ricca messe di Elici, Bulimi, Clau- silie e Pupe.

Nello scopo di rendere il più possibilmente complete le presenti note, ci dirigemmo sin dal 1869 con più lettere al vecchio natu- ralista di Ascoli nel Piceno Antonio Orsini, come al primitivo e rinomato raccoglitore delle conchiglie de’ monti dello stesso Piceno e dell’ Abruzzo, onde ottenere i tipi delle specie da lui stesso rac- colte, per confrontarle con quelle della nostra collezione, e ritrarne in pari tempo più precise indicazioni intorno alle località ad esse appartenenti. Egli intanto più che ottuagenario, già al tramonto della vita e sotto il peso di gravi malanni annunzianti la sua pros- sima fine, avvenuta in Giugno 1870, comunque volenteroso ed amabile verso di noi, non potè prestarsi pienamente al nostro desi- derio. Purnondimeno dall’unica lettera da lui ricevata dal 22 Apri- le 1869, rileviamo i nomi (a suo modo) di 16 specie da lui in tempo antico raccolte in una alle relative località. Crediamo pregio d’opera qui trascrivere il brano di questa lettera che ci riguarda, sia perchè per mezzo della stessa scorgerassi con quanta ragione talune specie per di lui autorità sono ritenute degli Abruzzi.

« Dalla trista istoria de’ miei malanni, passiamo a quella degli ameni nostri studi ...... fra le specie terrestri de’ monti del Pi- ceno e degli Abruzzi, corsi e perlustrati da me per quarant'anni di seguito, trovomi possessore delle seguenti specie di Elici, Clau- silie e Pupe dell’ Apennino ».

1. Helix bathiomphalos (sic), Charp., bella specie con la sua var.

i fasciata. Abita sul Monte de’ Fiori nel I Abruzzo.

2.» Orsinî, Porro. Pizzo di Sivo, sulla Macera della Morte

nel II Abruzzo.

IT gi

3. Helix Orsinii, var. major, Monte Corno nel I Abruzzo.

destituta, Charp. Pizzo di Sivo ad 880 piedi sul livello del mare.

nubila, Charp., sul monte Vettore nell’ Umbria.

Umbrica, Charp. Monte di Sorama nell’ Umbria.

decussata, Meg., varians, Ziegl. Pizzo di Sivo (rara).

tetrazona, Jan. Pizzo di Sivo (idem).

setipila, Ziegl. var. depilata, nuova. Acquasanta.

Ranzani, Costa. Monte Acuto nel Piceno.

11. Clausilia fimbriata, Mihif. Pizzo di Sivo al Vallone dell'Orso.

do Deo 0. => Aa Sala 9.» TO» Ro lo lio Jonas 16.

Orsiniana, Villa. Monte Corona (Sibilla) nel Piceno. onusta, Villa. Monte Acuto nel Piceno.

exiqua, Villa, idem.

candidilabris, Porro, Ascoli.

Pupa apennina, Charp., idem, Cavaceppo.

A tutte queste specie possiedo le comuni di queste località e dirò quasi di tutta l’Italia, ec. ec.

Non facciamo commenti a questo elenco del fu Orsini, dovendo noi parlare delle singole specie che veramente abitano nella regione montana degli Aruzzi.

Ciò premesso, ritorniamo al seguito della nostra enumerazione.

Helix cinetella, Draparnaud (!).

Avendo noi opinato nella prima parte di questo lavoro sembrare inverosimile che questa specie esistesse nella regione montuosa abruzzese, al presente rettifichiamo tale nostra opinione, confer- mando la medesima ivi realmente ritrovarsi, e propriamente alle pendici meridionali del Monte Maiella presso Gesso-Palena in Abruzzo Citra, donde ne abbiamo non guari ricevuti alquanti ca- ratteristici esemplari, sopratutto notabili in confronto de’ consueti perchè più solidi, meno trasparenti e più colorati. Il fu Orsini la raccolse non in Abruzzo, ma al monte Acuto nel prossimo Piceno. Laonde la specie rimane bene inclusa nella presente fauna, ma meglio pei nostri esemplari del Monte Maiella, che non per quelli

(') Questa specie è stata già da noi menzionata, Vol. II, pag. 68, n. 5.

see e di Orsini citati dal signor E. Martens con l'habitat indeterminato di « Italia centrale ».

28. Helix cespitum, Draparnaud.

È molto sparsa ne’ siti montani di tutto 1’ Abruzzo, e volendo additare le principali località di sua stazione, assicuriamo rinvenirsi a Barisciano e alla contrada del Bagno presso Aquila, a Civita Aquana nell’Abruzzo Teramano, ed.in abbondanza a Gessopalena nell’Abruzzo Chietino. Trovasi certamente in molti altri luoghi non anco indicati del Napoletano, incominciando a vedersi sin nelle colline prossime alla città di Napoli, ove in verità gli esemplari sono piuttosto scarsi e la metà più piccoli di quelli de’ monti. Orsini, il signor Martens han fatto menzione di questa co- mune specie.

29. Helix carthusiana, Miiller. H. carthusianella, Draparnaud.

Specie del pari comune, che abita ovunque ed a tutte le altezze nel Napoletano, la quale, trovandosi presso il monte Maiella a Gessopalena, non potrà escludersi dalla presente enumerazione.

&

30. Helix rotundata, Miiller..

Trovasi alle pendici del monte Maiella presso Gessopalena in Abruzzo Citra, e deve molto probabilmente rinvenirsi anche al- trove nelle tre provincie. Dessa è pure di esteso Raditat, solendo vivere a maggiori o minori altezze sul livello del mare, in queste ultime però la specie è più piccola e di un guscio più tenue. La possediamo di Castellamare, dell’isola di Capri, e sin delle vici- nanze di Portici sulle pendici del Vesuvio. Philippi la rinvenne presso Sorrento ed il fu O. Costa si contentò indicarla « frequens in Regno ». Come specie abruzzese ‘questa è un’ altra delle sco- nosciute al signor Martens.

31. Helix Pyramis, Philippi? Tav Ikrfg. 152,

Vive presso Gessopalena al versante meridionale del monte Maiella in Abruzzo Citra. Sembra vedersi quivi riprodotta questa Bull. Malac. It., Vol. V. 2

MR

forma singolare siciliana, non peranco confermata, e di cui lo stesso Philippi fu in dubbio se fosse piuttosto una mostruosità di specie indefinita, anzichè una specie distinta. Intanto i due nostri esemplari, che tanti sinora ne abbiamo, bene si adattano alla descrizione dell'allegato scrittore, meno che le strie oblique de’ giri vi si mostrano non così accentuate come quelle che sono disegnate nella sua figura (Moll. Sic., I, Tab. VIII, f. 20), ciò che non lede alla grande probabilità del nostro apprezzamento. Ove ne otterremo altri individui, come è sperabile, potremo allora convalidare la esistenza e la bontà di tale specie.

32. Hyalina icterica, Tiberi (1). Helix olivetorum, Costa et Phil: non Gmel. Tav. II, fig. 3, 4, 5.

Trovasi in Abruzzo presso monte Maiella a Gessopalena. Nel Napoletano incomincia a comparire al colle S. Martino a cavaliere della città di Napoli, e proseguendo nella provincia appartenente alla stessa Napoli suole rinvenirsi ne’ monti presso Cava (S. Li- beratore e Corpo di Cava) e alle colline che sovrastano Sorrento, come risulta dagli esemplari esistenti nella nostra collezione. Rin- viensi del pari presso Cerreto nella Campania (Scacchi al riferir di Philippi), e presso Melissa o Melia in Calabria Ultra (fu Prof. O. Costa).

La. forma napoletana, equiparata da Costa e Philippi all’ H. olivetorum, Gmel., è ben diversa da questa il cui tipo abita prin- cipalmente in Francia. Dessa infatti è più grande, più solida, più depressa, con giri rapidamente crescenti, con ombilico più aperto, con costoline più rilevate, e tutta tinta di un chiaro co- lorito biondo. La medesima inoltre per grandezza, forma e scul- tura alquanto più si avvicina alla siciliana H. fuscosa, Ziegler, dalla quale egualmente si distacca; poichè quest’ultima ha il gu- scio più tenue , la spira molto più depressa con giri appianati, l’ombilico più largo ed il generale colorito verdiccio. Per la qual cosa invece di riguardare la nostra forma come identica tanto alla

(1) L. Pfeiffer (Mon. IIelic. viv., V. p. 150) riporta l’Helix icterica, Benoit, (sic) come sinonimo dell’ H. Calcarae, Aradas e Magg. di Sicilia. L' Helix icte- rica non è stata nominata da Benoit, non esiste in Sicilia, ed è specie diversa dall’H. Calcarae, essendo questa non altro che lo stato adulto dell’ Helix fu- scosa, Ziegler (Vedi Benoit, Illustr. Moll. Sic., p. 190 e seg.).

19 —. francese che alla siciliana, stimiamo più conforme a natura esi- birla come speciale forma intermedia tra le due mentovate.

33. Hyalina cellaria (Helix), Miller, var. magor. Helicella Draparnaldi, Beck.

In Abruzzo vive in parecchie località meridionali del monte Maiella, particolarmente presso Gessopalena. Ha un habitat este- sissimo in tutte le altezze, sin nelle minori sul livello del mare. La possediamo dalle pendici più basse del Vesuvio e delle vici- nanze di Caserta. È inutile fare due specie, come taluni vogliono, della H. cellaria ed H. Draparnaldi, non differendo le medesime

-che nella sola statura. e |

34. Hyalina nitida (Helix), Miller. Helix succinea, Studer. | 7 Helix lucida, Draparnaud.

Da noi rinvenuta tra giovani esemplari dell’ H7. cellaria pro- veniente da Gessopalena. E la prima volta che tale specie viene indiziata come stanziante nelle provincie napoletane.

sb. Stenogyra decollata (Helix), Linneo.

Specie molto abbondante nel Napoletano , e massime in tutto. l'Abruzzo, cominciando a vedersi nelle colline prossime al mare Adriatico, e terminando alle più alte pendici de’ suoi monti.

36. Buliminus detritus (Helix), Muller. Bulimus radiatus, Bruguière.

Verissima specie montana; largamente sparsa in tutto l’Appen- nino abruzzese. Le principali località ove vive e che noi possiamo con certezza additare, sono: monte Salviano presso il lago Fu- cino, Barisciano e Contrada del Bagno presso Aquila in Abruzzo Ultra II; Civita Aquana alle pendici del monte Corno in Abruzzo Ultra I;.e Gessopalena sul versante meridionale del monte Ma-

" iella in Abruzzo Citra. La stessa è sempre abbondante, e solita di vivere attaccata alla roccia calcarea di que’ monti, e quel clima

gli è talmente propizio che vi alligna în belli e grandi esemplari,

Leg per l’ordinario di unico colorito bianchiccio, non mancandovi an- che quelli della var. fasciata.

37. Buliminus obseurus (Helix), Miller. Bulimus hordaceus, Bruguière.

Questa specie al contrario della precedente vedesi alquanto scarsa ne’ monti di Abruzzo. Noi sinora la possediamo unicamente del monte Maiella presso Gessopalena, ed il fu Orsini, dicendola non più che dell’ Appennino, come riferisce il signor E. Mar- tens, non le assegnò al certo un preciso habitat abruzzese.

38. Buliminus quadridens (Helix), Miller.

Una specie tanto diffusa nell’ Europa meridionale non poteva mancare nella regione di cui trattiamo, e quanto a’ monti di Abruzzo dessa vive ed abbonda al monte Maiella, presso Gesso- palena in Abruzzo Citra, essendo stata raccolta dal Prof. A. Costa alla contrada del Bagno presso Aquila in Abruzzo Ultra II, e comunque non fosse nota ad Orsini enumerata dal signor E. Martens, è molto probabile che esista in altri siti montuosi delle tre provincie. Le altre località dove abita nel Napoletano , per quanto da noi si conosce, sono: l'isola di Capri (Yhilippi), presso Telese nella Campania (Ipp. Blanc. ), la Calabria indeterminata- mente (Cantraine), e presso Catanzaro in Calabria Citra (signor Gius. Costa fratello del presente Professore di Zoologia signor

Achille Costa).

39. Cionella Hohenwarti (Achatina), Rossmissler (1).

Rinviensi alquanto raramente, questa piccola specie, presso il monte Maiella a Gessopalena, in compagnia della seguente sua vicina. Il Prof. Scacchi la raccolse rigettata dal mare nella spiaggia del golfo di Napoli, ove le piccole terrestri sogliono trasportarsi dai torrenti che hanno origine mei prossimi monti Campani,

(1) Le due specie di Cionella di cui qui si tratta le abbiamo determinate con la guida delle descrizioni e figure del Rossmassler (Icon., X, pag. 34 e 35, fig. 657, 658), che sono più intelligibili di quelle del Philippi, in guisa che siamo sicuri della esattezza di queste nostre definizioni.

e sin dal 1832 la denominò Helix pusilla (Lett. a Tarentino p. 4, ed \Osserv. Zool., p. 26); ma dipoi al 1836 (Catal. Conch., p. 16), avendola riportata come Achatina acicula, Miller, ci fa nascere il dubbio se di questa o della C.. Mohenwarti ‘avesse in- teso parlare, o sivvero avesse confuso in una le dette due forme. K lo stesso Philippi, quantunque le abbia distinte, non fu d’ al- tronde a sufficienza esplicito quanto. alle native loro località. È certo intanto che le due specie abitino in siti più o meno mon- tuosi circostanti al nostro golfo, ove noi medesimi le abbiamo raccolte frammiste ad altre piccole conchiglie marine.

40. Cionella acicula (Buccinum), Muller.

Trovasi assai più abbondante dell’ altra presso il detto monte Maiella a Gessopalena. Entrambe non erano state sinora additate come abitatrici della regione montana di Abruzzo. Sappiamo inol- tre esistere nell’isola di Capri, per gli esemplari ricevutine dal dott. J. Cerio, come ancora in altri siti della Provincia di Na- poli e nei monti Campani, riferendoci a ciò che di sopra si è detto; mancherà trovarsi altrove nel Napoletano, quando altre località verranno convenientemente esplorate.

41. Clausilia laminata (7urdo), Montagu. Helix Videns, Muller non Linneo. Helix derugata, Férussac.

Che questa notissima specie abiti veramente in Abruzzo non esistono sinora dati sufficienti per una sicura affermativa. Il si- gnor E. Martens, citando Orsini, la dice di Ascoli e di Pizzo di Sivo. Quanto ad Ascoli nel Piceno, e che non appartiene al- l'Abruzzo, ciò concorda con l’ habitat di Charpentier (!), che tra le sue località nella Italia media non ne ricorda altra all’infuora

(') Charpentier pubblicò nel Journal de Conchyliologie nel 1852, un lavoro citato dal Martens col titolo: Essai d'une classification des Clausilies, nel quale essendo! egli stato in relazione col fu Orsini, fu nel caso di esattamente nume- rare le Clausilie da questo rinvenule nel Piceno ch3 nella piccola parte di Abruzzo dal medesimo visitata; in modo che le località da lui citate debbonsi ritenere autentiche. E precisamente in detto lavoro a pag. 365 trovansi ricor- date varietà della Claus. bidens, Muller, con l’habitat Ascoli di Roma, e senza ‘aleuna menzione dell’ Abruzzo.

o E

. di Ascoli di Roma (sic). Dell’ Abruzzo poi non si hanno indizi di eguale certezza; poichè lo stesso Charpentier ne disse pa- rola, nella lettera di Orsini-a noi diretta viene mentovata la Claus. laminata, ma invece di questa vedesi quivi segnata una Claus. fimbriata, Muhlfeldt, con l'habitat: Pizzo di Sivo al Val- Tone dell’ Orso. Egli è vero che il monte Pizzo di Sivo venga compreso nell’ Abruzzo; ma è dubbio se la Cluusilia di detto monte citata da Orsini sia quella di Montagu, ovvero l’altra di Muhlfeldt, comunque queste due fossero tra loro vicine. Del resto la specie di che trattiamo, stante la sua estesa distribuzione geo- grafica, massime in Italia, non è improbabile che viva ne’ monti abruzzesi. Possiamo intanto, dagli esemplari della nostra colle- zione, additare qualche altro luogo di sua stazione nel Napole- tano, come Monte Vergine in Principato Ultra, ove fu rinve- nuta dal Prof. A. Costa, e le vicinanze di Catanzaro in Calabria Citra, quivi raccolta dal di lui fratello Giuseppe Costa. Il Phi- lippi infine, col nome di Claus. bidens, la indicò di Cuma ad occidente di Napoli.

42. Clausilia Orsiniana, Villa (in schedis). Clausilia corrugata, O. Costa non Chemnitz. Clausilia candidescens, var. *(, L. Pfeiff. non Ziegl. Clausilia istriana?, L. Pfeiff. non F. Schmidt.

T'Avc hi pri 7a:

Si ritiene da alcuni che la Clausilia appellata Orsiniana dal Villa sia identica alla Claus. candidescens di Ziegler. Essa al contrario è ben distinta; poichè è di forma quasi cilindrica, più lunga, più svelta, di colorito cinereo più pallido, con dieci giri invece di nove e questi più spianati obliqui e levigati, l’ ultimo dei quali attenuato, più rugoso e compresso alla base; ha l’aper- tura meno rotondata, più piriforme e meno fosca internamente, con peristoma meno espanso, non labiato e perfettamente di- sgiunto ; non manca infine di presentare altre differenze nelle lamine aperturali.

Il suo luogo natale è, secondo Orsini, Monte Corona (Sibilla) nel Piceno, che è fuori e al di dell’ Abruzzo; onde la mede- sima dovrà escludersi dalla presente enumerazione. Trovasi an- cora nel monte Tirioli in Calabria Ultra, ove fu rinvenuta dal fu Prof. 0. Costa, che la pubblicò ( Catal. Test. delle due Sicilie,

sir ogià pag. 103 e 106) col falso nome di Claus. corrugata, Chemnitz, come siam sicuri da nostri esemplari avuti dalla collezione Costa, i quali, confrontati con altro esemplare del Piceno di autentica provenienza del detto Orsini, si trovano perfettamente identici. La patria adunque di detta specie potrà ben dirsi il Napoletano (Calabria), non però 1’ Abruzzo. 3

La Clausilia Orsiniana inoltre non è stata mentovata da Ros- smissler, Pilippi, Charpentier ed Albers: il solo L. Pfeiffer, ad esempio di A. Schmidt, ha di recente creduto congiungerla du- bitativamente alla sinonimia della Clausilia istriana, F. Schmidt (Mon. Helie., Vol. VI, pag. 462): ciò per altro è pure lontano dal vero; perocchè la prima per forma, statura, solidità, scultura, e caratteri dell’ apertura da quella che vive nell’ Istria specifica- mente si allontana.

Abbiam creduto utile trattare della presente specie onde rile- vare come sia stata male equiparata alla Clausilia candidescens, ed insieme mal creduta di Abruzzo.

43. Clausilia candidescens, Ziegler.

2 Claus. corrugata, Scac. non Drap.

Claus. Taburnensis, pallens et lubrica, Scac. (olim in schedis).

A nostro credere è ancora incerta la esistenza della Clausilia candidescens in Abruzzo: a noi almeno, che possediamo la più estesa raccolta di conchiglie della nostra patria abruzzeze, non è mai pervenuta nelle mani. Rossmàssler, che prima di ogni altro la pubblicò, la ottenne dalla collezione di Ziegler, il quale alla sua volta dicesi averla ricevuta da Hoffmann con l'habitat: Abruz- zo, che noi stimiamo erroneo. Charpentier la riporta. con lo stesso habitat; ma dice averla avuta da Parreyss, e non da Orsini che mai la raccolse; e poichè Parreyss, come è conosciuto, ereditò tutta la collezione di Ziegler, non poteva che ripetere 1’ errore medesimo. Costa, Scacchi, Philippi fanno menzione della Clausilia candidescens di Abruzzo. L. Pfeiffer, replicando l'errore di Ziegler, la denotò : in montibus Aprutii et Siciliae, e quanto alla Sicilia è un Habitat del tutto apocrifo , perchè ivi non esiste.

I siti indubitati del Napoletano, ove vive la presente specie, sono: Monte Casino nella Campania (Scacchi, Claus. pallens ), Santangelo in Todice presso S. Germano nella detta Campania

Sigg (Scacchi citato da Philippi), Monte Taburno presso Benevento (Scacchi, Claus. Taburnensis), Falvatara presso Ceprano al con- fine meridionale dell’ ex-Stato Pontificio (Ipp. Blanc), e presso Gaeta, la più piccola di statura (Scacchi, Claus. lubrica) (1).

44. Clausilia solida, Draparnaud. Turbo labiatus, Montagu.

Vive nel monte Maiella in Abruzzo Citra, ove è stata rinve- nuta dal Prof. A. Costa, ed è la forma tipo mancante di papille simile a quella che abita nella Francia. Scacchi, secondo Pilippi, la raccolse nelle vicinanze di Gaeta nella Campania; ma questa evidentemente appartiene alla var. papillata. Come abitatrice di Abruzzo era sinora ignota.

45. Clausilia papillaris (Helix), Muller. Turbo bidens, Lin. nec Muller (Helix).

È la più abbondante e comune del genere, che trovasi ovun- que nel Napoletano ed in Sicilia; è del pari comune in tutto l'Abruzzo, però nelle regioni basse o in quelle che distano di poco dal mare Adriatico, e siamo di opinione che non abiti nei suoi siti montuosi, almeno non ne abbiamo mai attinto di gli esemplari. Orsini, al dir di Charpentier, la denotò unicamente di Ascoli nel Piceno, fuori Abruzzo.

46. Clausilia opalina, Ziegler. Clausilia latilabris, Muhlfeldt. Clausilia samnitica, Scacchi, (olim in schedis). Tavira o Mo RO]

Vive in Abruzzo Citra alla base del monte Maiella presso Ges- sopalena, ed ancora in altre località del Napoletano, come a Pie-